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Oggi vorrei parlare di Red Ronnie.

Al secolo Gabriele Ansaloni, è uno dei punti di riferimento del mondo musicale italiano. Conduttore televisivo, disc jockey di vecchia data, su Radio Bologna Libera nel 1975 trasmette Janis Joplin, Jimi Hendrix, Led Zeppelin e Doors. È un giornalista: ha intervistato tutti i maggiori rappresentanti della musica italiana ed estera. È un produttore discografico, nonché produttore televisivo. Il suo successo più grande, quello per cui tutti lo ricordano, è il mitico Roxy Bar, programma andato in onda dal 1992 al 2001.

Red Ronnie si è anche interessato di politica, candidandosi alle elezioni politiche del 1992 come indipendente per il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi (PSI). Nel biennio 2008-2009, Red è stato consulente all’immagine video dell’allora sindaco della città di Milano Letizia Moratti. E non è finita qui: Red Ronnie è stato direttore artistico di un buono numero di eventi e un brillante scopritore di talenti.

Insomma, Red Ronnie è tantissime cose, ma una cosa non è.

Non è medico, né la sua biografia lascia intendere che abbia mai compiuto studi di questo tipo. Vegetariano, è un forte sostenitore della “corretta alimentazione” come sano stile di vita. È una bellissima cosa: indirettamente, ogni volta che parla o riporta anche solo una sua piccola dichiarazione, la sua voce viene sentita, letta e commentata da moltissime persone. Il suo pensiero può arrivare molto lontano.

Il problema si pone quando il suo pensiero contiene forti lacune, se non addirittura pregiudizi basati sull’irrealtà. E questo è stato il caso dei suoi tweet sui vaccini.

La settimana passata si sono aizzate polemiche in seguito alla sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano, la quale ha portato per effetto domino un “processo alle streghe” per tutti i vaccini.

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Qui riporto solo una parte dei tweet: non ho intenzione di scagliarmi su un singolo commento, mi interessa la situazione più nel globale. I rimandi al mondo cospirazionista sono molteplici (“l’industria farmaceutica ha bisogno di guadagnare”, “ho più cognizione di te, ho un amico che inventa vaccini a Cuba”) ma in generale si può notare un senso di insoddisfazione, di mancanza di risposte da parte della medicina. È la sfiducia che sconfina nella paura.

Come già scrissi riguardo a Giulia Locati, non è nel mio interesse l’attacco ad personam e Red Ronnie non fa eccezione. Trovo però che la sua opinione sui vaccini vale quanto la mia sull’ultimo disco di Vasco Rossi. Non ho studiato musica, non conosco il mondo musicale e non posso andare oltre al “mi piace, non mi piace”. Nel caso di una recensione di un disco, in ballo ci sono i numeri di acquisti del medesimo, mentre nelle opinioni sui vaccini c’è in ballo la salute pubblica.

Spesso risulta difficile vedere l’enorme vantaggio in termini di salute che ci hanno regalato i vaccini e la medicina moderna. Si dà per scontato che molte “malattie” siano state debellate, che spesso ci stupiamo che non esista una cura per tutto. Per quanto non esista la cura a ogni male, abbiamo un’arma sua corollaria, ma non meno potente: la prevenzione. E i vaccini, lasciatemelo dire, sono il pilastro della prevenzione.

Quando scrive su Twitter dichiarazioni come quella di prima, Red Ronnie sta facendo cattiva informazione. Tralasciando che Twitter non sia il luogo ideale dove trovare fonti d’informazione proprie, resta comunque innegabile che si alimenta un ingiustificato fuoco di morte attorno ai vaccini; dà ancora più fastidio quando questo fuoco è alimentato dall’assenza di prove, nulla che testimoni questo accanimento. L’unico effetto ottenuto sarà la riduzione del numero di vaccinazioni. Se le vaccinazioni continueranno a calare, ben presto si avranno piccole epidemie di meningite, di parotite e di altre malattie che, ad oggi, risultano perfettamente sotto controllo proprio grazie ai vaccini. I danni causati saranno doppiamente gravi e sarebbero tutti evitabili.

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Credo sia giunto il momento in cui ognuno torni a occuparsi di ciò che sa fare meglio, e tenga per sé le opinioni personali su argomenti che non conosce di fronte all’onestà dei fatti.

PA