Il biossido di titanio e le mascherine

maicolengel butac 26 Ott 2020
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Amo i modi sensazionalistici con cui si fa informazione nel nostro Paese, probabilmente succede anche all’estero, ma io vivo in Italia ed è il nostro giornalismo che mi viene segnalato ogni giorno.

Stavolta mi avete mandato un servizio del Tg Regionale Rai dal Veneto. Servizio che titola così:

Titanio cancerogeno nelle mascherine, la denuncia di Adiconsum Veneto

Un titolone che preoccupa, ovviamente, non fosse che prima di preoccuparsi troppo andrebbero fatti quegli approfondimenti che nessuno nella redazione del Tg3 veneto ha pensato di fare, mandando in onda l’allarme di un’associazione consumatori così, senza aggiungere né spiegare niente.

La prima cosa che vi vorrei riportare è che Adiconsum spiega che il titanio a cui fanno riferimento è presente nel gruppo 2B dello IARC, quello delle sostanze che potrebbero essere cancerogene per l’uomo. Non ci sono prove che lo siano. Come spiegava AIRC:

Quando leggiamo che una sostanza o un agente è stato inserito in una delle liste dello IARC, non è il caso di farsi prendere dal panico. È necessario capire quali sono i reali livelli di rischio ed entro che dosi e limiti vale la pena di preoccuparsi davvero.

Il gruppo 2B di cui fa parte il biossido di titanio comprende anche l’aloe vera, ma non vedo Adiconsum scatenarsi contro tutti quei prodotti che la contengono. Sempre nel gruppo 2B, giusto per completezza, abbiamo lavorare nelle lavanderie a secco, fare i vigili del fuoco, i falegnami, lavorare nell’industria tessile, occuparsi di stampe. Adiconsum si è scagliata contro questi? Non mi pare…

Un vecchio detto diceva che è la misura che fa il veleno, e difatti anche il monossido di diidrogeno può essere letale se assunto senza limiti. Il biossido di titanio di cui si parla mi risulta essere presente ad esempio in tantissime marche di dentifricio, ovunque nel mondo eccetto in Francia, dove dal 2020 è stato bandito. Bandito però non sulla base di nuove prove che lo certificano come pericoloso, ma solo sulla base del solito principio di precauzione sfruttato per l’olio di palma (e che si cerca di cavalcare per il glifosato).

Il biossido di titanio lo si usa nei medicinali, nel cibo, nei dentifrici, senza che le dosi usate abbiano mai preoccupato i ricercatori dello IARC, che altrimenti l’avrebbero inserito in una classe superiore di rischio cancro.

Le foto con la Guardia di finanza che controlla le mascherine non hanno nulla a che vedere con la presenza del biossido nelle stesse. Ci sono stati controlli a campione, e magari anche qualche sequestro, ma non correlati alla denuncia di Adiconsum.

Un membro di Adiconsum intervistato dal Tg3 riporta:

Noi non entriamo nell’argomento se potrebbe essere pericoloso o non è pericoloso, sta di fatto che noi vogliamo che il consumatore sia informato…

A me sembra la classica paraculata. Allarmiamo su questa storia, chiamiamo le redazioni dei giornali, facciamo intendere che sia una sostanza notoriamente pericolosa e poi concludiamo dicendo che non siamo noi a doverne certificare i rischi…

Esistono persino studi sulla funzionalità del biossido di titanio come sostanza usata nelle mascherine, studi che spiegano perché le sue nanoparticelle aiutano nel bloccare le sostanze pericolose per noi.

I giornalisti del Tg3 Veneto dovrebbero fare un nuovo servizio dove spiegano queste cose ai loro spettatori e siti e testate che ne hanno parlato, fossero gestiti da gente seria, dovrebbero fare lo stesso. E invece vedrete che si arriverà allo stesso che avvenuto in Francia, un tentativo di messa al bando di una sostanza su cui ad oggi non esiste alcuna prova che possa fare male al corpo umano, non più che lavorare al lavasecco, e molto meno che fare la parrucchiera od operare il forno a legna…

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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