Anna Rosa e la difterite (o della responsabilità della disinformazione antivaccinista)

Se continuiamo a concentrarci sul piccolo spacciatore non riusciremo mai a colpire davvero il sistema che lo ha messo sulla strada

maicolengel butac 25 Ago 2026
article-post
Aggiungi Butac tra le tue fonti preferite su Google

Oggi nessuna bufala, ma tratteremo un tema che mi è molto caro.

Chi segue BUTAC da quando ha aperto i battenti lo sa: questo blog nasce quasi in contemporanea con mio figlio, quando, diventato papà per la prima volta, mi sono reso conto di quanti – anche tra la ristretta cerchia degli amici – fossero in qualche modo vittime di pesante disinformazione a partire dalle vaccinazioni pediatriche. Disinformazione che io avevo sempre bollato come sciocchezze che circolavano solo in ambienti borderline, e che difficilmente avrebbero avuto presa su persone che stimavo.

Mi sbagliavo.

Sono passati 14 anni da quando ho cominciato a fare post online, e poi ho aperto questo blog, ma poco è cambiato. Sì, è vero, la legge di quando è nato mio figlio non c’è più, ora (per quanto ancora non so, vista l’aria che tira) i vaccini pediatrici dovrebbero essere obbligatori. Ma chi diffondeva la fuffa antivaccinista è ancora saldo al suo posto. Magari qualche medico tra quelli che nominavo tra il 2012 e il 2016 è andato in pensione e qualcuno – raro – è stato radiato. Ma nessuno, o quasi, ha pagato conseguenze penali serie per quanto ha fatto. Né tra i medici né tra i tanti personaggi che, a vario titolo, da tempo diffondono paure infondate a un pubblico che, purtroppo, non sempre ha gli strumenti per capire di essere appunto in mano a disinformatori.

E veniamo al punto di questo editoriale: la povera bambina morta a 4 anni.

Il caso

Anna Rosa, 4 anni, che i giornali ci raccontano viveva al quartiere Zen di Palermo, la notte del 20 agosto è morta, dopo due giorni di terapia intensiva. La diagnosi, in attesa della conferma definitiva dell’Istituto Superiore di Sanità, è difterite: sarebbe la prima vittima di questa malattia in Italia da oltre trent’anni, secondo quanto riferito dal direttore sanitario dell’ospedale Civico Domenico Cipolla.

Anna Rosa non era vaccinata per scelta dei genitori, che, sempre secondo quanto riportato dai cronisti che si sono avventati sulla storia, temevano un nesso tra vaccino e autismo. La Procura di Palermo ha aperto un fascicolo in merito e ora i genitori risultano indagati per omicidio colposo per omissione: l’omissione che gli viene contestata è la mancata vaccinazione, obbligatoria per legge appunto dal 2017.

Ribadire una verità scientifica a vent’anni di distanza

L’Istituto Superiore di Sanità a seguito del caso ha ritenuto necessario tornare a ribadire pubblicamente quello che anche su BUTAC spieghiamo da anni: non esiste alcuna correlazione tra vaccini e autismo.

A questo punto vorrei che ci fermassimo un secondo a riflettere su questo fatto: nel 2026 un ente statale è costretto a pubblicare, come se fosse una notizia, comunicati stampa su una questione che è chiusa scientificamente dal 2004, ma in realtà ancora prima, visto che lo studio che aveva generato la bufala risale al 1998, è stato ritrattato poco tempo dopo e il suo autore radiato nel 2010 dall’Ordine dei medici britannici a cui era ancora iscritto. Più di vent’anni di smentite non sono bastati a impedire che la bufala ancora circolasse e che dei genitori scegliessero di correre il rischio reale, la difterite, di fronte a quello inventato, l’autismo.

Gli attacchi

A seguito dell’episodio è successa una cosa a mio avviso gravissima: tanti, inclusi soggetti con una visibilità immensa, si sono messi ad attaccare quei genitori. Ho visto ingiurie, auguri di fare la stessa fine della figlia, epiteti di ogni genere, in tutto e per tutto simili, se non identici, a quelli usati dalla fazione opposta ai tempi della pandemia, ogni volta che qualcuno che si era vaccinato moriva di COVID.

E qui abbiamo un problema grosso, molto grosso, perché è evidente che siamo di fronte a due facce della stessa medaglia. Da un lato quelli che si sentono puri e fighi, perché “loro seguono la scienza”. Dall’altro soggetti suggestionabili, gli stessi che magari preferiscono l’omeopatia perché gliel’ha consigliata il farmacista di fiducia, portano i figli nelle grotte di sale, comprano le collanine d’ambra per far passare il male della dentizione: si sentono in gamba, moderni, bravi genitori che stanno solo cercando di difendere i propri figli.

Da cosa?

Dai cattivi vaccini. E chi gli ha detto che quei vaccini potrebbero non essere così sicuri come sostenuto dalla comunità scientifica? Un ciarlatano che sono andati a cercare col lanternino? No. Gliel’hanno detto i media, impuniti. Gliel’hanno detto medici “ribelli” che si fanno regolarmente intervistare in TV e sui giornali come esperti della qualunque. Gliel’hanno detto influencer con pubblici vastissimi.

Dove è il problema?

Prendersela con quei genitori è facile: sono il colpevole servito su un piatto d’argento da media consci che con notizie così fanno milioni di visualizzazioni, ma è sbagliato. Non perché non abbiano colpe – l’ignoranza è una colpa, specie in un caso di questo genere. Ma prendersela con loro sulle piattaforme online o nei commenti ai post social è come prendersela con lo spaccino che spaccia in zona universitaria: facile, ma assolutamente inutile. Lo spaccino lo vedi, è lì, è un bersaglio a portata di mano, e colpirlo ci dà la sensazione di aver fatto giustizia. Ma lo spacciatore è l’ultimo anello della catena, non il primo: sopra di lui c’è chi produce, chi importa, chi decide i prezzi e i canali. Colpire solo lui non tocca il sistema, lo lascia intatto, al massimo lo sostituisce con un altro spacciatore il giorno dopo. Colpire, specie offendendoli e lanciandoli auguri della peggior specie, è come sputare in testa allo spaccino: assolutamente inutile. Certo che anche loro, come appunto lo spaccino, dovranno rispondere davanti alla legge di quanto successo. Ma appunto davanti alle legge, non davanti a un tribunale online. Noi, se proprio dobbiamo prendercela con qualcuno, dovremmo farlo con chi per anni ha diffuso pseudoscienza, online come sui giornali, sui giornali come in TV, ma anche negli studi medici, nelle farmacie, nei corsi preparto.

Vittime e carnefici

Perché vedete, i genitori, che già stanno vivendo una tragedia immane, sono sì colpevoli di aver creduto a queste narrazioni, e quindi complici di quanto è successo alla propria figlia, ma sono al tempo stesso vittime di un sistema che ancora oggi permette che questa disinformazione circoli liberamente, contando forse sul fatto che la popolazione abbia sviluppato sufficienti anticorpi per difendersi.

Ma non è così.

E quindi?

Come ben sappiamo, attualmente si stima che circa un 37% della popolazione italiana sia analfabeta funzionale, ecco, in quel 37% troviamo quelli che credono nell’omeopatia, nelle collanine d’ambra, nel Pizzagate, in QAnon, nel complotto dell’11 settembre, nel falso allunaggio e così via. Il 37% della popolazione tra i 16 e i 65 anni, non quattro gatti, non una nicchia della popolazione. Una parte rilevante che, come me, e come voi che mi leggete studia, lavora, vota. Ecco, il problema sta proprio lì, votano, e quindi per i politici, a destra ma anche a sinistra, sono potenziali elettori.

E a noi che ce frega?

È qui che le cose si fanno complicate: se io, partito di maggioranza, decidessi ad esempio di attaccare tutti i giornalisti che negli anni hanno spacciato fuffa pseudoscientifica, mi starei facendo un nemico, che vestendosi da vittima, da martire, sfrutterà il potere mediatico che ha sui propri follower, follower che a quel punto magari minacceranno il partito di cambiare la propria fede politica. Un ricatto, un ricatto che però tanti politici hanno scelto di accettare, limitando al massimo i loro interventi seri in tale campo. E così ecco che in Italia abbiamo canali televisivi via satellite interamente dedicati alla pseudomedicina, soggetti che vincono cause in Tribunale pur avendo diffuso fuffa scientifica a mani basse. E si discute di obbligo vaccinale invocando la libertà di scelta, ancora oggi.

Chi deve pagare?

I genitori della povera Anna Rosa pagheranno, davanti alla giustizia se trovati colpevoli dell’accusa pesantissima di omicidio colposo della loro stessa figlia, ma stanno già pagando un conto salatissimo per una scelta che hanno consciamente fatto loro, basata sulla disinformazione che la società in cui viviamo permette che circoli senza praticamente alcun freno. Un soldato del Terzo Reich rispondeva al proprio governo, che gli diceva che uccidere al fronte fosse giusto, come probabilmente qualche mio avo, e magari anche uno vostro, tra balilla o arruolati sotto il fascismo. Finita la guerra, alcuni sono stati processati per crimini di guerra, altri sono tornati alla propria vita: la responsabilità non è stata azzerata né si è deciso che fosse uguale per tutti, è stata valutata caso per caso da un tribunale. Ecco, io ritengo oggi dovremmo assistere a qualcosa del genere, a un processo che non si limiti al singolo caso, ma vada in alto, vada a cercare di capire chi e cosa genera questa disinformazione e punisca prima di tutto loro, in maniera seria, e magari definitiva. Parliamo di gradi di responsabilità diversi, e soprattutto di chi debba giudicarli: non è vittimismo chiedere che a farlo sia un tribunale, oltre alla loro coscienza, e non la folla online, che sicuramente non può fare giustizia ma può fare danni enormi.

Occorre aiutare non attaccare

Attaccare i genitori di famiglie come quella di Anna Rosa non serve a risolvere nulla dal punto di vista strettamente psicologico. Chi ha costruito una parte della propria identità di genitore attorno alla scelta “io proteggo mio figlio meglio di chi si fida ciecamente della medicina” non può ammettere di aver sbagliato senza mettere in discussione se stesso. Non è (solo) ignoranza: è dissonanza cognitiva. E infatti è di questa mattina la notizia che i genitori hanno denunciato i medici che non hanno diagnosticato subito la difterite alla povera Anna Rosa.

E più le prove contro la propria convinzione si accumulano, più costa emotivamente arrendersi, e più ci si aggrappa a chi ci continua a dirci che abbiamo ragione noi. Ed è per questo che il primo istinto, davanti all’evidenza, non è “ho sbagliato” ma “mi stanno attaccando”. Un insulto online non fa altro che confermare quell’istinto: rinforza la narrazione di persecuzione di cui certe comunità, specie sui social – ma non solo – si nutrono, e chiude ancora di più chi è dentro, invece di aprirgli una porta d’uscita. Come in una setta, perché alla fine è questo che sono. I membri di una setta li vediamo come vittime o colpevoli? I colpevoli, quelli veri, sono quelli che hanno aperto la setta e spinto la gente a farne parte; da lì in poi la psicologia gioca un fattore determinante.

Concludendo

Se invece di attaccarli e insultarli provassimo ad analizzarli – chi sono? da dove vengono le loro fonti? quale community li ha accompagnati passo passo dal primo dubbio sul vaccino fino al rifiuto totale? cosa ha generato le loro prime paure? – forse avremmo qualcosa di molto più utile di uno sfogo collettivo: avremmo una mappa. Sapremmo quali canali intercettare prima, quali messaggi funzionano per far vacillare quella fiducia mal riposta, quali figure (un pediatra, un’ostetrica, chi per loro ha ancora credibilità) possono davvero riportarli indietro prima che sia troppo tardi.

Lo spaccino di cui parlavo prima si studia allo stesso modo, se si vuole sconfiggere lo spaccio: lo si intercetta, lo si segue, se ne ricostruisce la rete per arrivare a chi sta sopra di lui e colpire tutto il sistema.

Con la disinformazione dovremmo fare lo stesso, invece continuiamo a fare quello che ci fa sentire meglio nell’immediato: colpire chi è più vicino, più visibile, senza renderci conto che sono anche i più indifesi e che reagiscono come fanno per paura, per difesa… ma alla fine sono poveri diavoli esattamente come noi.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.

BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.

Pietro Senaldi, condirettore di Libero, a Zona Bianca (Rete 4), rispondendo a Lorenzo Pacini ha detto che a mandare avanti l’Italia “sono gli italiani e semmai gli immigrati con cittadinanza italiana.” In seguito a quell’affermazione, sbagliata, alcuni ci hanno chiesto di scrivere un articolo per cercare di fare chiarezza sui numeri relativi agli immigrati privi […]

maicolengel butac | 21 ago 2026

Le religioni e i culti hanno sempre avuto un loro ruolo nella storia dell’umanità, a volte positivo a volte negativo, e in queste ultime settimane sta salendo agli onori della cronaca un gruppo di persone che pare stia acquisendo potere a livello mondiale, ovvero AllatRa. Ma di cosa parliamo, nello specifico? AllatRa, o meglio AllatRa […]

maicolengel butac | 20 ago 2026

Ormai è sotto gli occhi di tutti, alcuni (molti, troppi) profili online nascono con lo scopo ben preciso di diventare organi di propaganda e disinformazione. Molti sono bot telecomandati da centrali “della disinformazione”, ma proprio per questo sono facili da individuare e hanno un seguito di follower spesso e volentieri gonfiato artificialmente, ovvero sono lì, […]

maicolengel butac | 17 lug 2026

Il 30 giugno nella casella di posta elettronica di BUTAC è arrivata una mail che ha come mittente un nome che già conoscevo: Lars Wienand, responsabile editoriale delle verifiche per T-Online, testata tedesca online di larga diffusione.  Wienand è un ottimo giornalista che in buona parte fa un lavoro molto simile al nostro, quindi vedere […]

maicolengel butac | 02 lug 2026