14enne6colpi

No questa volta non si tratta di un articolo nostro vecchio che rimettiamo in circolo, ma di una bufala che gira da anni sui social network e che ha ricominciato ad esser condivisa.

Un ragazzo di 14 anni ha ricevuto sei colpi di pistola dal suo patrigno, il ragazzo stava cercando di proteggere sua sorella di due anni che stava per essere violentata. Non è successo nulla, grazie al coraggio di suo fratello. Tutto questo è accaduto mentre la madre era al lavoro, questo ragazzino coraggioso combatte per la vita, ma i medici dicono che non sopravviverà senza una manovra. Operazione che è molto costosa e che sua madre non può permettersi. Facebook e le aziende accettano di donare 45 centesimi per ogni volta che qualcuno pubblicherà questo messaggio sul suo profilo, si prega di perdere 2 secondi copiate e incollate sulla vostra bacheca.. provare non costa nulla.

Il primo a trattarla in Italia nel 2011 è stato l’immarcescibile Paolo Attivissimo, che ce la spiegava così:

…l’appello è una bufala che risale a febbraio del 2010 ed era inizialmente scritta in inglese, come racconta Snopes.com. Diffonderla non è soltanto inutile: è stupido, perché bastano tre secondi di riflessione per capire che è una bufala. E non vale difendersi dicendo “male non fa”. Ne fa: svilisce gli appelli reali. Quelli per i quali non basta un inoltro di massa, ma bisogna fare qualcosa di più concreto. Alimenta l’idea decerebrata che basti un clic per salvare una vita.

Ma come dice giustamente Snopes, se volete cambiare la vita di un ragazzino ferito o malato, il modo migliore resta quello tradizionale: donare i vostri soldi o il vostro tempo anziché pulirvi la coscienza mandando in giro un messaggio senza valore. Anche Softpedia è molto chiara: diffondendo questa panzana non fate altro che spaventare la gente e sporcare le bacheche di Facebook con delle bugie.

Poi sono arrivati altri a trattarla, e basta digitare su google : “Un ragazzo di 14 anni ha ricevuto sei colpi di pistola dal suo patrigno” che li trovate tutti nei risultati di ricerca.

L’idea che a distanza di sei anni la catena venga rimessa in circolazione e che sia più veloce segnalarcela piuttosto che usare Google per verificarla mi lascia lievemente basito.

Ma siamo un paese di analfabeti funzionali a cui la scuola insegna le tabelline, ma non come funziona la rete, e questo è un dramma.

Avevamo già parlato di questo genere di catene qui.

maicolengel at butac.it

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