Cos’è il fact-checking indipendente?

Qualche pensiero sparso da parte di uno di quelli che si sente dire spesso "voi fact-checker volete solo dire alla gente cosa pensare"

maicolengel butac 23 Set 2026
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In una discussione online ho letto alcune affermazioni che mi hanno fatto riflettere su quanto poco evidentemente si comprenda cosa sia BUTAC e come funzioni in generale un sito di debunking – o di fact-checking, che poi è il termine corretto.

Capita con regolarità che qualcuno riassuma il nostro lavoro con frasi che suonano più o meno così:

…voi debunker servite solo a dire alla gente cosa pensare, a difenderla dai cattivi, ehi, non pensare con la tua testa, l’ho fatto io per te…

Ma questo è tipico di chi, sentendosi particolarmente intelligente, se non addirittura superiore, non ha mai nemmeno provato a leggere un articolo di fact-checking. Cercheremo di smontare questo equivoco, per l’ennesima volta, nel corso delle prossime righe.

Cosa fa un fact checker?

La prima cosa che dovrebbe essere chiara a tutti è che un fact checker, letteralmente un verificatore di fatti, si occupa appunto di verificare fatti. Esistono fact checker stipendiati, che lavorano per le redazioni di diversi media verificando che quanto scritto negli articoli o raccontato nelle interviste sia corretto, in modo che la redazione non rischi di riportare al pubblico informazioni errate. Purtroppo questa categoria di fact checker è rarissima al giorno d’oggi, ma quello che andrebbe ricordato a tutti è che chi firma un articolo o un servizio dovrebbe prima di tutto essere a sua volta fact checker di quanto riporta; il fact-checking, infatti, dovrebbe essere parte integrante del lavoro di un giornalista, che nella sua redazione vi sia o no una figura specializzata in questa attività.

Un fact checker “professionista” si concentra pertanto sul verificare quanto gli viene assegnato dalla redazione, poi ci sono quelli come noi (o, se vogliamo fare un esempio di livello superiore, potremmo dire i colleghi di Snopes), fact checker indipendenti, che non hanno una redazione che ci assegna fatti da verificare, e quindi dobbiamo basarci sul nostro istinto o sulle segnalazioni di chi già ci legge. BUTAC agisce perlopiù usando la seconda via: ogni giorno selezioniamo tra le segnalazioni che riceviamo quelle più interessanti e/o pericolose, le analizziamo e decidiamo se valga la pena scriverci un articolo.

Un fact checker non verifica opinioni, questo dovrebbe essere chiaro a tutti. Verifica affermazioni falsificabili: una frase attribuita a qualcuno è stata davvero detta? Un dato citato corrisponde alla fonte che dichiara di citare? Un’immagine mostra quello che il post dice che mostri? Sono domande con una risposta verificabile, non giudizi di valore. Esiste uno specifico codice di condotta dell’IFCN (International Fact-Checking Network) e lo standard EFCSN (European Fact-Checking Standards Network), a cui aderiscono i fact checker accreditati in Europa; noi non ne facciamo parte, ma cerchiamo di attenerci alle loro indicazioni. Ed entrambi escludono esplicitamente satira e opinione dagli ambiti che possono essere oggetto di fact-checking.

Quando verifichiamo un fatto…

Quello che pubblichiamo non è mai la nostra opinione travestita da verdetto, ma appunto un giudizio su quello specifico fatto, motivato con delle fonti che trovate sempre linkate nei nostri articoli. Disinformazione, misinformazione e malinformazione sono le etichette che usiamo nei nostri fact-checking; un tempo facevamo anche le immagini con quelle stesse etichette, ed è probabile che torneremo a usarle a breve. Chi legge un nostro articolo e ne esce con un’opinione diversa da prima non ce l’ha perché gliel’abbiamo instillata noi: ce l’ha perché ha ricevuto informazioni che prima non aveva sui fatti in questione, e ci ha ragionato sopra da solo.

Noi non vogliamo “pensare per i nostri lettori”, anzi, spingiamo chi ci legge a criticare i nostri articoli, perché solo così si può migliorare, e solo grazie alle critiche – quelle argomentate, chiaramente – si è in grado di comprendere se il lettore abbia realmente letto quanto abbiamo scritto o se stia criticando per semplice pregiudizio nei nostri confronti.

Se il fact-checking “dicesse alla gente cosa pensare” non ci sarebbe motivo di linkare le fonti negli articoli: comprendere questo passaggio è importante. Le fonti vengono linkate proprio perché il nostro desiderio è che chi ci legge le vada anche lui a verificare. Le linkiamo perché chi legge possa controllare da sé che non ci stiamo inventando nulla. Sperando di non aver sbagliato nulla e di portare il lettore alle nostre stesse conclusioni, o, nel caso ci sia sfuggito qualcosa, anche a una diversa conclusione. È successo, succederà ancora, e quando succede correggiamo, evidenziando l’errore e la successiva correzione.

La censura

Spesso chi muove queste accuse si è visto offuscare un post sui social (quelli della galassia Meta soprattutto) con la solita scritta che avverte che quel post è stato verificato da fact checker indipendenti che l’hanno giudicato falso. Noi non facciamo parte di quei fact checker, e riteniamo errato questo sistema usato da Meta. Non perché sia sbagliato come sistema in generale, ma perché non spiega fin da subito i fatti. Il problema è che la maggioranza del pubblico social legge da dispositivo mobile, tramite app specifica, e raramente clicca su link che portino fuori dal social network stesso. Quindi la verifica dell’articolo viene letta da pochissimi; tutti gli altri restano convinti che si tratti appunto di censura.

Quindi cosa fa davvero un fact checker?

Un fact checker legge, verifica, cita le fonti, e quando sbaglia lo scrive (o perlomeno dovrebbe farlo). Non decide al posto vostro cosa pensare, ma decide di darvi modo di farlo con la vostra testa, cosa che ormai non fa più nessuno.

Chi insiste nel ripetere che il fact-checking vuole impedirvi di pensare con la vostra testa è spesso chi non ha mai nemmeno provato a leggerci, se l’avesse fatto saprebbe che le fonti nei nostri articoli ci sono e sono solitamente esaustive sul tema che trattiamo. Un fact-checking senza fonti verificabili non è fact-checking, è un’opinione mascherata da fact-checking.

Riassumendo

Il fact-checking di BUTAC parte da segnalazioni dei lettori, dunque se non abbiamo trattato una notizia le possibilità sono queste:

  • La notizia non era disinformativa
  • Non esistono fonti per smentirla o confermarla
  • La notizia non ci è stata segnalata da nessuno fino a oggi
  • È satira

Prima di accusarci di essere di parte provate a segnalarcela, e vedete che spiegazioni vi diamo nel merito: sarebbe già un passo avanti. BUTAC non si ferma di fronte alle accuse di chi, evidentemente, ha scelto di appoggiare lo spirito critico sul comodino, preferendo valutare il mondo che ci circonda con la pancia e i pregiudizi.

BUTAC continuerà a fare ciò che fa da 13 anni, con gli stessi limiti – ma anche gli stessi punti di forza – di sempre: un sito indipendente, senza una redazione alle spalle che ci assegna cosa verificare, che si basa sulle segnalazioni di chi ci legge e sull’istinto di chi scrive. Continueremo a sbagliare, di tanto in tanto, e a correggerci quando succede – pubblicamente, non sottobanco.

E continueremo a essere accusati di essere quello che non siamo da chi preferisce liquidarci con uno slogan piuttosto che leggere un articolo fino alla fine.

maicolengel at butac punto it

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