Iene, plichi e brogli alle elezioni

maicolengel butac 13 Nov 2017
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brogli elezioni
Quella che segue è una veloce analisi a caldo di quanto riportato da Le Iene il 12 novembre. Tra i tanti servizi della serata hanno parlato di brogli elettorali sui voti dall’estero. Io non voglio fare il solito blogger in pigiama, ma ci sono alcune cose che nel loro servizio non mi tornano. Vengono intervistati italiani all’estero che non hanno ricevuto i plichi, Razzi che parla di plichi che vengono recuperati nella spazzatura, persino un soggetto anonimo che sostiene di aver fatto un accordo con un postino italiano per recuperare plichi di schede.

Io guardavo il servizio e continuavo a pensare che c’era qualcosa che non andava nel racconto, mi ricordavo qualcosa che avevo già trattato su BUTAC. Le regole sul voto dall’estero sono le stesse dal 2001, ne parlavamo nel 2016. Non vi sto a riportare l’articolo precedente, anche perché è per lo più un riportare a sua volta la legge in vigore, la 459 del 27 dicembre 2001. Che prevede innanzitutto che le schede vengano inviate ai consolati, solo il quantitativo preciso richiesto, quindi se tu non l’hai espressamente richiesta la scheda o meglio se non sei iscritto nel registro AIRE, pur essendo cittadino italiano, non ti arriva. Da nessuna parte nel servizio delle Iene vedo chiedere agli intervistati se loro abbiano fatto richiesta di scheda elettorale. Sono i consolati a provvedere al recapito delle schede agli elettori del Paese, usando solitamente servizi di posta certificata. Una volta votato occorre inserire nella busta anche il tagliando elettorale, perché una volta spedito indietro il tutto verranno conteggiati validi solo i voti di chi ha presentato un tagliando appartenente a un soggetto che ha fatto espressa richiesta di voto. 

Non è così facile riuscire ad aggirare la cosa senza l’espressa complicità di soggetti che abbiano richiesto la scheda per poi consegnarla insieme al tagliando al politico di riferimento, non trovate? A quel punto non sarebbe più semplice che votassero direttamente per il politico con cui avrebbero fatto combutta? Davvero fatico a comprendere la logica degli eventi, e il perché non raccontare come funziona il voto dall’estero.

Prima di lasciarci vorrei fare un’altra piccola precisazione: nel servizio si vede Razzi, e vengono fatte accuse a lui stesso sulla raccolta di plichi, ma tra il racconto della compravendita di cui sopra e le foto con gli elettori che compilano le loro schede di fronte a Razzi c’è differenza. Quello che si vede nelle foto non è altro che l’estremo di quello che sarebbe sensato. Siamo di fronte a supporter del politico che a una manifestazione in sua presenza vogliono dimostrare l’assoluta fedeltà alla persona. Parliamo di comunità piccole, dove è facile identificare chi vota per chi, e non se ne fa segreto, magari sperando nella protezione dell’importante politico. Sia chiaro, non vedo meno dolo, ma almeno manca la compravendita. Si parte però dal presupposto che ognuno di quegli italiani all’estero abbia consegnato a Razzi anche il tagliando, altrimenti i voti sarebbero tutti non validi. Tutto questo purtroppo dimostra l’asservimento di una certa classe elettorale nei confronti del politico di riferimento, qualcosa a mio avviso doveva finire negli anni ’80 – o ancor meglio mai cominciare; devono essere loro al servizio del cittadino, non l’opposto.

Sia chiaro, questo non significa che non esista possibilità di brogli, e per questo bisogna sempre vigilare ed avere normative che permettano un corretto svolgimento delle pratiche elettorali. Ma nel caso raccontato dalle Iene a mio parere i buchi sono visibili a tutti.
Abbiamo solo raccontato una st…
acc…
No quelli sono gli altri, io ho cercato solo di raccontarvi brevemente i fatti, quelli che a mio avviso al servizio delle Iene mancavano.
maicolengel at butac punto it

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