Il Fatto Quotidiano e il collegamento Stefano Citati – Vladimir Solovyov

Il 29 aprile scorso il Fatto Quotidiano pubblicava, sul proprio canale YouTube, il collegamento tra il giornalista Stefano Citati e il conduttore televisivo russo Vladimir Solovyov, che pochi giorni prima aveva insultato in diretta televisiva la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Alcuni l’hanno definita “intervista”, parola che a noi appare del tutto inappropriata per descrivere quanto avvenuto in quei sessanta minuti, comprensibile solamente analizzando più in dettaglio quanto domandato dall’uno e risposto dall’altro. Andiamo per gradi.
Chi è Vladimir Solovyov

Putin e Solovyov in occasione del conferimento di una medaglia alla carriera giornalistica al Cremlino nel dicembre 2013.
Per farla breve, Solovyov inizia la sua carriera televisiva nel 1999 presentando varie trasmissioni e affermandosi nel giro di un decennio come uno dei volti più noti al pubblico russo. Nel dicembre 2013 è stato insignito dell’Ordine dell’Onore per il contributo alla televisione russa, ricevendo la medaglia direttamente da Putin. Poi nel 2014 è stato insignito dell’Ordine di Alexander Nevsky per la professionalità con cui ha documentato il “ritorno” della Crimea alla Russia, ovvero la sua annessione. Aveva completamente abbracciato la narrativa governativa e detto per sempre addio al tempo in cui, nel 2008, ancora sosteneva:
Non ci sarà mai alcuna guerra tra Russia e Ucraina […] Non dobbiamo gridare ‘Sebastopoli è nostra’. Non dobbiamo gridare ‘la Crimea è nostra’. Abbiamo solo bisogno di rendere la vita nel nostro paese così attrattiva che ucraini, bielorussi, moldavi, armeni e georgiani, tutti loro vogliano vivere in pace con noi e avvicinarsi a noi.
Così, mentre nel dicembre 2013 l’agenzia di stampa statale RIA Novosti veniva chiusa per decreto e riassorbita nella nuova RT, poiché “la Russia persegue una politica indipendente e difende saldamente i suoi interessi nazionali. Non è facile spiegarlo al mondo, ma noi possiamo e dobbiamo farlo”; mentre nel gennaio 2014 l’ultima grande televisione indipendente russa, da 20 milioni di spettatori, TV Rain, veniva chiusa perché “Hanno violato qualcosa di più grande della legge. Hanno oltrepassato la linea rossa”; mentre nel febbraio 2014 il direttore della stazione radio russa più seguita, Ekho Moskvy, veniva rimpiazzato “senza spiegazioni” dopo un incontro degli azionisti, per due terzi Gazprom Media, parte dell’omonimo colosso del gas; mentre nel marzo 2014 la testata online russa Lenta.ru raggiungeva l’apice dei lettori – 3 milioni, cioè l’equivalente degli spettatori del canale televisivo più seguito – e la sua giornalista di punta Galina Timchenko veniva licenziata per un’intervista al leader dell’estrema destra ucraina del quale tanto si parlava in quei giorni, Dmitro Yarosh, poiché contenente un link ad una pagina risalente al 2008 che avrebbe incitato all’estremismo (Timchenko fonderà poi la testata russa in esilio più celebre, Meduza); proprio mentre tutto questo accadeva, la carriera di Solovyov si apprestava a raggiungere il suo culmine.
Da settembre 2018 conduce un programma chiamato “Mosca. Cremlino. Putin”, nel quale per un’ora parla di quanto fatto dal presidente nel corso della settimana. L’anno successivo riceve il Guinness World Record per il maggior numero di ore trascorse in diretta come presentatore televisivo nell’arco di in una settimana; ma soprattutto, dal 2012 ad oggi conduce il programma Evening with Vladimir Solovyov, trasmesso sul più seguito canale televisivo di proprietà statale Russia-1. Inoltre, Solovyov sembrerebbe essere stato il giornalista più conosciuto in Russia sia nel 2019 che nel 2020.
Sono le sue parole, però, a renderne ancor meglio l’immagine:
Quando un veterinario svermina un gatto, per il dottore è un’operazione speciale, per i vermi è una guerra, per il gatto una pulizia. (19 luglio 2022)
Non stiamo combattendo contro l’Ucraina, ma contro l’esercito di Satana. I paesi NATO sono satanisti, sono assolutamente satanisti (22 gennaio 2024 2:00)
Non riesco a decidere [dove lanciare una bomba atomica ndr]: Parigi o Marsiglia? Bucarest ovviamente, ma poi Parigi, Marsiglia, Lione… Lione.[…] Cosa dovremmo distruggere in Germania per i loro taurus [missili forniti agli ucraini ndr]? Amburgo, forse Monaco. […] Persino l’uso delle armi nucleari non farà terminare questo conflitto. Serviranno solamente ad ottenere alcuni obiettivi militari. Il livello di follia umana ha raggiunto i limiti. L’Occidente non si fermerà di fronte a nulla. Dovremo combatterlo duramente, con tutte le forze e i mezzi a disposizione (8 marzo 2024 1:25)
Non ho niente di cui discutere con quei pezzenti [dirtbags] europei. Non ho niente di cui discutere con quei (termine dispregiativo per “ucraini”). Voi volete il cessate il fuoco, io voglio la vostra morte. (15 maggio 2025 8:00)
Non ce ne sono molti, per cui sarà veloce, nemmeno si accorgeranno che i norvegesi sono spariti […] Preparerei poi una testata nucleare e condurrei un test, per esempio, alla base di Yavoriv [base ucraina vicino Leopoli ndr] […] Calcoleremo quando e dove soffierà il vento, assicurandoci che la direzione sia la Polonia. […] Credo che Leopoli debba essere cancellata dalla faccia della Terra. (23 luglio 2025 6:05)
Non ci sarà alcuna vita a Kharkiv, Poltava, Mykolaiv o Odessa. Queste città non esisteranno più e nemmeno Kyiv. a meno che i civili non realizzeranno che sono stati usati come espedienti e rovescino il loro governo nazista. Se non avete alcuna forza, allora almeno lasciate queste città. Comprendete che state venendo usati come scudi umani. Se non avete la forza di andarvene, allora, perdonatemi, lasciate che vi ricordi quale fu il destino di Sodoma e Gomorra (9 ottobre 2025)
L’Ucraina deve essere distrutta e lo sarà. L’Europa può fare quel che vuole […] Non abbiamo bisogno del vostro amore, abbiamo bisogno della vostra paura (13 ottobre 2025)
Devono [gli ucraini ndr] rispondere delle loro colpe. […] Devono rispondere del tradimento della loro religione. Devono rispondere del tradimento della loro storia. […] Brucerete all’inferno, feccia.[…] Siete una nazione cristiana? Guardatevi, che tipo di cristiani siete? Siete dei demoni. Non dobbiamo illuderci, tutti loro dovrebbero essere eliminati. (31 gennaio 2026 9:40)
Noi comprendiamo molto bene cos’è veramente l’Occidente: il male assoluto, in grado di portare avanti una sola idea nel corso della sua esistenza plurisecolare, cioè la distruzione della Russia, come l’oscurità che tenta di divorare la luce. […] Il Cremlino è l’incarnazione della luce. […] Noi dobbiamo vincere, perché la guerra che sta proseguendo non è iniziata il 24 febbraio 2022 e nemmeno nel 2014 con il sanguinoso Maidan. Questa è una guerra eterna tra il bene e il male (24 aprile 2026 1:22)
Nonostante le citazioni qui sopra risalgano tutte agli anni successivi all’invasione russa dell’Ucraina, i legami diretti tra il conduttore e il Cremlino erano già noti da tempo. Per questo l’Unione Europea, la Gran Bretagna, la Svizzera, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Giappone e la Nuova Zelanda l’hanno sanzionato immediatamente nel febbraio 2022, mentre l’Ucraina aveva provveduto nel 2014.
Va segnalato, infine, che Solovyov era già apparso sulle televisioni italiane al fianco di Massimo Giletti e in collegamento da Bruno Vespa nel giugno 2022. Stupisce come ciò sia potuto accadere e, a maggior ragione, quanto accaduto pochi giorni fa al Fatto Quotidiano lascia semplicemente esterrefatti.
Il collegamento Citati-Solovyov
Durante il collegamento, Stefano Citati ha posto una serie di domande brevi e generiche che hanno permesso a Solovyov di tenere per buona parte del tempo delle sorte di mini comizi, senza provare in alcun modo ad incalzare il presentatore russo, rimanendo in silenzio o dandogli direttamente ragione, sorridendo e annuendo.
La carrellata di menzogne è quella che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni e di cui qui su BUTAC ci siamo ampiamente occupati. Facciamo quindi un breve riassunto dei fact-checking precedenti:
- Nell’ottobre 2025 pubblicavamo un compendio intitolato Propaganda che s’infila ovunque, dove potete trovare i riferimenti alla maggior parte dei temi toccati da Solovyov;
- Donbas – Di recente abbiamo realizzato una raccolta delle nostre pubblicazioni sul tema;
- I nazisti ucraini – Ci limitiamo a suggerirvi il focus sul Battaglione Azov, ma sul tema abbiamo scritto molto;
- Massacro di Bucha – Solovyov ancora crede che le forze ucraine, nel mezzo di un’invasione da parte di un Paese con quasi quattro volte la propria popolazione, siano state impegnate a sterminare i propri connazionali, per cui vi ricordiamo che abbiamo pubblicato una cronologia degli eventi e degli articoli italiani, internazionali e anche russi pubblicati in quei giorni;
- Rifugiati ucraini in Russia – Già nel 2022 affrontavamo la questione degli ucraini che avrebbero ‘liberamente’ scelto di trovare riparo in Russia; a questo proposito va inoltre ricordata la recente condanna da parte delle Nazioni Unite nei confronti della Russia per crimini contro l’umanità, proprio a seguito del report di aprile scorso sulle deportazioni dei minori ucraini;
- Gli arruolamenti forzati in Ucraina – Vi lasciamo un nostro articolo risalente al marzo 2025, ricordandovi che ad aprile scorso Meduza segnalava la stretta delle autorità russe sulle università per spingere un numero sempre maggiore di studenti ad arruolarsi, mentre Kyiv sembrerebbe stia resistendo da più di un anno alle pressioni statunitensi per abbassare l’età della leva a 22 anni dai 25 attualmente previsti.
Non intendiamo sprecare spazio per riportare le citazioni dirette di quanto detto da Solovyov in merito ai temi sopra elencati, ma riteniamo che valga la pena soffermarci su altre, sia per confrontarle con quanto da lui detto negli ultimi anni e mesi, che per evidenziare le risposte – anche mancate – di Citati.
Gli Ucraini, non le persone, ma i membri del governo sono nazisti (04:20)
Stiamo provando a essere estremamente attenti a non colpire i civili ucraini, perché li consideriamo ancora lo stesso nostro popolo. (34:10)
In questi e altri passaggi Solovyov incolpa Zelensky e i suoi ministri, risparmiando invece il resto della popolazione ucraina. Eppure, come abbiamo visto sopra, più volte nel recente passato aveva minacciato quella stessa popolazione nella sua interezza. Quello che è interessante sottolineare qui è che quando Solovyov si rivolge al pubblico russo – che deve essere spinto al supporto dell’invasione – parla di ucraini collettivamente colpevoli che devono essere tutti “eliminati”, mentre quando si rivolge a quello italiano – chiamato a scegliere se aiutare gli ucraini a difendersi dall’invasore – parla di accortezza verso una popolazione innocente succube del proprio governo criminale. In altre parole, la narrazione cambia a seconda della propria audience e del risultato che si vuole ottenere.
Citati avrebbe dovuto chiedergli conto delle minacce di sterminio lanciate solo tre mesi fa in diretta televisiva, o dei dronisti russi che quotidianamente prendono di mira i civili ucraini di Kherson in quello che loro stessi hanno ribattezzato “human safari”. Invece non ha proferito parola. Proseguiamo.
Noi abbiamo questa memoria storica. Lascia che ti chieda: “Quanti italiani sono stati uccisi nella Seconda Guerra mondiale?” […] Se chiedi a qualsiasi cittadino russo, lui ti dirà il numero esatto.
Queste le parole di Solovyov dopo qualche minuto passato a raccontare la Grande Guerra Patriottica e a criticare la popolazione italiana, presumibilmente meno preparata su un tema di tale importanza. Quest’altro, invece, accompagnato da tanto di sorriso complice dell’interlocutore, è stato il commento di Citati che prova a spiegare la ragione di quella più scarsa preparazione e rilevanza di quegli eventi per gli italiani:
L’Italia ha avuto due posizioni differenti durante la guerra. Una nella prima parte, l’altra nella seconda.
Una scena penosa. La Seconda Guerra Mondiale è iniziata il 1° settembre 1939 con l’invasione della Polonia, subito dopo la stipula del patto di Molotov-Ribbentrop – dai nomi dei due ministri degli esteri sovietico e nazista rispettivamente – il 23 agosto 1939. Formalmente si trattava di un patto di non aggressione, ma conteneva un protocollo segreto di spartizione dell’Est Europa tra le due potenze. Venne stipulato al Cremlino con tanto di stretta di mano tra Stalin e Ribbentrop e il 17 settembre l’URSS intraprese l’invasione della “sua” metà di Polonia.

Stalin e Ribbentrop al momento della stipula del patto al Cremlino nel 1939
Proprio l’anno scorso abbiamo scritto delle celebrazioni del 9 maggio in Russia, della strumentalizzazione politica del “Giorno della Vittoria” e di come il termine Grande Guerra Patriottica non possa essere considerato sinonimo di Seconda guerra mondiale.
Parlare, come fa Solovyov, del numero di morti di una guerra ricordata solo a metà non è memoria storica, ma rimozione storica. Ovviamente, Citati non fa menzione di tutto ciò. Piuttosto, sposta il discorso sul film dedicato a Mussolini che il presentatore russo ha girato nel 2013, in riferimento al quale Solovyov dice:
Questa è la ragione per cui ho deciso di girare il film. Ho descritto una delle più affascinanti figure politiche del XX secolo, un giornalista che all’inizio amava non solo una donna russa […] ma anche l’idea russa di un movimento social-democratico e che ha studiato a lungo in Svizzera con il partito social-democratico russo, l’ex partito comunista […] Come odiasse Hitler e le sue oltraggiose idee razziste […] Come poi abbia tradito se stesso e trascinato l’Italia in questa tremenda Seconda guerra mondiale.
Giusto per intenderci: prima descrive con disprezzo Meloni dandole della fascista, ma poi racconta in un film di come la colpa di Mussolini sia stata quella di essersi alleato con Hitler, non quella di essere fascista. Si potrebbe pensare che, magari, per Solovyov il nazismo sia qualcosa di orrendo, mentre il fascismo – parafrasando – “abbia fatto anche cose buone”. Un articolo di Meduza risalente al 2020 sembra raccontarci proprio questo fin dal titolo:
Non è un buon momento per essere un nazista in Russia, ma i fascisti sono un’altra storia
L’articolo racconta di come, nel gennaio di quell’anno, Solovyov avesse ripostato una vecchia recensione del suo film in cui Mussolini era descritto come “uomo brillante”, che “ha dato al mondo una terza via che la Russia sta oggi parzialmente percorrendo” [!]. Sottolineiamo che il virgolettato riprende fedelmente le parole che l’articolista aveva dedicato al film, tanto che Navalny colse subito l’occasione per accusarlo di essere un fascista e il giorno dopo su RT venne pubblicato un articolo in sua difesa: si sosteneva che le relazioni tra Hitler e Mussolini fossero sempre state ostili e che solo a ridosso della guerra l’Italia sia diventata una brutta copia della Germania.
Interessante che, a distanza di pochi giorni dalla morte di Navalny, Solovyev affermasse di quest’ultimo:
La verità è semplice: era un nazista.
Insomma, Meloni sarebbe una fascista – ovviamente in senso dispregiativo – ma Mussolini un uomo brillante, infatti il fascismo è altro dal nazismo, tanto che il vero nazista sarebbe sempre stato Navalny. D’altronde, la verità è semplice, no?
Addirittura, al minuto 40:30, Citati prova a chiedere a Solovyov se, in quanto ebreo, possa essere considerato rappresentante della comunità ebraica russa e se ne esprima il pensiero. Nella sua risposta, però, l’argomento viene messo in disparte e Solovyov preferisce sottolineare come, nonostante le origini ebraiche e i lunghi periodi trascorsi all’estero – ad esempio negli Stati Uniti o in Italia – non abbia mai chiesto alcun altro passaporto se non quello russo, poiché la sua fedeltà va solamente alla madrepatria. Il fatto che egli insista molto su questo aspetto è assai rilevante, in quanto l’ex rabbino capo di Mosca ha affermato nell’ottobre 2022 che
Il regime [russo ndr] oggi ha facilitato la vendetta dei discendenti del KGB, l’FSB. […] Ma il KGB, come organizzazione, è ontologicamente antisemita. […]
Gli uomini del KGB o dell’FSB […] sono molto sospetti nei confronti dell’Occidente. Come sotto Stalin, stanno adottando l’accusa di cosmopolitismo giudaico. Dal 2014, abbiamo avuto questa valanga retorica contro l’Occidente, contro l’America. In questo contesto, gli ebrei sono sospettati.
Quelle parole sono quindi state pronunciate per orecchie russe in ascolto? Chiaramente non è possibile averne certezza. Invece, quello di cui siamo certi è che il numero degli ebrei che hanno lasciato la Russia per spostarsi in Israele ha subito un’impennata dopo l’invasione su vasta scala, tanto che nel giugno 2022 il ministro della Giustizia russo ha accusato l’Agenzia Ebraica Russa di aver violato la legge, permettendo a migliaia di cittadini russi di espatriare senza permesso. A settembre l’agenzia ha dovuto sospendere la condivisione di alcuni dati con la sede centrale in Israele, mentre l’ex rabbino capo di Mosca è fuggito dal Paese dopo essersi rifiutato di sottostare alle pressioni governative tese a ottenere il suo appoggio alla guerra. Poco dopo, consigliava agli ebrei rimasti in Russia di fare lo stesso.
Ovviamente, niente di tutto quanto abbiamo scritto fin qui è stato fatto notare da Citati a Solovyov, per cui ci viene il dubbio che potesse – e possa – non esserne a conoscenza. Si tratterebbe in questo caso di una grave mancanza di preparazione, vale a dire di professionalità. Oltretutto, tale impreparazione sembra spingersi ben oltre.
[I russi supportano Putin ndr] perché lui ci comprende. Perché vive la nostra stessa vita. […] Perché è con noi e noi l’abbiamo eletto, noi l’abbiamo votato. […] In Italia, in Germania, si può votare il cancelliere? No […] Sei sicuro che puoi eleggere Meloni? È stata eletta direttamente dal popolo? […] Per chi potete votare direttamente? […] Avete paura della voce delle persone comuni?
La risposta di Citati è stata:
In Italia pensiamo le stesse cose che stai dicendo, è vero.
Non solo quindi il bue dice cornuto all’asino, ma l’asino – forse proprio in quanto asino – gli dà ragione.
Una persona che si definisce un giornalista; che viene da un Paese in cui tutti i suoi colleghi di maggior successo, ma non allineati al governo, sono stati costretti all’esilio o sono morti; che ci racconta che il presidente del suo Paese è lì da vent’anni perché “ci comprende”; che descrive il fascismo positivamente fuorché per l’alleanza col nazismo; che passa le serate a dare dei nazisti ai cittadini del Paese che il suo presidente – quello che “ci comprende” – ha deciso di invadere, e che parla dell’uso dell’atomica come se niente fosse; una persona del genere non può in alcun modo venirci a fare la predica sulla democrazia.
Democrazia è quel luogo dove i giornalisti possono invitare e intervistare i peggiori soggetti in circolazione senza doversi preoccupare della loro carriera o della loro vita e dove in tanti hanno trovato rifugio dopo essere stati perseguitati nei propri Paesi di origine; dove né la scuola né il governo costruiscono alcuna fede nella madrepatria su un vuoto ammontare di morti privati di ogni voce; dove nonostante tanti usino a sproposito le parole, tanti altri provano a dare loro un senso; ma soprattutto, dove tutti parlano e chiunque può sostenere tanto che l’attuale presidente “non mi rappresenta” che quella in corso non è un’operazione militare speciale, ma una guerra, senza timore di essere arrestato.
Questo avrebbe dovuto dire Citati.
Conclusioni
L’analisi del collegamento con Solovyov potrebbe occupare diverse altre pagine, ma riteniamo di avere qui toccato i punti più importanti. In generale, esso è in grado da solo di mettere a nudo i profondi problemi di un certo giornalismo.
Concedere spazio a personaggi ben noti – e sanzionati a livello internazionale – per lasciarli esibire in un mix di falsità, omissioni e, nella migliore delle ipotesi, versioni degli eventi che ci siamo già sentiti raccontare mille volte da nostri connazionali – e non solo – in tutti i canali di informazione, non significa fare giornalismo, ma cavalcare lo scandalo del momento per fregiarsi della medaglia di “antisistema”, nella sola speranza di ottenere qualche visualizzazione e vendita in più.
Inoltre, l’inglese stentato di un giornalista chiamato a tenere una discussione con un interlocutore internazionale, il mancato approfondimento dei temi trattati – sia esso dovuto a mancanza di capacità o di volontà – l’approvazione e la pubblicazione di tutto ciò da parte della propria redazione, ci raccontano di una preoccupante mancanza di professionalità che va ben oltre il singolo giornalista e non si limita nemmeno alla singola testata. Basti qui ricordare lo “scandalo” delle liste nere di Zelensky, che di scandaloso hanno mostrato solamente la preparazione di certi inviati italiani e il modo in cui fin troppi giornali hanno riportato – o meglio, storpiato – le sue parole.
In ultima analisi, il caso qui trattato non è che l’ennesima conferma dei tanti problemi dell’informazione italiana che su BUTAC denunciamo da anni. La sua rilevanza sta piuttosto nella chiarezza con cui riesce a mostrarli tutti: un personaggio notoriamente di parte viene invitato a esprimersi, in concomitanza di uno scandalo, su uno dei temi più polarizzanti degli ultimi anni dalla redazione di una testata notoriamente schierata su posizioni affini. L’ospite ottiene visibilità, la testata spaccia la vuotezza contenutistica del suo operato per libertà di informazione e il pubblico ne esce più disinformato e polarizzato di prima.
Nel caso specifico, Citati non poteva evidentemente risparmiarsi nemmeno la seguente domanda:
Quindi tu credi che, propaganda da una parte, propaganda da quell’altra, è possibile arrivare alla verità?
Curiosamente, Solovyov ha evaso completamente la risposta spostando il discorso sul piano politico e blaterando di omosessualità, cristianità e valori morali perduti dall’Europa. A meno che per lui il significato di “verità” coincida con “quanto sostiene l’autorità politica che ci governa” (ovviamente, l’autorità “eletta” perché “ci comprende”, sia mai).
Una risposta ragionata potete trovarla nell’episodio numero due della nostra rubrica PANICO, dedicata proprio alla propaganda, mentre una risposta rapida ed efficace può essere quella che il professor Vittorio Emanuele Parsi ha dato, guarda caso, ad un giornalista ben più noto del Fatto Quotidiano:
Non si può dire la propaganda loro, la propaganda nostra, perché è una falsificazione. Non possiamo mettere sullo stesso piano le propagande […] di Goebbels e quella degli americani […].
Era propaganda quella, era propaganda quella di Goebbels, ma quello che c’è dentro è diverso. […] Mettere sullo stesso piano queste cose è un’operazione sottile di mistificazione dei fatti, non delle opinioni.
RC
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