Si può guadagnare con le chiamate spam? La storia di Lee Beaumont

Il caso del cittadino britannico che (nel 2011) ha messo a pedaggio i call center. Perché oggi non si potrebbe fare?

Beatrice 30 Gen 2026
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È un fatto universalmente riconosciuto: le chiamate spam non piacciono proprio a nessuno. Chi non sognerebbe di riuscire a liberarsi di questa scocciatura, oltretutto guadagnandoci?

Per quanto possa sembrare peculiare, nell’articolo di oggi non ci occuperemo di una bufala, ma di una notizia che ciclicamente torna a comparire sui social, suscitando sempre molta perplessità (e un po’ di ammirazione).

Ma analizziamo insieme il contenuto della vostra ultima segnalazione:

“Lee Beaumont ha trasformato lo spam telefonico in un precedente legale.Stanco delle continue chiamate non sollecitate, questo cittadino britannico ha registrato il proprio numero come linea a tariffazione speciale.

Tecnicamente, ha imposto una tariffa al minuto a chiunque lo chiamasse,trasferendo il costo della comunicazione sui call center stessi.Dichiarando apertamente la natura della linea, ha operato nella legalità,generando un guadagno passivo da ogni tentativo di contatto commerciale.

La strategia ha avuto un doppio effetto: ha generato un risarcimento economico e ha ridotto drasticamente il numero di chiamate ricevute dalle aziende.Un caso studio che evidenzia le lacune nelle normative sul telemarketing aggressivo.”

Il fatto, avvenuto nel 2011, ha fatto il giro del web dopo che nel 2013 due importanti testate inglesi come la BBC e il Guardian si sono interessate alla trovata del signor Beaumont, consacrandolo come il Robin Hood delle telecomunicazioni (senza la parte del donare ai poveri, temo).

Ma nella pratica, come ci è riuscito? Ha sfruttato una “zona grigia” nella gestione delle tariffe: dopo aver acquistato legalmente il numero, ogni volta che compilava un modulo online o parlava con un operatore forniva il numero speciale dichiarando il costo, perché se non avesse segnalato la tariffa sarebbe stato passibile di denuncia per frode (i post raramente sottolineano questo aspetto quando raccontano le gesta dell’uomo).

Se arrivati a questo punto dell’articolo siete già con il cellulare in mano, desiderosi di emulare questo simpatico imprenditore inglese, temo però di dovervi dare delle pessime notizie.

La normativa non è rimasta ferma al 2013, ma si è evoluta proprio per chiudere queste scappatoie e, allo stesso tempo, per cercare di arginare il telemarketing selvaggio (con alterni successi).

Già all’epoca, la Phone-paid Services Authority (PSA), l’ente britannico che monitorava i contenuti delle linee a sovrapprezzo, intervenne dichiarando che l’uso di tali numeri per scopi personali violava le finalità del servizio.

Tuttavia, il vero cambiamento strutturale è avvenuto sotto la regia di Ofcom, l’autorità suprema delle comunicazioni nel Regno Unito (l’equivalente dell’italiana AGCOM). Ofcom non solo ha imposto obblighi di trasparenza tariffaria che rendono il guadagno quasi nullo, ma dal febbraio 2025 ha assorbito direttamente tutte le funzioni della PSA. Questa centralizzazione ha eliminato i passaggi burocratici che permettevano a privati cittadini di ottenere numeri a tariffazione speciale senza rigorosi controlli aziendali, rendendo il “metodo Beaumont” un reperto del passato tecnicamente irrealizzabile per un utente comune.

In Italia poi, la situazione è radicalmente diversa e molto più blindata: recentemente, l’AGCOM ha introdotto misure durissime contro lo spoofing (i numeri falsi che appaiono sul display del nostro dispositivo mobile). Gli operatori ora hanno l’obbligo di bloccare alla radice le chiamate provenienti dall’estero che mostrano un numero fisso o mobile italiano non autorizzato e dal 2022 il registro è stato esteso ai cellulari.

La vera novità è che l’iscrizione al registro annulla tutti i consensi precedenti dati a terzi. Se un’azienda ti chiama dopo l’iscrizione (senza un contratto attivo), è sanzionabile pesantemente.

Nel nostro Paese inoltre, chi fa telemarketing è obbligato a usare prefissi identificabili o a rendere il numero richiamabile. Questo renderebbe la vita difficile per un emulatore di Beaumont: se il call center vede che il tuo numero ha un sovrapprezzo, il loro sistema software scarta la chiamata istantaneamente per non generare costi all’azienda.

Insomma, una trovata che ha avuto vita breve, ma che non smette di farci sognare la rivalsa contro i seccatori.

Beatrice D’Ascenzi

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