Perché leggiamo notizie false su Elettra Lamborghini? Benvenuti nel mondo del rage bait
Dalle false dichiarazioni attribuite alla cantante bolognese allo schema del rage bait: come l'indignazione artificiale sta inquinando i nostri social

Certe notizie ti si parano davanti anche quando non le stai cercando, specialmente se sono confezionate come rage bait.
Questo articolo nasce esattamente così: mentre scorrevo distrattamente le storie di Instagram tra video di cronaca dagli Stati Uniti, la vittoria di Bad Bunny ai Grammy e le foto degli aperitivi delle mie amiche, la mia attenzione è stata catturata da una serie di contenuti pubblicati da Elettra Lamborghini.

La cantante e conduttrice, visibilmente risentita, si dissociava con forza da alcune dichiarazioni che le venivano attribuite, ma che non ha mai pronunciato. Si è trattato di un caso di disinformazione che l’ha trascinata suo malgrado al centro di una spiacevole polemica social.
Il suo intervento mirava a smentire le voci, diffuse da alcuni post su Facebook, secondo cui l’artista bolognese si sarebbe scagliata contro il tennista Jannik Sinner (apparentemente protagonista sua malgrado di tantissime bufale social), rivolgendo pesanti offese anche ai calciatori Nicolò Barella e Davide Bartesaghi.
Ma Lamborghini non è l’unica figura pubblica finita al centro di queste accuse. Come sottolineato dalla stessa showgirl, anche la conduttrice Diletta Leotta si è vista suo malgrado vittima di simili illazioni.
“È già tutto in mano ai miei legali,” concludeva poi la cantante nelle sue storie, “ma questa cosa che ognuno può dire quel che vuole al posto mio deve finire… Mai dette queste parole, vergogna! Ma come vi viene in mente?!”
Ho pensato quindi che questa spiacevole circostanza potesse essere l’occasione perfetta per rispondere alla domanda dell’artista: perché su Internet leggiamo sempre più spesso accuse totalmente prive di fondamento?
Questo fenomeno nasconde uno schema costruito ad arte per generare rabbia gratuita, il rage bait (letteralmente “esca per la rabbia”, appunto). Una strategia di creazione di contenuti progettata specificamente per far arrabbiare chi legge, allo scopo di generare il maggior numero possibile di interazioni come commenti, condivisioni, like. Potremmo definirla quindi come una forma di manipolazione algoritmica, dato che i social tendono a premiare i post che ricevono molti commenti e la rabbia è tristemente tra le emozioni più redditizie. Un utente indignato ha molte più probabilità di scrivere un commento risentito o di condividere un post per criticarlo, rispetto a un utente soddisfatto.
Non è un fenomeno nuovo, ne avevamo già parlato in passato. Pensate che l’Oxford University Press (OUP) ha addirittura scelto “rage bait” come parola dell’anno 2025.
Come riconoscerlo? Il rage bait mette spesso contro due categorie (artista contro sportivo, in questo caso, ma anche giovani contro anziani, o abitanti del Nord contro quelli del Sud), si appoggia a titoli iperbolici e attribuisce frasi assurde a personaggi famosi – perché è prevedibile che il pubblico reagisca d’impulso, senza verificare la fonte.
E purtroppo non importa se la notizia è falsa: nel tempo che si impiega a smentirla, il post ha già fatto il giro del web, accumulando migliaia di interazioni e travolgendo il malcapitato protagonista in una valanga d’insulti.
In questo quadro la scelta di Elettra Lamborghini di denunciare l’accaduto e dissociarsi pubblicamente non è solo difesa personale, ma un atto necessario per non lasciare spazio a quel sottobosco di siti che lucrano sulla creazione di odio artificiale.
Beatrice D’Ascenzi
Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!
Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.
BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.