No ragazzi, non buttatevi a pesce anche voi, non è che se una storia appare su BUTAC significa che è una bufala, o che ho potuto verificarla appieno. Ma siete in tantissimi ad avermi segnalato questa vicenda. Ero stato taggato già la mattina del 20 maggio appena il post col “video denuncia” ha cominciato a circolare in rete.

Avevo subito detto la mia:

Il problema è che nello stesso video viene detto “oltre ad altre motivazioni tra cui un diverbio con una mamma”… quindi non è stata “sospesa per aver letto il diario” ma per tante cose tra cui quella. Quali cose? Come sono giustificate nella sospensione, che peso è dato al diario? Tutte domande che purtroppo senza risposta non permettono alcuna analisi…

Il video denuncia sui social però ha continuato a circolare e chi come me ha espresso dubbi sui fatti si è visto rispondere con ulteriori elementi alla storia. Elementi che non potevo in alcuna maniera verificare ma che ritengo sia importante riportare.

…ovviamente la ragione del “plagio”, ossia la lettura del Diario di Anna Frank le è stato detto a voce. Molto furba il dirigente scolastico, sa perfettamente che il Giorno della Memoria è una legge dello Stato

Poi arriva la bomba, ANSA (e Rosalba Reggio del Sole 24 Ore su Twitter) dicono che da una verifica delle motivazioni per la sospensione è saltato fuori che è stata inflitta all’insegnante per aver tirato uno scappellotto a uno studente. Io le motivazioni non le ho in mano, quindi non posso dirvi che le ho lette e verificate. Su Repubblica poi ci viene raccontato altro ancora:

“La docente – spiega il’avvocato Dario Fina – è stata accusata di maltrattamenti nei confronti di un bambino e di plagio politico. Questi presunti maltrattamenti non sono stati confermati né dalla compagna di banco dell’alunno che avrebbe subito uno scappellotto né dalle altre maestre che erano presenti in classe. Mentre il plagio si sarebbe concretizzato attraverso la lettura di alcuni brani del Diario di Anna Frank”.

Mio figlio “si è risentito quando ha ricevuto lo scappellotto”, scrive la madre su Whatsapp alla maestra dopo le lamentele del bambino. E la maestra replica: “Anche io mi risento quando mi fa sgolare perché non ha studiato o devo rimproverarlo continuamente perché sempre disattento”. E’ il contenuto dei messaggi che si sono scambiati sul social network la madre e l’insegnante dell’alunno che sarebbe stato colpito con uno scappellotto dalla maestra poi sospesa due giorni dalla scuola elementare del Catanese in cui lavora.

E comunque lo scappellotto è dato sempre in modo affettuoso – scrive ancora la maestra in un messaggio il cui screenshot è allegato alla denuncia alla dirigenza scolastica – specie se gli ho ripetuto come fare una cosa 10 volte. Non sono la baby sitter. E dovreste interessarvi di più al loro profitto scolastico”.

Quindi, dallo scambio via Whatsapp allegato alla denuncia appare chiaro come la stessa insegnante ammetta uno scappellotto, dato “in modo affettuoso”, ma comunque scappellotto.

Anche se poi La Stampa pubblica un ulteriore aggiornamento verso sera:

L’episodio risale allo scorso febbraio, i due giorni di sospensione sono avvenuti a fine marzo e i genitori di tanti alunni della scuola in quell’occasione avevano protestato con la preside, facendo anche un sit-in davanti alla scuola. «Il provvedimento di sospensione è stato preso nonostante l’episodio dello schiaffo, riferito dal bambino, non sia mai stato accertato – dice l’avvocato della insegnante, Dario Fina, citando la testimonianza di una seconda insegnante presente – mentre si fa riferimento all’apologia politica, ritenendo inopportuno il metodo di insegnamento con la lettura del “Diario di Anna Frank”: i bambini di terza elementare non avrebbero una coscienza strutturata e sarebbero a rischio emulazione. Tutte cose che abbiamo contestato nel ricorso».

Purtroppo tutta questa storia è stata cavalcata male, malissimo. La candidata alle europee che l’ha resa virale in rete invece che raccontarci per filo e per segno cosa riportasse la denuncia che ha portato alla sospensione dell’insegnante ha cavalcato solo la questione Anna Frank, questione però che nelle motivazioni non risulta in alcuna maniera. Il plagio politico non è documentabile visto che nessuno di noi è in classe con quell’insegnante e non possiamo sapere come faccia lezione. Quindi l’idea è che l’insegnante sia stata sospesa per lo scappellotto, anche se tra la versione pubblicata da Repubblica e versione della Stampa c’è qualcosa che stona. In una si parla di messaggi Whatsapp che dimostrerebbero  che l’insegnante ha dato lo scappellotto (ma affettuoso) mentre in quella de La Stampa si dice che sia stata fatta denuncia per diffamazione in quanto non esistono prove dello scappellotto. Io onestamente non so che pesci pigliare.

E qui mi fermo, perché come detto all’inizio è una di quelle storie che non permettono verifiche che tolgano ogni dubbio. Ed è per questo che fin dall’inizio ero contrariato dalla viralità del video della candidata alle europee. Come sono contrariato da quanti giornali, pur di cavalcare una storia acchiappaclick, l’abbiano riportata inizialmente in maniera totalmente acritica. Senza un approfondimento, senza nemmeno un po’ di spirito critico ad evidenziare i buchi che aveva fin dall’inizio.

Diffondere storie di questo genere senza approfondimenti è parlare alle pance. Giustissimo vigilare su episodi di discriminazione specie di questo genere, ma bisogna farlo per bene. Evitando di diffondere una storia senza avere in mano tutti gli elementi del caso. Elementi che tutt’ora a mio avviso restano con dubbi e buchi che andrebbero spiegati bene da dirigente scolastico e legale dell’insegnante. Che era in fondo la prima cosa che avrebbero dovuto fare. Ma siamo nel Paese dove per un like in più ce ne freghiamo dello spirito critico e della correttezza dell’informazione.

Non posso aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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