La posa della mano…
Un gesto massonico? O una posa utilizzata fin dall'Antica Grecia?

Sui social sta circolando un’immagine dell’ammiraglio Cavo Dragone, presidente del Comitato militare NATO dal 17 gennaio 2025. L’immagine e il post con cui viene condivisa li vedete qui sopra, il testo è il seguente:
QUANDO UNA FOTO,VALE PIU’ DI MILLE PAROLE,LA POSA E UN SEGNALE INCONTROVERTIBILE DELLA FRATELLANZA MASSONICA DEL GRANDE ORIENTE,CON RITO SCOZZESE,”la mano infilata nella giacca”E QUESTO SPIEGA DA CHI RICEVE GLI ORDINI E QUALE SIA IL SUO PERCORSO E A CHI RISPONDE.
Ma davvero la posa dell’ammiraglio Cavo Dragone dimostra la sua appartenenza alla massoneria? La prima risposta pare darcela un sito che dovrebbe occuparsi di divulgazione storica, Storia che passione (di cui ci siamo già occupati in più di un’occasione) che in un articolo del 2023 riporta:
La mano destra nella giacca, al di sopra del cuore, è riconosciuta come posa massonica. Questa indica che l’operato dell’uomo (simboleggiato per metafora dalla mano stessa, strumento di lavoro) sarà sempre volto a difendere i nobili ideali, rappresentati dal cuore racchiuso nella mano.
Ma questa frase è scritta senza che vi sia alcuna fonte a sostegno, e questo, per una pagina che dovrebbe fare appunto divulgazione, è grave.
Siamo andati a cercare, scavando nei documenti storici esistenti in rete, e abbiamo scoperto che la storia della mano nella giacca è molto più vecchia della massoneria moderna, nata ufficialmente a Londra nel 1717.
Il primo a tirarla in ballo è Eschine, oratore ateniese del IV secolo a.C. Nell’orazione Contro Timarco cita una statua di Solone a Salamina con la mano raccolta dentro il mantello: per lui era la prova che gli oratori di una volta parlavano con compostezza, senza agitare le braccia. Demostene gli rispose in Sulla falsa ambasceria sostenendo che quella statua fosse stata eretta meno di cinquant’anni prima e che lo scultore Solone non l’aveva mai visto (il testo lo abbiamo trovato su Perseus). Il primo debunking di un’immagine, fatto su una statua, ha quindi circa 2.300 anni. Non male eh?
In contemporanea al Neoclassicismo, ecco che il gesto ritorna di moda nel Settecento: lo spiegava Arline Meyer, storica dell’arte, nel saggio Re-dressing Classical Statuary: The Eighteenth-Century Hand-in-Waistcoat Portrait, pubblicato su The Art Bulletin nel 1995. La mano nel panciotto era una convenzione per rappresentare il gentiluomo: sobrio, riservato e con una postura che richiamava appunto le statue classiche. Lo confermano i manuali di buone maniere dell’epoca. The Rudiments of Genteel Behaviour di François Nivelon (Londra, 1737) dice che quella posa esprime “manly boldness tempered with modesty”, cioè fierezza virile temperata dalla modestia (Wikipedia). Era una regola di galateo, non un segno di riconoscimento.
Nell’Ottocento la posa passò anche nelle fotografie in studio, ma se ogni uomo ritratto con la mano nel panciotto fosse stato un massone, le logge avrebbero avuto più iscritti dei fan club di Taylor Swift.
E la foto dell’ammiraglio Cavo Dragone a nostro avviso è la perfetta dimostrazione di quanto abbiamo appena raccontato: una posa usata fin dall’antica Grecia, passata per i gentiluomini inglesi del Settecento, per Napoleone e per migliaia di signori nelle foto di studio dell’Ottocento. Che un ufficiale in alta uniforme la ripeta oggi davanti alle telecamere dice qualcosa sul suo modo di stare in piedi a un leggio, non sulla sua appartenenza a qualche loggia segreta.
Chi lo sostiene dovrebbe portare prove a sostegno di quanto afferma, ma purtroppo sa bene che chi lo segue si fida senza bisogno di alcuna prova, perché – come ripetiamo da anni – sono vittime prima dei tutto dei propri bias, poi di chi manipola i fatti e infine di chi i fatti li racconta “un tanto al chilo”, come Storia che passione.
maicolengel at butac punto it
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