Il latte italiano con tracce di farmaci

maicolengel butac 30 Gen 2020
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Questa è una di quelle notizie che hanno circolato un po’ ovunque, e non si tratta di una bufala, i fatti raccontati sono corretti, è vero che sono state trovate tracce di farmaci nel latte.

La notizia però, raccontata velocemente, e riprendendo articoli un filo allarmistici, è di quelle che vanno spiegate in maniera corretta, senza bisogno di spaventare il lettore.

Riporta la Repubblica, riprendendo Il Salvagente:

Antinfiammatori, cortisonici e antibiotici. È quanto ha trovato un test del mensile Il Salvagente, dal 24 gennaio in edicola, in 21 confezioni di latte, fresco e Uht, di alcuni dei principali marchi italiani comprate in supermercati e discount. In più della metà delle confezioni sono state rilevate tracce di farmaci. Le più frequenti dexamethasone (un cortisonico), neloxicam (antinfiammatorio) e amoxicillina (un antibiotico), in concentrazioni tra 0,022 mcg/kg e 1,80 mcg/kg.

Quello che non riporta Repubblica, e con lei le tante testate che hanno ripreso l’articolo de Il Salvagente, è che queste tracce sono tutte nei limiti di legge, limiti fissati già in partenza con moltissime precauzioni. Per capirci, se la scienza ci dice che 1 è sicuro per il conusmo umano, il limite viene fissato a svariate volte di meno, proprio per avere un largo margine di sicurezza. Anche in caso di consumo fuori norma di un determinato alimento.

Limiti fissati proprio per salvaguardare la salute dei cittadini, limiti che possono essere modificati sulla base di studi che ne certifichino la necessità. Studi che ad oggi non esistono, anche se a tanti piace che vi allarmiate. Sì, è vero che stiamo sviluppando un’antibioticoresistenza che preoccupa, ma gli studi dicono che è colpa dell’uso a volte sconsiderato che ne viene fatto, non (almeno non in misure preoccupanti) responsabilità degli antibiotici che assumiamo inconsapevolmente con altri alimenti.

Sarebbe il caso specificare tutte queste cose negli articoli che trovano spazio su testate nazionali, evitando facili allarmismi, evitando titoloni acchiappaclick, e invece, specie online, ho visto pochissimi spiegare questa semplice nozione.

Il tutto ha portato Assolatte a rilasciare un comunicato stampa, ripreso per ora da pochi tra cui NextQuotidiano, che riporta:

Secondo l’associazione, le analisi sui campioni di latte presi in considerazione “confermano la totale assenza di qualsiasi rischio per i consumatori: infatti le micotossine sono risultate completamente assenti in tutti i campioni e le tracce di antibiotici, cortisonici e antinfiammatori ritrovate in alcuni campioni sono su livelli ampiamente al di sotto di quelli di legge”. L’Italia, aggiunge Assolatte, “ha il sistema di sicurezza alimentare più rigoroso che esiste al mondo”. “Troviamo ingiustificabile – conclude la nota – gettare ombre così pesanti e inutilmente allarmistiche sull’intera filiera, generando infondate preoccupazioni nei consumatori e compromettendo la fiducia che i consumatori ripongono nelle aziende lattiero casearie e nella qualità di un prodotto nutrizionalmente fondamentale come del latte”.

Purtroppo sono poche le testate che finora hanno corretto il tiro dei loro articoli aggiungendo la nota di Assolatte come premessa delle informazioni riportate. Anche così si contribuisce alla piaga della disinformazione.

Ritengo che una testata giornalistica, prima di pubblicare un articolo potenzialmente allarmistico e che colpisce direttamente dei produttori, debba chiedere lumi all’associazione di categoria di riferimento. Nel caso non sia possibile farlo in tempi brevi (quelli giornalistici a volte sono davvero veloci, forse troppo), per evitare di mancare la notizia, sarebbe il caso chiedere un parere esterno a un esperto della materia.

Non credo serva aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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