Cyntoia Brown e il giornalismo

maicolengel butac 9 Ago 2019
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Su molte testate in questi giorni si è dato risalto alla storia di Cyntoia Brown. Il Corriere ha titolato:

Cyntoia Brown esce dal carcere. A 16 anni uccise il suo stupratore: concessa la grazia

La storia che ci viene raccontata indigna chiunque:

Era stato proprio per procurarsi dei soldi da dare al fidanzato che la ragazza aveva accettato di fare sesso con Johnny Allan, un agente immobiliare. L’uomo le aveva prima mostrato la sua collezione di armi e dopo l’aveva violentata. Poi si era girato e aveva allungato la mano verso il suo lato del letto: Cyntoia aveva raccontato di essere stata presa dal panico e, temendo di venire uccisa, aveva sparato alla testa di Allan …

L’indignazione ovviamente è nei confronti dei giudici che l’hanno messa in galera giudicandola come un’adulta. Ma le cose stanno davvero come ci stanno raccontando i giornali italiani? Le premesse dell’articolo di FanPage (ma sono tante le testate che l’hanno raccontata così) ci danno l’idea che Cyntoia fosse una giovane innocente finita in un brutto giro di prostituzione e che abbia ucciso il suo aguzzino.

Vedo di riassumere quanto è possibile trovare nei vecchi articoli che parlarono del caso all’epoca dei fatti. Nata nel 1988, Cyntoia non ha avuto un’infanzia facile, anzi è probabile che sia stata vittima della Sindrome alcolica fetale visto che la madre era un’alcolizzata anche mentre era incinta di lei. Dopo esser stata data in adozione all’età di due anni, tra il 2001 e il 2003 finisce in alcuni carceri per minori per reati contro la persona (dalle strutture in cui viene detenuta scappa più volte). Poi nel 2004 Cyntoia scappa definitivamente di casa (i magistrati ritengono che comunque la famiglia adottiva avesse tentato di darle una vita normale). La ragazza, sedicenne, sola, senza un soldo, inizia a frequentare un magnaccia, Garion L. McGlothen detto Kut-Throat (che va tradotto con Tagliagole) che la fa prostituire. Il 6 agosto 2004 Cyntoia viene avvicinata dal 42enne Johnny Michael Allen, che le chiede se ha fame, se ha bisogno di qualcosa, se vuole andare con lui. Cyntoia accetta l’invito dell’uomo ad andare a casa sua. Una volta là (secondo la testimonianza della stessa ragazza, tutto quanto vi sto riportando viene dalle sue dichiarazioni rilasciate alla polizia e ai magistrati) dopo essersi rifocillati accetta di fare sesso con Allen per la somma di 150 dollari. Sostiene però che il rapporto non sia stato consumato. Mentre sono a letto Cyntoia spara alla testa di Allen, secondo gli inquirenti il tutto avviene mentre lo stesso sta dormendo. Scappa rubando soldi, due pistole e l’auto della vittima. Non ci sono testimoni di quanto avvenuto nella casa, Allen era un veterano dell’esercito, diventato agente immobiliare. L’unica testimonianza sono le parole di Cyntoia. Che dice che l’ha ucciso perché spaventata dal fatto che in casa c’erano molte armi, convinta che lui l’avrebbe uccisa.

Cyntoia, secondo gli inquirenti, non era in pericolo di vita, lei stessa ammette di averlo ucciso per paura e non sotto diretta minaccia, nessuno l’aveva costretta in quella casa, c’era andata di sua spontanea volontà mentendo ad Allen sull’età che aveva all’epoca dei fatti. L’aguzzino, quello vero, è quello da cui lei va dopo l’omicidio (a sangue freddo probabilmente), dove la polizia la trova e la arresta.

Secondo i documenti presentati durante il processo, mentre era detenuta Cyntoia si sarebbe rivolta così con una delle infermiere:

I shot that man in the back of the head one time, bitch, I’m gonna shoot you in the back of the head three times. I’d love to hear your blood splatter on the wall.

Una registrazione di una telefonata con la madre adottiva, sempre durante la detenzione prima del processo riporta questa frase:

I executed him

Tutte cose che nei racconti di questi giorni svaniscono, perché non fanno gioco alla narrazione che la vede solo come vittima. Perché i giornali devono stravolgere i fatti? Ovviamente vendono molto di più l’indignazione e il pietismo. Ma non è così che s’informa il lettore. Non è così che si rispetta quel vincolo non scritto tra giornalista e lettore.

Cyntoia è stata graziata, le è stata concessa la libertà vigilata, per 10 anni, dopo 15 anni di galera. Ma non è tutto bianco o nero, non è che questo significa che sia solo una vittima per cui indignarsi. Cosa sia successo quella notte lo sa solo lei. Che fosse in quella casa per sua scelta è un dato di fatto, e nessuna delle indagini sul luogo del delitto ha riportato evidenze che fosse sotto minaccia fisica o avesse subito violenze dalla vittima. La grazia viene data perché si riconosce la ragazza come vittima.

Sia chiaro, la vita di Cyntoia non è stata sicuramente facile, ma raccontare i fatti come ho visto fare da tanti è sbagliato. Sicuramente si poteva evidenziare che quanto avvenuto è un fallimento del sistema, sistema che non è stato in grado di aiutare la ragazza a rimanere fuori dai brutti giri. Ma raccontare che ha ucciso il suo aguzzino e per questo è stata condannata, perdonatemi ma è disinformare. Scegliere una narrazione che possa esser più gradevole per il lettore, invece che riportare fatti. Questo purtroppo dimostra che non c’è nessun interesse a informare, e per me questo andrebbe sanzionato, da un Ordine che sempre più spesso sembra totalmente assente.

Questa è una delle ragioni per cui sempre più spesso vorrei verificaste le notizie anche se le avete sentite al telegiornale o lette sul vostro quotidiano preferito.

Se non capite il problema, siete parte del problema, specie se in tasca avete un tesserino da giornalista.

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