ARTICOLO AGGIORNATO

Gli svedesi si preparano alla guerra?

Davvero la Svezia si prepara alla guerra? O siamo di fronte all’ennesima notizia ribattuta dalle agenzie di stampa che riprendono a loro volta comunicati stampa che arrivano da testate faziose? Curioso che tutti i link che portano a testate svedesi autorevoli rimandino a un errore 404:

Sidan kunde inte hittas

Vi kunde tyvärr inte hitta sidan du sökte. (fel 404)

Si eccettuano quelle testate che sono notoriamente di parte e stanno soffiando il più possibile sul focolaio della disinformazione. Citare Aftonbladet oggi è come citare Breitbart, ovvero riportare informazioni apparse su una testata faziosa, che più di una volta è stata accusata di riportare storytelling manipolati. Ho già pronto un articolo che tratta la tematica, ma quando ho visto questo titolo su la Stampa ho ritenuto fosse il caso intervenire:

Bunker, coperte e fiammiferi. La Svezia si prepara alla guerra

La giornalista Monica Perosino che lo firma ha approfondito la situazione e ci siamo scritti via mail, vi riporto le sue parole che credo aiutino a comprendere il suo articolo:

La mia fonte non è né Aftonbladet né Christina Anderson (di cui ho riportato solo un quote citato in un’intervista di Aftonbladet), ma il gabinetto del Ministero della difesa, il portavoce dell’Agenzia svedese per la difesa civile (come correttamente riportato dal blog, una sorta di protezione civile svedese), nonché l’addetto stampa del premier. Interpellati telefonicamente dopo la pubblicazione della notizia sui quotidiani svedesi e su alcuni quotidiani americani hanno tutti confermato la correttezza dell’informazione, con un’eccezione: il premier ha voluto vuole sottolineare come la minaccia principale, soprattutto in vista delle elezioni, siano le inferenze – soprattutto in termini di cyber attacchi – di paesi terzi. A domanda: paesi terzi intendete la Russia? La risposta è stata affermativa. Che sia una mossa spinta da interessi politici in vista del voto di settembre non c’è dubbio, e spero fosse sufficientemente chiaro anche nel pezzo. Ci sarebbero molti punti su cui discutere ancora. Per questo vi ringrazio per il lavoro di analisi e se vorrete commentare o chiedere delucidazioni. Il nostro lavoro, soprattutto in tempo di fake news e troll, è molto più difficile, e solo un confronto costante ci permette di fare meglio.

La fonte delle affermazioni su Christina Andersson, portavoce di quella che potremmo definire la Protezione civile svedese, pare essere un’intervista da parte della testata svedese Aftonbladet. Il problema, come sempre, è cercare di stare attenti a cosa si riporta e come lo si riporta. Infatti, la dichiarazione della Andersson è questa:

Allora l’attenzione era solo sulla guerra, oggi la società è totalmente diversa. C’è una minaccia molto più complessa di cambiamenti climatici, attacchi terroristici, pandemie e impatto sull’informazione.

Sta parlando di un  libretto che viene distribuito nelle case di tutti gli svedesi da tempo, e spiega come comportarsi in situazioni di emergenza che potrebbero presentarsi all’improvviso. L’ultimo è stato inviato negli anni Ottanta, in clima di guerra fredda. Ne verrà inviato un altro a breve, che comprende anche iniziative da intraprendere in caso di attacchi terroristici o altri eventi gravissimi. Con quell'”allora” Andersson intende dire che l’ultima edizione si concentrava su questioni diverse, da allora il volumetto non è più stato distribuito, in quanto veniva inserito periodicamente con circa gli stessi suggerimenti alla fine dell’elenco telefonico. Ora (in realtà a inizio 2017) si è deciso di rivederlo e aggiornarlo, d’altronde sono passati più di trent’anni dall’ultima edizione.

Aggiornare le linee guida

Non è che sia una scelta così folle decidere di farne una nuova versione, anche la nostra Protezione civile negli anni ha aggiornato le sue linee guida per i cittadini in caso di emergenza.

Ma quello che fa specie, come vi dicevo all’inizio, è che molte delle testate svedesi che avevano ripreso il titolone allarmistico di Aftonbladet hanno cancellato gli articoli con quei toni, forse dopo essersi accorti che stavano contribuendo alla disinformazione, sull’onda di una Russophobia dilagante. Cos’è la Russophobia ve lo spiego a breve in un altro articolo.

Om kriget kommer

La cosa che mi dà più fastidio è che La Stampa nel suo articolo dica così:

…l’opuscolo, dal titolo provvisorio – ed evocativo – «Se arriva la guerra», che raggiungerà le case degli svedesi a partire da giugno.

Quel titolo non ha nulla di evocativo o provvisorio, è il nome dell’opuscolo per le emergenze, lo usano in Svezia da oltre settant’anni; non è evocativo per la situazione attuale, è il nome di quell’opuscolo, oltretutto basta cercare per scoprire che la decisione di aggiornare l’opuscolo risale all’inizio del 2017, con in programma di distribuirlo in tutte le case da giugno 2018. Non mi pare che si tratti di qualcosa di sentito come emergenza se dal momento in cui si è dato l’ordine di un aggiornamento al momento della distribuzione passa un anno e mezzo, voi che dite? Da noi, quando si sono pubblicate agiografie di politici in vita, dalla loro elezione alla pubblicazione dei libricini sono passati pochi mesi (e non erano pubblicazioni che avessero alcuna utilità).

Aftonbladet kultur

Non rendersi conto che stiamo contribuendo costantemente a una disinformazione di massa è grave. Purtroppo le testate che hanno cercato di fare chiarezza sui fatti sono davvero poche, sia in Italia che all’estero. The Local ha pubblicato un articolo che ritengo sufficientemente chiaro in merito. Ma sono tante, tantissime quelle che hanno ripreso da Aftonbladet, complice il fatto che il primo a riprendere da lì sia stato il Financial Times. Nessuno, ma proprio nessuno, invece, ha messo sul piatto della bilancia le accuse molto dirette fatte dall’Istituto svedese per gli affari interni, che accusava già l’anno scorso Aftonbladet:

I en rapport från utrikespolitiska institutet pekas Aftonbladet Kultur ut för att sprida Putins världsbild.

In un rapporto dell’istituto di politica estera, Aftonbladet Kultur è stato indicato come sostenitore e diffusore della visione del mondo di Putin.

Ma io sono solo un blogger in pigiama, di politica estera e verifica dei fatti non capisco nulla.  Quello che ritengo sia molto chiaro è che la guerra delle fake news è appena cominciata.

maicolengel at butac punto it

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