Il drone “italiano” sulla scuola russa

Narrative della dezinformatsyia che prendono sempre più spazio nell'ecosistema informativo europeo

maicolengel butac 26 Mag 2026
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C’è un video che sta circolando condiviso dai (purtroppo) tanti filorussi presenti sul territorio nazionale e non solo, un video che ha invaso i social network, questo:

Nel video si vede Chay Bowes, “uomo d’affari” e commentatore e corrispondente irlandese di RT, mostrare quello che lui sostiene essere un pezzo di un drone di fabbricazione italiana che avrebbe colpito una scuola nel Luhansk, a Staroblisk.

Nel video Bowes si rivolge ai cittadini italiani che pagano le tasse dicendo che con le nostre tasse comperiamo armi per attaccare la Russia.

Come spiegavamo su queste stesse pagine qualche giorno fa, la regia della propaganda russa è cominciata quando hanno iniziato ad assumere giornalisti anglofoni per la testata Russia Today, oggi più nota come RT. Ecco, Bowes è stato uno dei tanti che ha fatto quella scelta.

E ci teniamo a sottolineare che non è BUTAC a sostenere che sia un diffusore di propaganda del Cremlino, ma i suoi colleghi irlandesi a spiegarlo ai propri connazionali, ad esempio nell’articolo del 2023 di The Journal dal titolo Ireland “a victim of Russian disinformation”, experts on Ukraine war say.

È un sostenitore della guerra russa contro l’Ucraina e un difensore della politica estera di Putin. A maggio 2025 le autorità rumene gli hanno negato l’ingresso al Paese, classificandolo come propagandista di RT e minaccia alla sicurezza dello Stato. Bowes stava andando in Romania per documentare le elezioni dopo che la prima tornata elettorale era stata annullata proprio a causa di influenze russe.

Il contesto propagandistico

Prima di entrare nel merito tecnico vale la pena guardare la cronologia, perché è illuminante.

Ad aprile 2026 la Russia pubblica una lista di aziende europee – tra cui quattro italiane – che secondo Mosca fornirebbero componenti per i droni ucraini. A maggio 2026 arriva l’attacco a Starobilsk. Pochi giorni dopo, i propagandisti anglofoni di RT come Bowes compaiono sui social rivolgendosi specificamente al pubblico italiano (ma anche tedesco e francese, altri Paesi di cui la Russia ha pubblicato elenchi di aziende che venderebbero materiali usati per i droni all’Ucraina), mostrando rottami di un drone ucraino e indicandolo come “made in Italy”.

Non è un caso: è una sequenza costruita a tavolino, con la lista di aprile che prepara il terreno narrativo per il video di maggio.

Il fatto dell’attacco

Nella notte tra il 21 e il 22 maggio 2026, secondo le autorità russe, dei droni avrebbero colpito il dormitorio e alcuni edifici scolastici dello Starobilsk College dell’Università Pedagogica Statale di Luhansk. I russi parlano di 16 droni Fire Point FP-1/2 impiegati in tre ondate a partire dalle 22:00.

Il drone FP-1 che Bowes mostra nel video è ucraino, non italiano. E nel video non compare nessuna marcatura, nessuna scritta, nessun elemento verificabile che indichi un’origine italiana del componente mostrato. L’unica “prova” dell’italianità è la parola di un corrispondente di RT.

L’FP-1 è un drone d’attacco monouso a lungo raggio sviluppato e prodotto da Fire Point, introdotto a fine 2024, capace di colpire obiettivi fino a 1.600 km di distanza. Fire Point è un’azienda di difesa ucraina con sede a Kiyv, fondata nel 2022 in risposta all’invasione russa, specializzata in droni da attacco a lungo raggio.

Potrebbe pure essere che alcune delle sue componenti siano di fabbricazione italiana, o perlomeno il governo russo (quindi di parte) ha pubblicato un elenco di aziende che contribuirebbero a fornire materiale per la Fire Point, tra cui alcune aziende italiane. Ma nel caso sarebbero accordi commerciali tra le stesse e l’Ucraina, non componenti forniti dal governo italiano pagati con le nostre tasse. Certo, le nostre tasse in minuscola parte hanno contribuito ad aiutare l’Ucraina, ma – e vorrei fosse chiaro – parliamo di cifre ridicole rispetto a quelle inviate dagli altri Paesi europei. E che avremmo potuto risparmiarci se la Russia non avesse invaso un Paese sovrano confinante.

Il contesto in cui circola

Il video viene diffuso da svariati profili filorussi; alcuni sono bot, altri sono soggetti magari anche in buonafede, ma inquinati dalla tanta disinformazione generata dai russi. A noi è stato segnalato su un profilo Facebook, Liliana La Lili, che l’ha condiviso con queste parole:

Questo è un elemento di un drone arrivato sul dormitorio degli studenti a #Starobelsk (uccidendone 21).
Sapete da dove viene? Dall’#ITALIA!
Chi paga le tasse in Italia dovrebbe sapere che i soldi che stanno inviando per “proteggere” la “democratica” Ucraina (che non ha elezioni da 7 anni), vengono usati per comprare droni presso società corrotte in #GranBretagna, #Francia, #Germania, Italia per fare questo, qui c’è la prova.
Questa è la truffa della guerra contro la Russia.
La gente semplice in ucraina muore, i bambini russi sono uccisi nei loro letti.

Il grassetto è mio, perché vorrei che fosse chiara la contraddizione in assoluta malafede. Non c’è nessuna “guerra contro la Russia”, c’è una guerra iniziata dalla Russia contro l’Ucraina, che non fa altro che difendersi e al massimo rispondere agli attacchi. Chiunque sostiene diversamente non ha idea di cosa si sta parlando.

Concludendo

Non mi sorprenderei di vedere italiani al soldo del Cremlino fare video simili rivolgendosi ai cittadini francesi, tedeschi o spagnoli. Perché, ripetiamo, la regia di tutto questo non nasce nel 2022, e c’è una precisa strategia per distruggere l’Unione Europea, un pezzo alla volta.

Purtroppo non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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