Correlazione non implica causalità

Un'epidemia di colera imputata alla diffusione del telegrafo ci dà l'occasione per parlare della paura delle nuove tecnologie e della sua correlazione (è proprio il caso di dirlo) con la disinformazione

maicolengel butac 23 Ott 2023
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Agli inizi degli anni Cinquanta del XIX secolo vi fu quella che è stata chiamata la “terza epidemia di colera“. Questa pandemia ebbe origine in India e si diffuse rapidamente in altre parti dell’Asia, dell’Europa e del Nord America. È stata una delle pandemie di colera più devastanti in termini di numero di morti e di diffusione geografica.

Nello stesso periodo in quei Paesi si diffondeva una nuova tecnologia che stava contribuendo ad accorciare le distanze, perlomeno per quanto riguardava la comunicazione: il telegrafo. La rapida diffusione del telegrafo coincise, più o meno, con la propagazione del colera, al punto che, in diverse parti del mondo, alcune persone cominciarono a incolpare il telegrafo stesso per aver contribuito alla diffusione della malattia.

La teoria era che il telegrafo potesse trasmettere il colera attraverso i cavi telegrafici, una credenza che oggi sappiamo essere scientificamente infondata. Il colera si diffonde attraverso l’acqua, i cibi contaminati, non attraverso segnali elettrici o cavi. All’epoca si giustificò quell’allarmismo tenendo conto dell’ignoranza in campo medico del pubblico generalista dell’epoca e la paura generale delle nuove tecnologie. La vicenda è stata documentata sia nei libri di storia della medicina che in quelli di storia della tecnologia. Ad esempio se ne trova menzione nel libro “The Cholera Years: The United States in 1832, 1849, and 1866” di Charles E. Rosenberg.

Eppure nel 2020, quasi cent’anni dopo, con conoscenze sia nel campo della medicina sia nel campo della tecnologia decisamente superiori, abbiamo visto titoli come questo:

Coronavirus e 5G, in Olanda ripetitori dati alle fiamme

O ancora:

Meluzzi avverte ▷ “C’è un disegno studiato a tavolino: Covid, 5G e microchip hanno la stessa funzione”

Tra chi si pone delle domande:

È il 5G la causa del coronavirus: cosa c’è di vero?

E chi invece dà delle risposte:

Coronavirus, come sono nate le cospirazioni anti-5G, una piaga che si è diffusa in tutta Europa

Si tratta quindi di un fenomeno che sembra ripetersi nella storia: la tendenza a incolpare nuove tecnologie che non comprendiamo completamente. Se nel XIX secolo il telegrafo fu erroneamente accusato di diffondere il colera, nel XXI secolo abbiamo visto il 5G diventare oggetto di teorie cospirative collegate al COVID-19, ma anche i vaccini accusati di essere colpevoli dell’insorgenza dell’autismo. In tutti questi i casi, la paura e la disinformazione hanno giocato un ruolo chiave, nonostante i progressi scientifici e tecnologici.

Questo ci ricorda quanto sia cruciale l’educazione pubblica e il fact-checking accurato per combattere la disinformazione e le paure irrazionali. Mentre la scienza e la tecnologia avanzano, è nostro dovere come società assicurarci che l’informazione accurata e verificabile sia accessibile, in modo da prevenire la diffusione di teorie infondate che possono avere conseguenze reali e dannose.

redazione at butac punto it con la collaborazione di ChatGPT 4.0

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