FERMO-EMMANUEL-TESTIMONE

In tanti nelle ultime ore mi avete chiesto notizie dei titoloni che si vedono su blog e giornali e riguardano l’omicidio di Fermo.

Onestamente bastava leggere la notizia sulle testate verificate, quelle serie, per capire la storia al meglio, ma i link da siti come ItaliaPatriaMia, NewsItalys e similari si sprecano, ed evidentemente il nostro lavoro di “insegnare come si verifica una notizia” non attecchisce neppure con i lettori più incalliti.

Fermo, la vedova del nigeriano ucciso ritratta: “Mi sono inventata tutto, ero sotto choc”

È deprimente.

Ma veniamo ai fatti. Sì, è vero, la moglie del nigeriano ucciso ha spiegato una versione dei fatti differente da quella che alcune testate avevano riportato in prima istanza. Non ha detto che “si è inventata tutto” ma ha raccontato l’evolversi dei fatti in maniera più precisa, smentendo quelle che erano le affermazioni della prima ora. Come avevamo spiegato nell’articolo che abbiamo scritto in merito noi attendiamo le decisioni della squadra investigativa per capire meglio cosa sia successo, ma ciò non toglie che sia necessario fare chiarezza almeno su quanto riportato da queste sedicenti testate.

Non è che fosse così difficile districarsi tra bufale e verità, bastava leggere i giornali (quelli seri, non i blog fuffari e i siti che rappresentano l’estremismo italiota) nei giorni successivi per rendersi conto quanto la testimonianza della sposa di Emmanuel fosse confusa. Ma non è su quella che si sono basati i magistrati.

In prima battuta sembrava che a seguito delle offese che l’italiano, oggi in stato d’arresto, ha lanciato nei confronti dei due nigeriani lo stesso si fosse scagliato contro di loro, mentre la versione che viene riportata dalla sposa ieri dice che è il nigeriano ad aver alzato le mani per primo, per zittire l’italiano che la offendeva. E da lì è scattata la rissa che ha portato alla morte di Emmanuel.

Ma non è che i titoloni dei giornali il giorno dopo i fatti riportassero cose così diverse.

Si è sempre detto che Emmanuel è morto per aver difeso sua moglie dalle offese dell’italiano. Sulla cronologia delle botte le versioni variavano da testimone a testimone. Ma l’inizio di tutto sono state offese razziste lanciate contro i nigeriani  da parte dell’italiano.

Come spiega il Corriere:

Non cambia la ricostruzione dei fatti

La precisazione di Chinyere non cambia in ogni caso la ricostruzione dei fatti da parte dei magistrati. Ricostruzione che, sia nel provvedimento di fermo della Procura guidata da Domenico Seccia sia nell’ordinanza con cui il gip Marcello Caporale ha confermato il carcere per Mancini, si è sempre basata sulle dichiarazioni dei testimoni oculari non coinvolti nella vicenda e di quelli che sono giunti sul luogo dell’aggressione subito dopo, compresa una pattuglia della polizia municipale.

Non era così complicato capire, la stessa frase che vi ho evidenziato in grassetto c’è in tutti gli articoli seri che parlano della vicenda, come veniva spiegato bene anche prima della precisazione/ritrattazione di Chinyere. L’arresto dell’italiano si è sempre basato sulle testimonianze esterne alla vicenda e sui rilievi effettuati.

Sempre come spiega il Corriere:

Mancini d’altro canto non ha mai negato di aver rivolto epiteti razzisti a Chinyere e alla vittima (tra questi, «africans scimmia» e «negri di merda»), epiteti che hanno scatenato la reazione di Emmanuel. Continua però a dire di averlo fatto perché, convinto che stessero armeggiando insieme a un’altra persona di colore intorno a un’auto con l’intenzione di compiere un furto. La circostanza, tuttavia, non trova conferma in altre testimonianze.

Le cose sarebbero andate diversamente se invece che epiteti razzisti Mancini avesse usato altri termini? Non possiamo saperlo noi, come non possono saperlo i tanti che oggi gridano allo scandalo sostenendo che Mancini dovrebbe essere libero. Ma sicuramente l’uso di terminologia di quel genere ha contribuito all’evolversi dei fatti.

Non sono di buon umore oggi, i fatti di Nizza mi hanno scosso molto, ma vorrei raccontarvi un aneddoto. Tanti anni fa, con amici, ero in vacanza in Turchia, mentre visitavamo una caverna usata dai cristiani della zona come chiesa arrivò una comitiva di francesi. Dentro la caverna c’eravamo solo noi e loro che entravano. La guida che li accompagnava appena capito che eravamo italiani disse alla comitiva (in francese) “Attenzione, ci sono italiani, tenete sotto controllo zaini e portafogli.” Noi il francese lo capivamo, una delle ragazze con noi ha la mamma che vive proprio in Francia, ecco, se non c’erano gli amici a tenermi il mio primo istinto era stato di azzannare la giugulare della guida francese… E invece ce ne siamo andati facendo chiaramente capire che avevamo capito quanto detto dalla guida e che ci vergognavamo per loro.

Noi eravamo turisti in visita, calmi e rilassati, senza voglia di attirarci rogne, eravamo giovani mentre loro erano in media pensionati, non aveva senso replicare se non a parole, e così abbiamo fatto, ma la cosa poteva benissimo sfociare in rissa se al nostro posto ci fosse stato qualcuno che subisce attacchi di questo genere costantemente.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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