Auschwitz per fare propaganda ai gay!

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Auschwitz

Siete curiosi di sapere di che parleremo oggi eh? Un titolo come quello qui sopra lascia un filo interdetti, specie visto che l’articolo che ci apprestiamo a trattare non trova omologhi in rete, perché qualche “furbetto” ha testate stampate di cui non esiste la versione web, forse perché si rivolgono intenzionalmente ad un pubblico che sul web ci sta poco.

Il titolo completo dell’articolo di cui vi voglio parlare è questo:

Utilizzano anche Auschwitz per fare propaganda ai gay

La rivista Pride si inventa l’Omocausto e organizza il treno della memoria per celebrare il ricordo di coloro che sono morti nei lager perché omosessuali

Io non so quanti di voi abbiano davvero studiato storia, quanti siano arrivati a studiare le leggi durante il regime nazista e  magari come funzionavano le cose nei campi di concentramento nazista.

L’articolo è a firma Francesco Bonazzi, ed è un’intera pagina di giornale, la testata su cui appare è La Verità, l’articolo è una lunga lamentela sul fatto che alcune scuole italiane facciano appunto viaggi per visitare campi di concentramento accompagnati anche da docenti che non parlano solo dell’olocausto ebraico, ma anche delle repressioni nei confronti dei membri della comunità LGBT. Nell’articolo le lamentele sono generiche sui fondi che vengono usati, fondi come più volte viene ripetuto pubblici. Fondi ovviamente pubblici visto che le scuole sono statali. Ma è il titolone che a me ha lasciato l’amaro in bocca, quel:

La rivista Pride si inventa l’Omocausto

Che sembra dare ad intendere che appunto lo sterminio dei gay nel lager nazisti sia un’invenzione della rivista Pride, così fosse saremmo i primi a criticare la cosa. Purtroppo per Bonazzi e per la Verità qui da criticare ci sono solo loro.

L’omocausto è un’invenzione per quanto riguarda il termine usato, ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti gli studiosi di storia (ma ho il dubbio che La Verità possa avere lettori che non credono neppure nell’Olocausto, di negazionisti purtroppo ne vedo sempre di più). Lo sterminio di gay, rom, testimoni di geova e disabili è storia, non c’è nulla da inventarsi, ci sono tanti volumi che ce la raccontano, senza che nessuno l’abbia mai smentita.

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Se la repressione dei membri delle comunità LGBT qualcuno vuol chiamarlo Omocausto e qualcun’altro Gay Holocaust poco cambia, è un dato di fatto che anche loro rientrassero tra i soggetti non graditi ai nazisti. Ieri come oggi evidentemente.

Che nel 2017 ci siano ancora testate giornalistiche che cercano di manipolare il proprio lettore dando l’idea che si tratti di fuffa è una cosa che mi disturba moltissimo. Ogni parola scritta pesa come un macigno, nascondere, omettere, raccontare storie diverse da come sono i fatti è manipolare il proprio lettore per convincerlo di fatti diversi da quelli reali. Lo vediamo fare spesso, da tanti, e così non va bene.

Come riporta il sito americano del museo sull’Olocausto :

On May 6, 1933, Nazis ransacked the “Institute for Sexual Science” in Berlin; four days later, as part of large public burnings of books viewed as “un-German,” thousands of books plundered from the Institute’s library were thrown into a huge bonfire…

…In 1934, a special Gestapo (Secret State Police) division on homosexuals was set up. One of its first acts was to order the police “pink lists” from all over Germany. The police had been compiling these lists of suspected homosexual men since 1900.

…An estimated 1.2 million men were homosexuals in Germany in 1928. Between 1933-45, an estimated 100,000 men were arrested as homosexuals, and of these, some 50,000 officially defined homosexuals were sentenced. Most of these men spent time in regular prisons, and an estimated 5,000 to 15,000 of the total sentenced were incarcerated in concentration camps.

…How many of these 5,000 to 15,000 “175ers” perished in the concentration camps will probably never be known. Historical research to date has been very limited. One leading scholar, Ruediger Lautmann, believes that the death rate for “175ers” in the camps may have been as high as sixty percent.

…After the war, homosexual concentration camp prisoners were not acknowledged as victims of Nazi persecution, and reparations were refused.

…Research on Nazi persecution of homosexuals was impeded by the criminalization and social stigmatization of homosexuals in Europe and the United States in the decades following the Holocaust. Most survivors were afraid or ashamed to tell their stories. Recently, especially in Germany, new research findings on these “forgotten victims” have been published, and some survivors have broken their silence to give testimony.

Lo so, è tutto in inglese e voi non avete gran voglia di tradurre. Per farla breve, tra i 5 e 15mila gay furono deportati nei campi di concentramento e le stime parlano di circa un 60% di morti in quel numero. Le ricerche e gli studi in merito sono pochi perché anche dopo la fine della guerra la comunità LGBT era malvista sia in Europa che negli Stati Uniti e quindi ci si è sempre concentrati poco su queste vittime nell’analisi totale. Solo nel 2002 la corte tedesca ha completato il “processo di perdono” nei confronti dei tanti omosessuali (e disertori) che erano stati inviati nei campi di concentramento, pulendo di fatto le loro fedine penali dai crimini per cui erano stati condannati dalla corte nazista. Il ministro della giustizia tedesco all’epoca si pronunciò così:

“Sappiamo tutti che le nostre decisioni di oggi hanno più di 50 anni di ritardo. Sono necessarie comunque. Lo dobbiamo alle vittime dell’illecita giustizia nazista.”

Il termine Homocaust/Omocausto risale comunque agli anni ’80, se non prima. Sostenere che si tratti di un’invenzione della rivista Pride significa di non aver fatto nessuna verifica dei fatti, l’intenzione era attaccare, poco importa quanto i dati usati siano corretti o meno. Una delle prime volte che apparve quel termine in inglese era su una rivista di analisi storica, The Journal of historical review.

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Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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