vaccinisino

Che noia, che barba, che barba, che noia. Chi legge BUTAC con costanza si è stufato di sentire parlare di vaccini, ma l’esplosione mediatica data dalla campagna delle mamme pro-vaccino ha fatto sì che da ogni pulpito si alzasse qualcuno a dire la sua.

Ieri è successo anche sul blog di Beppe Grillo con un lungo articolo intitolato

Vaccini Si Vaccini No. Facciamo chiarezza.

Di chiarezza, loro ne fan ben poca. Non è mia intenzione fare un analisi di tutto l’articolo, tante parti sono già state trattate a sufficienza in precedenti occasioni. Io non sono un medico, ma un umile blogger a cui piace analizzare dati e fonti. Visto che non vogliono farlo loro, preferisco mettermi di buzzo buono e far chiarezza su alcune affermazioni.

Secondo l’autore del pezzo una delle principali ragioni per cui non si vaccina è:

LA MANCANZA DI FIDUCIA
L’interrogativo “Devo vaccinare mio figlio?” nasce da un problema di fiducia, anzi di mancanza di fiducia.

Vero, ha ragione, ma il problema è che la causa di questa mancanza di fiducia sono proprio gli articoli poco scientifici che fanno allarmismo, come quello in questione. Questo è l’elenco delle ragioni (secondo l’autore) per cui esiste quella mancanza di fiducia:

– verso le case farmaceutiche che trasformano la salute in profitto. Troppo spesso esse sono interessate a ottenere utili a ogni costo. Lo dimostrano i tanti scandali su scala globale nati dall’obiettivo di vendere sempre più farmaci, talvolta inutili, e quasi sempre dannosi.

– verso i medici e i pediatri che, in alcuni casi, si sono piegati ai favori delle stesse case farmaceutiche dimenticando gli interessi del malato.

– verso la politica che sempre più si è allontanata dal difendere gli interessi dei cittadini per rappresentare quelli dei grandi gruppi di potere.

– verso il mondo scientifico che ha abbandonato l’approccio della medicina basata sull’evidenza e si è lasciato contaminare da pubblicazioni con risultati discordanti, lasciando così il campo a pseudo ricercatori che hanno cavalcato il sentimento di paura della gente per farsi pubblicità, magari aiutati anche da internet.

Sono tutte giuste, ma evidenziarle senza spiegare come stiano le cose è scorretto: si mette subdolamente la pulce nell’orecchio del lettore. Quando invece quello che ci è stato appena raccontato è un classico…

Regno del complotto:

  • BigPharma; a nessuno viene mai in mente che si guadagna molto di più da un bambino poliomielitico che da uno sano e vaccinato?0vWSicx
  • Pediatri pagati. Ci sono stati medici indagati, come succede in tante altre professioni… eppure non smettiamo di andare dall’avvocato o di chiamare un elettricista. Se qualche mela marcia capita nel raccolto, non vuol dire che tutto il frutteto lo sia.
  • Politici corrotti? Anche quelli esistono, ma gli stessi vaccini per cui qualcuno ha intascato una tangente sono stati inseriti in calendario vaccinale anche negli altri paesi in cui, presumibilmente, di tangenti non ci sono tracce.
  • Scienziati poco puliti, accusati di fare esattamente quello che è stato il cardine per la nascita del movimento antivaccinista: falsare gli studi per tornaconto personale. Andrew Wakefield vi dice nulla?

Passato l’elenco del perché non si vaccina, ci vengono snocciolati dati e numeri sui vaccini in Europa… peccato lo si faccia senza spiegare nulla, senza minimamente addentrarsi in quei dati.

VACCINI NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI
L’Italia è l’unico Paese europeo che ha deciso di adottare una politica di vaccinazione molto stringente: obbligatoria per 4 malattie (la difterite, l’epatite B, la poliomielite e il tetano), e raccomandata per pertosse, varicella, influenza o tubercolosi. Se si confronta questa scelta di politica sanitaria con quelle prese in alcuni Stati europei (come la Germania, l’Inghilterra, la Spagna o la Svezia) si scopre che esiste un approccio totalmente differente basato sulla raccomandazione per tutta la popolazione. Con quali risultati?

La difterite
Se si considera la terribile difterite, una malattia con altissima percentuale di mortalità nei bambini (dal 5 al 10% dei casi) l’Organizzazione mondiale della Sanità pone l’obiettivo di una copertura del 90% della popolazione. Nel 2012 in Germania sono stati registrati 9 casi, in Svezia 2 e in Italia nessuno. Nel 2011 in Germania 4, in Svezia 2 e in Italia nessuno. Quindi, in questo caso, il vaccino obbligatorio contro la difterite è stata una misura efficace, perché ha salvato vite umane e debellato questa malattia.

Della difterite e di questi numeri ne aveva già parlato la brava Ulrike di Vaccinar…Si! con un post su Facebook, dove spiegava le incongruenze nel riportare i numeri.

Ulrike scriveva in risposta ad un articolo che metteva in dubbio l’efficacia dell’immunità di gregge, e premette:

l’immunità del gregge protegge i non vaccinati solo indirettamente, ma gli manca la protezione individuale, quindi se gli viene trasmesso il batterio C. diphtheriae, per esempio da un portatore sano, si possono naturalmente ammalare perché non hanno potuto sviluppare gli anticorpi che i vaccinati invece hanno.

I 25 casi di difterite in Germania dal 2010 al 2014 sono composti come segue:

Nota bene: il batterio C.ulcerans è un’infezione zoonotica, il serbatoio sono cani e gatti in cui l’infezione è asintomatica. L’infezione non viene trasmessa da persona a persona, ma solo a seguito di contatti molto stretti da un animale alle persone. Finora non è stato possibile confermare se il vaccino protegge dalla tossina prodotta da questo batterio. Negli ultimi anni in Europa dell’Ovest la maggior parte dei casi di difterite viene causata dal C. ulcerans, per questo motivo è stato deciso dal ECDC di classificarli e segnalarli come casi di difterite.

Difterite cutanea: il vaccino non protegge da questa forma di difterite. Può proteggere solo dalla tossina, ma non dalla colonizzazione del batterio.

Della lunga lista di 25 casi prendiamo solo quelli del 2012, come nell’articolo in esame:

2012 – 9 casi (tutti di difterite cutanea)
1 caso di difterite cutanea (C. ulcerans) – non vaccinato
1 caso di difterite cutanea (C. ulcerans) – non vaccinato
1 caso di difterite cutanea (C. ulcerans) – stato vaccinale sconosciuto
1 caso di difterite cutanea (C. ulcerans) – stato vaccinale sconosciuto
1 caso di difterite cutanea (C. ulcerans) – vaccinato con una sola dose nel 2006
1 caso di difterite cutanea (C. ulcerans) – vaccinato ma numero e data sconosciuto
1 caso di difterite cutanea (C. diphtheriae) – vaccinata, paese d’infezione Togo
1 caso di difterite cutanea (C. diphtheriae) – 3 anni, non vaccinato, paese d’infezione Angola
1 caso di difterite cutanea (C. diphtheriae) – vaccinato, paese d’infezione Thailandia

Solo due dei nove casi sono stati correttamente vaccinati; solo tre dei nove casi sono causati dal C.Diphtheriae. Tutti e tre sono avvenuti fuori dal territorio dove vige l’immunità di gregge. Quindi il vaccino funziona, come anche l’immunità del gregge.

Subito dopo con lo stesso criterio si passa al 2000:

Il tetano
Tuttavia, se si considera il tetano, che non è una malattia contagiosa e non può generare una epidemia, i dati dicono che l’obbligatorietà in Italia non ha portato risultati apprezzabili rispetto agli altri Paesi europei. Nel 2000, per esempio, sono stati 8 i casi di tetano in Germania, 27 in Spagna, nessun caso in Svezia, ben 98 in Italia. Differenze simili sono state riscontrate anche negli altri anni.

Ma la cosa va approfondita almeno un po’ e messi così, questi numeri sparati un po’ a caso non hanno alcun contesto. In Germania, i casi di tetano sono solo otto nel 2000 perché non c’è l’obbligo della segnalazione per il tetano. Quindi il numero riportato è ininfluente ai fini del confronto, senza alcun nesso per paragonarlo con gli altri paesi. In Italia invece l’obbligo alla segnalazione ci sarebbe, e quindi il numero dovrebbe essere statisticamente corretto, solo che invece che citarlo così a caso, sarebbe da spiegare che di quei 98, la maggioranza è di anziani nati pre-vaccinazione obbligatoria. Soprattutto donne, perché gli uomini venivano vaccinati da militari.

Sempre Ulrike riesce a fare chiarezza anche su quei dati (tristemente non riferiti al 2000), ma nel periodo 2001-2010 riporta che:

Dal 2001 al 2010 ci sono stati ben 8 casi nella fascia di età tra 0 e 14 anni. Solo due di questi sono stati segnalati al Ministero della Salute (uno nel 2007 che è quello di cui abbiamo appena parlato e uno di Lucca nel 2008). Gli altri sei casi sono stati trovati grazie ad una ricerca attiva consultando la documentazione degli ospedali.

In 10 anni (DIECI), 8 casi nella fascia 0-14 anni. 73ecba791f86cad04424fb86ebebcbcaA dimostrazione che gli anziani non vaccinati incorrono nel tetano con una certa frequenza, i bambini per lo più vaccinati NO.

Non spiegarlo è fare cattiva informazione, o esser in malafede. A voi giudicare.

Il resto dell’articolo sono considerazioni che, partendo da dati mal esposti, non sono in nessuna maniera rilevanti o interessanti da commentare.

BUTAC fa parte di #TeamVaxItalia per la campagna #IoVaccino NO alla #Disinformazione.

 

maicolengel at butac.it

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