Vaccino non risolutivo e lockdown inutile?

Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. O almeno prove...

Su alcune testate italiane, subito ripresa da novax di tutta Italia, è apparsa la settimana scorsa l’intervista al dottor Pietro Luigi Garavelli. Intervista che è apparsa originariamente su Affari Italiani. Io l’ho letta, mi auguro lo facciate anche voi e che verifichiate le fonti che qui di seguito cerco di riportarvi nella loro interezza.

Il titolo scelto da Affari Italiani è:

Covid, Garavelli: “Vaccino? Così non è risolutivo e il lockdown ora è inutile”

Ripreso ad esempio da Libero Quotidiano così:

Coronavirus, Pietro Luigi Garavelli: “Mai vaccinare durante un’epidemia, il Covid reagirà mutando”

Nell’intervista su Affari Italiani si parte con un’affermazione che ammetto mi ha lasciato lievemente sorpreso, dice infatti il dottor Garavelli:

Il lockdown è una misura di isolamento che serve per patologie da contatto, come l’Ebola. Allo stato attuale delle cose, quando il virus è ormai endemico, un lockdown funzionerebbe se ad esempio avvenisse nello stesso lasso temporale in tutto il  mondo e si vaccinassero contestualmente le persone con un vaccino risolutivo.

Ora, io capisco che man mano che si avanza nella professione si è meno portati ad aggiornarsi, ma al dottor Garavelli nessuno ha spiegato che il lockdown in Italia – e negli altri Paesi in cui è stato deciso di usare questa misura – non è stato fatto allo scopo di sconfiggere (come ad esempio si fa con ebola) eventuali focolai e debellare l’infezione. Se a marzo 2021 siamo ancora dietro a spiegare tutto ciò, ritengo ci sia un grosso, grossissimo problema di comunicazione da parte del Ministero della Salute verso medici e altri operatori sanitari. Nemmeno l’OMS vede il lockdown come una misura contenitiva della pandemia, tutte cose che sono state dette e ripetute più volte, perché ancora si facciano paragoni come quello usato da Garavelli onestamente mi lascia un filo attonito.

Ripetiamo insieme:

…noi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità non siamo favorevoli al lock down come strumento principale per controllare il virus crediamo che il confinamento sia giustificato solamente per prendere tempo al fine di riorganizzare riunire bilanciare di nuovo le risorse e proteggere gli operatori sanitari stanchi.

Il lockdown italiano è collegato allo stress degli ospedali, se le terapie intensive si riempiono – e in totale, in tutto il Paese, non abbiamo decine di migliaia di posti letto in TI – occorre cercare di limitare il numero di persone che possa finire ad avere necessità di ricovero in questo tipo di reparti, e per farlo si è scelto come misura il lockdown. Serve appunto a permettere agli ospedali di riorganizzarsi, dare un momento di respiro agli operatori sanitari. Le zone in cui scatta quel protocollo sono regioni in cui si è superato il limite di ricoveri. Forse a Novara questo non è successo. Non lo so e non m’interessa, ma è importante spiegare ai cittadini che lockdown non significa stiamo controllando il virus, ma solo stiamo cercando di rappezzare il Sistema Sanitario ove è possibile. Se ci si mettono anche quelli che si rompono un braccio durante la partitella a basket, quelli che si rompono una gamba in moto, quelli che non ho più l’età per il calcetto e gli salta una rotula ecc, la situazione diventa meno facile. Col lockdown si evitano molti possibili ricoveri extra e si permette agli ospedali di tirare un po’ il fiato.

Successivamente al discorso lockdown Garavelli ci parla appunto delle vaccinazioni durante un’epidemia, e lo fa così:

È dimostrato che ormai Sars Cov 2 è presente nella popolazione tutto l’anno.  I  portatori sani  sono milioni di italiani. Per cui assistiamo a brevi ondate epidemiche a scadenza di  mesi le une dalle altre, come è normale che avvenga.  E come è normale, muta. Quanto alle varianti, chi cerca trova! Quante migliaia ce ne saranno in questo momento? Non lo sappiamo! Ricordiamoci che è un virus RNA, simile all’HIV, quindi- sotto pressione della nostra risposta immunitaria e dei vaccini- scappa  e muta per sopravvivere. In questa situazione,  a non essere normale è una cosa che si impara al primo anno di specializzazione. Ovvero, non si vaccina mai durante una epidemia. Perché il virus reagirà mutando, producendo varianti e sarà sempre più veloce di noi.

Il Sars-CoV-2 è analizzato da oltre un anno nella maggior parte dei laboratori di ricerca mondiali, in tutto il mondo, in maniera indipendente ma collaborativa lo si osserva e studia, è possibile che ci siano delle mutazioni che ancora non sono state rilevate, ma quelle principali sono state analizzate e isolate, e si sta controllando che efficacia abbiano i vaccini attualmente in uso. Le notizie non sembrano male eccetto che per la variante sudafricana. Per avere riprova di questo basta guardare come sono crollate le ospedalizzazioni nei Paesi che si sono mossi più velocemente con la vaccinazione di massa. Il fatto che non si debba mai vaccinare durante un’epidemia onestamente non concorda con quanto ho letto su Science, che non più tardi di qualche settimana fa pubblicava un articolo dove diceva molto chiaramente che questo è il momento per la vaccinazione di massa, e che proprio ora occorre fare grande attenzione al distanziamento e alle altre misure di contenimento. Vi riporto la traduzione che avevo fatto di parte dello studio pubblicato su Science:

 …Il distanziamento sociale e un vaccino efficace sono fondamentali per il controllo durante un’epidemia vergine e la transizione da essa, ma una volta entrati nella fase endemica, la vaccinazione di massa potrebbe non essere più necessaria. La necessità di una vaccinazione continua dipenderà dalla dipendenza dall’età dell’IFR. Se le infezioni primarie dei bambini sono lievi (come per SARS-CoV-1 e SARS-CoV-2), la vaccinazione continua potrebbe non essere necessaria poiché i casi primari regrediscono a lievi tiri di naso infantili. Se, d’altra parte, l’infezione primaria nei bambini è grave (come per la MERS), sarà necessario continuare la vaccinazione dei bambini.

Io non sono un medico o uno scienziato, ma a me quella frase sul controllo durante un’epidemia suona molto diversa dal dire che non bisogna mai vaccinare durante un’epidemia. Come sempre però preciso che io sono solo un blogger, gli scienziati sono quelli che hanno firmato lo studio e Garavelli. A loro scornarsi su chi abbia o meno ragione.

L’intervista di Affari Italiani poi ci parla di terapie domiciliari e il dottor Garavelli spiega ai lettori quali sono i farmaci usati nel trattamento della COVID-19 con questo protocollo, spiegando che loro nemmeno attendono l’esito del tampone per certi pazienti, ritenendo sia una perdita tempo. Io non sono un medico, non mi sento di pronunciarmi su questa questione. Ma c’è qualcos’altro su cui ritengo si debba far chiarezza.

Il dottor Garavelli parlando di idrossiclorochina dice:

Qui a Novara la abbiamo usata con successo, una mia collaboratrice aveva come compagno di specializzazione il dottor Savarino di cui ho letto i lavori sull’utilità di idrossiclorochina nel trattamento della Sars. All’inizio la davamo a tutti, poi abbiamo raddrizzato il tiro vedendo che funzionava nelle fasi precoci della malattia. Il mio gruppo di lavoro non attende nemmeno l’esito del tampone, perché si perde tempo prezioso: ai primi sintomi diamo Plaquenil monitorando l’andamento della patologia e la saturazione e proseguiamo per sei, dodici giorni. Poi, aggiungiamo eparina e cortisone. Si può utilizzare  anche azitromicina, ma per me è meno rilevante. I risultati? Meno del 10% dei ricoveri con le persone trattate precocemente.

Vedete, la media italiana di ricoveri sui pazienti con la Covid-19 è del 5,7%. Quindi non dobbiamo sorprenderci all’affermazione che meno del 10% siano stati ricoverati tra i trattati con idrossiclorochina. Fossero meno del 5,7% allora avrebbe senso domandarsi se non sia appunto merito del farmaco antimalarico, ma non lo sono. Quest’uso di numeri decontestualizzati contribuisce alla confusione del pubblico che, sentendo una frase come quella, detta da un medico, si convince che le ospedalizzazioni siano normalmente più del 10%. Non è così, solo in tre aree italiane la percentuale degli ospedalizzati è stata superiore: Liguria, Piemonte e provincia autonoma di Bolzano. Per quanto riguarda l’utilizzo di idrossiclorochina, visto che non siamo medici invitiamo a leggere questo articolo recentemente pubblicato su Dottore, ma è vero che…? della FNOMCeO che spiega il parere della comunità scientifica riguardo al suo uso come prevenzione e come terapia per COVID-19.

L’intervista si avvia alla conclusione, ma non prima che il dottore ci renda edotti che ha già pronta una querela contro un suo collega, consigliere nazionale di un sindacato di dirigenti medici reo di averlo offeso in qualche modo (immagino si riferisca a questo lungo articolo pubblicato dal dottor Gallone sul suo sito). Garavelli cita in chiusura Didier Raoult, di cui qui su BUTAC abbiamo già parlato in passato. Garavelli lo cita come “il più grande infettivologo al mondo”. Noi riteniamo siano perfette le parole del filosofo francese che dopo averlo paragonato a Panoramix (il druido che faceva le pozioni nei fumetti di Asterix) in francese lo descrive così:

Il y a quelque chose de l’ordre du savant fou dans la représentation collective […] Et puis le druide c’est l’antiscience, c’est celui qui brandit ses formules magiques, qui brandit ses diplômes, qui brandit une autorité absolue et ensuite, vous ne pouvez pas comprendre ce qu’il raconte.

Non credo sia necessario aggiungere altro, lascio a voi ogni ulteriore approfondimento.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!
Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.