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maicolengel butac 19 Giu 2018
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Oggi mentre leggevo una classica notizia da indignazione su un sito decisamente letto mi è capitato sotto occhio quest’annuncio da parte della stessa casa editrice del sito in questione.

Non farò nomi, anche se dai dati è facile arrivare a un’identificazione. Solo nell’ultima settimana mi sono capitate almeno tre segnalazioni da un sito che fa parte del gruppo, in tutti i casi si trattava di classici articoli fatti con due soli scopi in mente: indignare e far cliccare. E evidentemente funzionano alla perfezione, visto che la società a cui fanno riferimento è una delle compagnie che stanno crescendo di più in Europa secondo il Financial Times.

Vedete, a me la cosa che un pochino mi fa girare le scatole, vedere società che fanno grandi numeri e che devono parte della propria notorietà alla diffusione di bufale è fastidioso. Anche perché il giochino è molto semplice: uso i social network sfruttando le leve dell’indignazione, raccolgo folto pubblico a leggere gli articoli manipolati che metto in circolazione, e poi passo all’incasso sfruttandolo per campagne pubblicitarie di grandi marchi. Ad avere milioni di visualizzazioni son buoni tutti, ma credete davvero che i marchi per cui questi signori creano campagne pubblicitarie siano a conoscenza del facile sistema con cui costoro mantengono alte le visualizzazioni sui loro siti? Io onestamente non credo proprio, eppure a fare campagne con loro ci sono importanti nomi del settore abbigliamento e non solo. Sono coinvolti anche in progetti per la Gazzetta dello Sport.

Sia chiaro, la testata del gruppo non pubblica solo bufale, è il classico sito generalista che pubblica un po’ di tutto. Ma è importante avere ben presente che far crescere questo genere di prodotti sfruttando bufale e articoli acchiappaclick è una cosa, essere davvero buoni imprenditori è un’altra. Quante delle aziende nella classifica del FT saranno nelle stesse condizioni? Quante basano la loro fortuna anche sulla diffusione di bufale? Non mi è dato saperlo, e non ritengo sia compito mio evidenziarlo. Ma una scorsa alle aziende mi ha mostrato ditte che vendono oro da investimento (e mi sono già pronunciato su quel tipo di business), altri che si dedicano alla sviluppo di nuove tecnologie (che sembrano fantastiche e meravigliose, ma quanto vero arrosto ci sarà e quanto è invece fumo, anzi forse solo vapore…). Tante sembrano aziende appena nate. Io capisco benissimo che FT fa solo una classifica, ma vorrei che voi che la leggete, che voi che basate i vostri futuri partner commerciali sulla di essa sappiate che l’esservi inclusi non significa che siano aziende fidate, ma solo che nei primi mesi del 2018 hanno visto una rapida crescita. Potrebbero tranquillamente avere un crollo domani, senza che per questo FT abbia detto una bufala.

E per concludere un appunto sull’etica. Tu, azienda che cerchi un consulente per fare pubblicità, evita di rivolgerti a gente che sfrutta trucchetti di basso livello per raggiungere le masse. Fai il bene del tuo marchio, ma più che altro eviti di contribuire coi tuoi denari alla creazione e condivisone di bufale e fake news.

Non credo sia necessario aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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