La Repubblica e il Fatto Quotidiano hanno pubblicato un video che mostra alcune donne salvate da una ONG cantare mentre vengono vengono trasportate al sicuro su un’altra imbarcazione. Il video viene così presentato da Repubblica:

Canale di Sicilia, il canto delle donne migranti appena salvate

Sono appena state soccorse dai volontari della ong Proactiva open arms, quando intonano un canto, dondolando le mani, strette nei giubbottini di salvataggio. “Se alla vita mettiamo musica, suonerà così”, scrive la ong su Facebook.

Guardarlo fa onestamente venire i brividi, ma non è per questo che siamo qui su BUTAC, c’è qualcuno che ha sentito la giusta necessità di precisare una cosa, come fa da ormai un anno:

LaRepubblica e ilFattoQuotidiano hanno in questi giorni pubblicato la notizia del “salvataggio” effettuato dalla ONG Proactiva Open Arms scrivendo nel titolo che l’operazione sarebbe avvenuta NEL CANALE DI SICILIA.

Peccato sia una colossale FAKE NEWS!

Come si può vedere dai tracciati AIS di MarineTraffic la nave era in realtà davanti alle coste della Libia.

Il grassetto l’ho aggiunto io. Luca Donadel denuncia così la colossale fake news, e ha sicuramente ragione sull’errore dei giornalisti (anche se definire la cosa colossale fake news mi pare esagerato), quello però che forse non è chiaro al giovane Luca è che la colpa non è solo di Repubblica o del FQ, quelli che Donadel chiama “i giornali mainstream”, ma che si parte ben più indietro, da chi la notizia la diffonde. Ovvero l’agenzia di stampa ANSA che riportava il 19 gennaio:

E’ arrivata nel porto di Pozzallo la nave dell’organizzazione non governativa spagnola “Proactiva Open Arms” con a bordo 356 migranti e tre cadaveri recuperati in diverse operazioni di salvataggio nel Canale di Sicilia. I cadaveri sono di un ventenne e di due neonati. Sulla banchina del porto vi sono già i carri funebri per il trasferimento delle salme negli obitori dei cimiteri di Pozzallo e Ispica. Sono dopo l’ispezione cadaverica del medico legale si potrà avere contezza sulle cause della morte dei due neonati e del giovane.

Quello che però andrebbe chiarito, invece che cercare sempre l’indignazione, è che la ONG non ha sostenuto che quel video venisse dal canale di Sicilia. Loro l’hanno messo in rete solo per fare sentire il canto di quelle migranti e magari commuovere qualcuno, magari per ottenere qualche donazione in più. Ma sul sito della ONG è riportato molto chiaramente:

Un tempo, i rifugiati avevano nel Mar Egeo un punto di partenza e di arrivo in Europa. Partivano dalla costa turca e vedevano le isole greche all’orizzonte, localizzando così la propria destinazione.

Oggi i viaggi sono molto più lunghi e pericolosi. Il percorso attuale inizia sulla costa libica. I rifugiati entrano nelle imbarcazioni, che posso arrivare a trasportare tra 150 e 300 persone, con combustibile contato per 20 km, quanto basta per arrivare in acque internazionali. Questo tragitto può durare 1 o 2 giorni.

Giunti in acque internazionali, la loro unica opzione è abbandonarsi alla sorte. Possono solo sperare che qualcuno passi e li salvi. Nulla gli garantisce che questo accada. La disperazione è così grande che si giocano tutto su questa carta.

Non prendo le difese di Repubblica e FQ, men che meno le prendo di ANSA, hanno raccontato inesattezze e omesso le necessarie verifiche, e Donadel ha ragione nell’evidenziarlo. Ma sarebbe corretto fare presente che si tratta di errori giornalistici (voluti o meno, ma nel caso che fossero voluti l'”eminenza grigia” è ANSA, non laRep né il FQ) specificando che i volontari della ONG non hanno colpa nell’errore, e anzi sono decisamente trasparenti quando spiegano che i migranti vengono recuperati subito fuori dalle acque territoriali della Libia: oltretutto, è bastato contattarli e chiedere delucidazioni per avere dei dati precisi. Un portavoce di Proactiva Open Arms ci ha personalmente confermato che l’imbarcazione è stata recuperata a 35 miglia dalle coste libiche, mentre si trovava in acque internazionali.

Concludendo

Visti i dubbi sollevati sull’operato delle ONG negli ultimi mesi, forse sarebbe il caso di non trattare le notizie con superficialità quando si tratta invece di organizzazioni che lavorano in maniera trasparente.

Di Luca Donadel e il suo video sulla verità sui migranti avevamo parlato due volte l’anno scorso.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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