Il Gatto al Conad

maicolengel butac 23 Mar 2017
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Conad

Ovviamente non è vera la foto che tanti di voi stanno condividendo, è quello che oggi viene definito un “esperimento sociale”, post che appaiono sui social network e che sono fatti apposta per “studiare” le reazioni di chi li vede. A me onestamente questi E.S. stanno sulle scatole, li trovo tali e quali ai siti che pubblicano per lo più notizie false e scrivono in minuscolo in basso che sono “di satira”. In un paese col tasso di analfabetismo digitale come il nostro è ovvio che siano tantissimi a non comprendere e si indignino. Fa divertire quest’indignazione? A me no, ma evidentemente c’è molta gente che si sollazza così.

In questo caso mi pare di capire che l’intenzione di chi ha postato per primo l’E.S. fosse quella di mostrare come tutti ci indignassimo di fronte alla scritta GATTO quando invece l’originale CONIGLIO avrebbe fatto arrabbiare visitatori da altri Stati dove il coniglio è visto come animale da compagnia.

Ma si tratta di una sciocchezza. Sì, è vero che ci sono Paesi in cui il coniglio è considerato più animale da compagnia che da noi, ma lo mangiano anche, senza farsi grossi problemi. Mentre da noi il gatto (come anche il cane) non sono considerati comunque prelibatezze da gourmet vietate perché tabù.

L’idea pare lanciata da un’animalista che sulla sua pagina social difende cani e gatti (e tanti altri animali), e voleva proprio porre l’attenzione sul fatto che consideriamo diversamente un gatto e un coniglio quando sono entrambi esseri viventi. E io su questo potrei anche essere d’accordo, sono entrambi esseri viventi, e la loro vita ha comunque valore. Ma se decidiamo che siamo carnivori e accettiamo di mangiare animali diventa molto personale cosa vogliamo o non vogliamo mangiare. Mia moglie, inglese, trova sacrilego che in Italia si mangi il cavallo, il mio fruttivendolo indiano lo stesso pensa di chi ama la fiorentina, noi ci scandalizziamo per i cinesi che mangiano i cani.

Tutto il mondo è paese.

Detto ciò in Italia è vietato maltrattare animali d’affezione (e quindi mangiare – se non in estremi casi di necessità riconosciuti da un giudice), non è la prima volta che ne parliamo.

maicolengel at butac punto it
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