No, la farina proteica non è fatta con gli insetti

L'ennesima teoria complottista diffusa su Twitter da Sua beatitudine Alessandro I

Sulla bacheca Twitter di Alessandro Meluzzi il 28 agosto 2022 è apparso questo tweet:

 

Nel caso venga rimosso o abbiate problemi a vedere la bacheca di Meluzzi, vi riporto il testo:

Cominciate a controllare bene le etichette dei prodotti trasformati: biscotti, dolci, semipreparati e preparati liofilizzati, snack… Infileranno la farina di insetti ovunque. La chiamano “farina proteica” …

Siamo andati a verificare

Prima di tutto va detto che oggi, 7 settembre 2022, in Europa sono autorizzati (finora) solo tre insetti per l’alimentazione dell’uomo:

  • locusta migratoria
  • tarme della farina essiccate
  • grilli domestici

Tutti e tre gli ingredienti vanno correttamente riportati in etichetta con la loro denominazione specifica, anche perché, ad esempio, è noto che la locusta migratoria può causare reazioni allergiche come i crostacei, quindi la sua presenza va sempre dichiarata.

In nessuno dei casi finora autorizzati si può decidere di evitare di specificare in etichetta la presenza di insetti. Quello che sostiene Meluzzi quindi è sbagliato, e non va diffuso, anche perché esistono già in commercio svariate farine proteiche (spesso, tra l’altro, dirette a clienti dalla dieta priva di ingredienti di origine animale, che stanno quindi particolarmente attenti alle composizioni) e di quelle che ho trovato nei negozi online nessuna risulta avere insetti tra gli ingredienti. Questa è l’etichetta di una delle tante farine proteiche che è possibile acquistare online:

Anche questa è l’etichetta di una farina proteica venduta online:

E anche questa:

E potremmo andare avanti a lungo: nessuna di queste farine è fatta sulla base di insetti polverizzati, in compenso tutti i produttori rischiano un danno economico da chi, come Meluzzi, passa un’informazione errata ai propri follower.

Tutto questo lo diciamo senza voler togliere nulla alle farine realizzate partendo da insetti polverizzati, già comunemente commercializzate. Fanno sicuramente parte dell’alimentazione del futuro per Paesi come il nostro, mentre in altri (come il Giappone, la Repubblica Popolare Cinese, il Vietnam, il Laos, la Thailandia, la Corea) sono regolarmente in uso da tempo. E sarà il caso che ci abituiamo all’idea, invece che contrastarla diffondendo disinformazione.

maicolengel at butac punto it

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