Circola su molte testate un articolo che racconta di come un’azienda di Trebaseleghe sia da tempo alla ricerca di 25 operai non specializzati ma non li trovi. L’articolo originale appare su Il Mattino con questo titolone:

«Da 3 mesi cerco 25 operai, ne ho trovati solo quattro»

La narrativa che vedo in giro è sempre la solita: i giovani non hanno voglia di lavorare. L’azienda in questione si trova in Veneto, si occupa di editoria, ha rotative per stampare. Nell’articolo originale de Il Mattino viene detto dal patron della ditta:

 …le abbiamo provate tutte: dalle agenzie interinali, agli annunci, dal passaparola fino alle chiamate dirette fatte dal nostro direttore del personale a chi aveva lavorato qui anche solo per poche settimane: nessuno ci ha dato risposta.

Le avranno provate tutte, ma è curioso che nella pagina della ditta stessa su Facebook non ci sia traccia di annunci per ricerca di operai. Lo stesso sul sito dell’azienda, nessuna evidenza di questa disperata ricerca di 25 operai. Le agenzie interinali purtroppo spesso anonimizzano il committente rendendo difficile la verifica sui loro siti, ma se leggo che le hanno provate tutte mi viene spontaneo farmi qualche domanda quando non trovo traccia di annunci che facciano riferimento all’azienda stessa.

Leggendo sui social sotto all’articolo de Il Mattino si trovano alcuni commenti (non verificabili, purtroppo) che mettono in dubbio questa ricerca disperata di personale.

In realtà questo signore, ho fatto domanda lì quando sono andata in mobilità quasi 4 anni fa, vuole solo operai maschi… la mia tutor ha mandato il mio CV al capo del personale, che conosce, e non le ha mai risposto.

Ho un’amica in cerca di lavoro, ha fatto più volte richiesta alla suddetta azienda, sembrerebbe però che le donne non siano gradite.

Nell’articolo stesso oltretutto viene spiegato che si tratta di un lavoro su più turni:

Molti ci hanno detto che erano già impegnati, altri che non avevano intenzione di lavorare su turni.

Su Corriere Veneto vengono riportate anche altre affermazioni fatte dal patron della ditta:

«Tutte le persone che abbiamo valutato per le posizioni aperte avevano già un lavoro tutto sommato decoroso. Siamo un territorio che sinceramente sta bene, anche se ci lamentiamo. Chi cambia lavoro lo fa per migliorare, non per fare turni di notte o cose simili, altrimenti si tiene quello che ha.»

Quindi non è che non hanno trovato nessuno. In una zona dove la disoccupazione è bassa hanno cercato soggetti a cui offrivano condizioni peggiori di altre ditte. Nulla di assurdo, nulla che valga fiumi d’inchiostro, almeno a mio avviso. Cercando online saltano fuori altre informazioni su quest’azienda leader nel settore dell’editoria. La CGIL ad esempio nel 2012 lamentava:

In busta paga 10 ore al giorno per 30 giorni al mese. 2.200 euro lo stipendio. Per i sindacati è sfruttamento.

Sempre nell’articolo de Il Mattino si parla dello stipendio per i possibili assunti:

La paga è buona e oscilla tra i 1.300 e i 1.500 euro al mese a seconda dell’inquadramento e la proposta è finalizzata ad un assunzione a tempo indeterminato.

Netti o lordi? Non è dato saperlo, e invece sarebbe stata una domanda importante da fare.

La cosa curiosa è che l’azienda era in parte azionaria di una piccola quota de Il Fatto, società che si è rotta quando ad inizio 2018: il titolare dell’azienda ha scelto di candidarsi con Forza Italia, partito avverso al direttore Marco Travaglio.

Sia chiaro, io sono ben contento che un’azienda cresca e assuma, ma il modo che ho visto usare per fare informazione sulla vicenda suona decisamente più come pubblicità che come vera informazione giornalistica.

Purtroppo per tanti l’importante è che se ne parli, poco conta in che termini, ragion per cui ho scelto di non nominare mai azienda o patron… a scanso di equivoci.

maicolengel at butac punto it

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