“L’eurofollia delle case green”: come stanno davvero le cose?
Politici che non fanno il loro lavoro e poi accusano l'UE di avergli mangiato i compiti

Il primo ottobre 2026 la Commissione europea ha inviato a nove Stati europei un “parere motivato”: Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia. Parere motivato è la traduzione italiana di Reasoned Opinion, e viene dall‘art. 258 del Trattato sul funzionamento dell’UE, quello che regola le procedure d’infrazione.
L’iter è questo
Prima la Commissione manda una lettera che segnala il problema e chiede spiegazioni allo Stato membro. L’Italia ha ricevuto quella lettera a marzo 2026. Poi, dopo il confronto con lo Stato, arriva il parere motivato: la Commissione formalizza le sue conclusioni e fissa un termine per adeguarsi. All’Italia il parere motivato sulla questione case green è arrivato il primo ottobre, con due mesi di tempo. Se lo Stato non si adegua, la Commissione può fare ricorso alla Corte di giustizia UE. Non è obbligata, è una sua scelta. Le sanzioni pecuniarie, eventuali, arrivano solo dopo, se la Corte dà ragione alla Commissione e lo Stato continua a non adeguarsi.
I motivi del “parere motivato”
Il motivo del parere è che noi, e gli altri otto Paesi, non abbiamo ancora presentato la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (NBRP), che era dovuta entro il 31 dicembre 2025. A marzo i Paesi inadempienti erano diciannove, tra cui Francia e Germania. Dieci nel frattempo hanno consegnato. Noi no.
La reazione politica
Salvini al “parere motivato” ha reagito così:
In Italia nessuna applicazione dell’eurofollia delle “case green”. C’è da chiedersi su quale pianeta vivano i burocrati di Bruxelles e se abbiano la minima idea delle difficoltà che devono affrontare famiglie e imprese. Nessuna intenzione di imporre alle famiglie italiane una nuova stangata europea da decine di migliaia di euro. La casa degli italiani non si tocca.
Prendendo di fatto in giro i propri elettori, perché quanto racconta Salvini è semplice disinformazione elettorale. Il piano che manca, il NBRP, non impone niente ai singoli proprietari. È un documento di programmazione dello Stato. Sul residenziale la direttiva fissa obiettivi sulla media del parco edilizio, non sulla singola casa: una riduzione dell’energia primaria media di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto al 2020. Gli standard minimi obbligatori valgono solo per i non residenziali: requisiti da rispettare per almeno il 16% degli edifici entro il 2030 e il 26% entro il 2033.
Quindi non c’è nessuna stangata in arrivo per le famiglie. Se invece la procedura va avanti fino in fondo, le eventuali sanzioni le pagherà lo Stato, cioè le tasse dei cittadini. Non per lavori non fatti, però, bensì per non aver presentato un piano. Quindi noi stiamo rischiando di dover pagare delle multe che vengono dalle nostre tasse perché dei politici, pagati per lavorare per la cosa pubblica, non sono stati capaci di compilare un piano di ristrutturazioni. Lo capite quanto questo sia diverso da quello che raccontano Salvini e le testate che gli vanno dietro, soprattutto – ma non solo – Libero, il Giornale e la Verità?
Ma appunto la direttiva non impone ristrutturazioni di singoli edifici residenziali, offre un quadro per incoraggiare ristrutturazioni efficienti in termini di costi. Lo ha spiegato anche il commissario europeo Jørgensen, rispondendo a un’interrogazione parlamentare.
Ne parliamo dal 2021
Noi non è la prima volta che ne parliamo: ce ne siamo occupati una prima volta nel 2021 quando i giornali italiani titolavano dando a intendere che l’UE volesse “vietare la vendita delle case che consumavano troppo”. Si trattava di ipotesi basate su una bozza di un documento che ancora non era stato presentato all’epoca, ma che i giornali e certi politici cercavano di far passare come fatti verificati. Non era così. Poi a gennaio 2023 Mattino Cinque annunciava che entro il 2030 tutte le abitazioni private avrebbero dovuto essere in classe E. Eravamo tornati sulla questione spiegando che il testo era ancora in discussione. Il Consiglio, cioè i governi, aveva una visione molto meno stringente di quella iniziale, ed era ragionevole aspettarsi che la versione finale di quel documento sarebbe stata ancora meno stringente di quella intermedia, come poi è stato (fa sempre effetto dire: noi l’avevamo previsto).
Nel testo approvato nel 2024 non c’è nessun divieto di vendita o affitto, e on c’è nessuna classe minima per la singola casa. Restano gli obiettivi sulla media nazionale che vi abbiamo descritto sopra. La flessibilità l’hanno chiesta e ottenuta anche i governi, compreso il nostro.
Il paradosso
Il piano nazionale che il nostro Paese non ha presentato sarebbe proprio lo strumento con cui lo Stato dovrebbe decidere come raggiungere la media richiesta dall’UE. Decide quali edifici prioritizzare, quali incentivi usare e quali esenzioni applicare: edifici storici e vincolati, luoghi di culto, seconde case usate meno di quattro mesi l’anno (QuiFinanza). Non presentarlo non protegge la casa di nessuno. Lascia solo l’Italia senza regole decise da noi e ci espone a sanzioni che in caso andranno pagate, quelle sì, con i soldi di tutti i cittadini.
Concludendo
Il modus operandi di giornalisti e politici antieuropeisti è sempre lo stesso: si prende una notizia, la si estrapola dal proprio contesto raccontandola a metà, e così facendo la si trasforma nell’Europa che vuole portarvi via la casa. La casa degli italiani nessuno la tocca. Ma se la procedura va fino in fondo, le eventuali multe le paghiamo tutti. Il post di Salvini e gli articoli delle testate filogovernative servono a dare a intendere al proprio elettorato qualcosa che non è come sembra.
Non cascateci.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Breno Assis su Unsplash