Le blatte nel cioccolato: tra disgusto e disinformazione

Perché le bufale più assurde non muoiono mai? La leggenda metropolitana degli scarafaggi nel cioccolato ci insegna che il disgusto è uno dei segreti del successo online

Beatrice 16 Set 2025
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Il mito che le barrette di cioccolato americane contengano blatte morte è un classico esempio di notizia falsa che non vuole saperne di scomparire. Una bufala evergreen che, ciclicamente, torna a comparire sui nostri schermi. Oggi, grazie alla vostra segnalazione, analizzeremo le basi di questa notizia che, per quanto inverosimile, sembra non perdere mai il suo fascino. 

Secondo quanto riportato dal sito EMOZIONIfeed infatti, la presenza di blattodei nelle tavolette di cacao sarebbe una condizione più che accettata dall’industria dolciaria americana. Una notizia disinformativa che, probabilmente, cerca di sfruttare in modo velato il tema polarizzante dell’uso degli insetti in tavola. 

La storia nasce da una semi-verità: la Food and Drug Administration (FDA) statunitense (l’agenzia federale che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici negli USA) ha delle linee guida che prevedono la presenza accidentale di frammenti di artropodi nei cibi. Chiaramente non si tratta di blatte o grilli interi aggiunti intenzionalmente, ma di percentuali innocue per la salute che possono finire negli alimenti durante il processo di raccolta e lavorazione, che difficilmente è sterile al 100% in quanto la prima fase avviene solitamente in ambienti non sterili, spesso all’aperto, dove è impossibile escludere completamente la presenza di insetti, polvere o particelle di terra e aria.

Molte testate riportano la bufala sottolineando come una tavoletta di cioccolato possa contenere “circa otto particelle di scarafaggio”, un’informazione che dal punto di vista scientifico non ha un vero significato e che tenta solo di dare autorevolezza alla notizia falsa. D’altronde, sono falsi anche il rapporto sul tema della ABC News (citato nei pezzi ma mai messo a disposizione dei lettori tramite un link) e il commento della rivista “Super Interessante” che per prima avrebbe pubblicato lo studio.

Il fatto che gli articoli dedicati al tema utilizzino un linguaggio vago per sembrare credibili, senza fornire prove concrete, e che non mostrino fonti certe e verificate, è la riprova che questa leggenda metropolitana ha saputo adattarsi negli anni. La sua forza comunicativa, infatti, è tutta basata sul disgusto scatenato nei lettori, che la fa continuare a circolare liberamente su internet.

La repulsione, infatti, è un’emozione potente, capace di generare una forte reazione emotiva, così che chi legge sia spinto a condividere immediatamente il contenuto con cui si sta interfacciando, invece di fermarsi a valutarne razionalmente la fonte. Davanti a una notizia disgustosa, la nostra priorità diventa quella di “metterci in salvo” o di “avvertire il gruppo” del pericolo percepito, spesso a scapito della veridicità dell’informazione.

Sostanzialmente, la storia degli scarafaggi nelle barrette di cioccolato ci mostra come questo tipo di notizie, per sopravvivere e diffondersi, non abbiano bisogno di essere vere, ma solo di suscitare una forte emozione. La prossima volta che un articolo o un post sui social ci provocheranno un’immediata reazione di disgusto, fermiamoci a verificare. È il nostro filtro più efficace.

Nel 2019 se ne erano occupati anche i colleghi di Bufale.net e la redazione di Starbene, ma la storia non accenna a svanire.

Beatrice D’Ascenzi

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