POZZOINFERNO

Ci risiamo: puntualmente saltano fuori leggende metropolitane dimenticate (noi preferiamo chiamarle bufale).

Stavolta il sito Gazzettino Web ci vuol far credere ciò che da quasi 20 anni qualcun altro ha provato a farci credere, cioè che si possono sentire le grida dei dannati dal POZZO DELL’INFERNO.

Il “Well to Hell” (Pozzo dell’inferno, appunto) sarebbe un presunto pozzo, sito in Russia, che sarebbe stato presumibilmente forato così in profondità al punto tale da sfondare le porte dell’inferno.

Al che ci sorge subito una prima domanda: ci sono forse delle prove scientifiche che l’inferno sia sottoterra? Questa vecchia leggenda metropolitana, oggi sdoganata come bufala per creduloni, sta circolando su internet almeno dal 1996 ma già se ne parlò diffusamente nel 1989 in una trasmissione televisiva su Trinity Broadcasting Network (TBN) una emittente americana. Insomma, il gazzettinoweb per accalappiare clic pecca un po’ di iniziativa giacché ci ripropone una minestra riscaldata, trita e ritrita.

La storia narra che un team di ingegneri russi, guidato da un sedicente “Mr. Azzacov”, in un luogo siberiano di cui non si rivela il nome (altro elemento classico delle bufale: la carenza di nomi e luoghi esatti)  avrebbe forato un buco nel terreno profondo  14 km trovando una cavità. Incuriosito da questa inaspettata scoperta, avrebbe calato nel pozzo un microfono resistente al calore ed altre non meglio specificate apparecchiature “sensoriali”. Dal fondo del pozzo, la cui temperatura misurata sarebbe stata di  1.090°C  si dice provenissero le urla tormentate dei dannati, che sarebbero poi state registrate e quindi diffuse ed ascoltabili come nell’articolo fuffa citato. Peccato che dette urla dei dannati siano riconducibili alla colonna sonora del film horror del 1972 “Gli orrori del castello di Norimberga”

Qualcosa di reale tuttavia esiste: in Unione Sovietica, più precisamente nella penisola di Kola, si era forato per  circa 12 km l’omonimo pozzo, sito al confine con la Norvegia e la Finlandia. Nel 1989, a di 12.262 m. di profondità trovarono alcune anomalie geologiche, ma niente dannati che urlano. Siccome si perforava con temperature di  180 ° C, si decise di stoppare le trivellazioni in quanto i costi divennero eccessivi, anche se va precisato che sulla soglia dei 200°C è ancora possibile trivellare gli strati rocciosi (pur con i dovuti costi), non certo a 1000°C.

Il racconto fu poi pubblicato nel 1990 dal Ammennusastia, una pubblicazione di un gruppo di pentecostali cristiani della Finlandia occidentale. La prima svolta però la diede Ricco Buhler, che intervistò i redattori, rilevando che la storia era basata su ricordi di una lettera mandata al giornale Etelä Soumen (o Etelä-Suomen Sanomat). Quando Buhler contattò l’autore della lettera, scoprì che il tutto era tratto da un ulteriore racconto che appariva in una pubblicazione cristiana finlandese di nome Vaeltajat, risalente al luglio 1989. L’editore della pubblicazione a sua volta affermò che l’origine proveniva da un’altra pubblicazione chiamata Jewels of Jericho, edita da un gruppo di ebrei messianici in California. Insomma, quasi una catena di S. Antonio… Al che  Buhler si fermò su ulteriori ricerche.

Ma i tabloid Americani presto ripresero la storia e contemporaneamente cominciarono ad apparire anche file audio in vari siti Internet fino all’emittente in rete già citata TBN, che sostenne che ciò fossero le prove dell’inferno (cosa si fa per l’audience!).

Åge Rendalen, un insegnante norvegese che sentì la storia su TBN durante la visita negli Stati Uniti, disgustatosi per  la credulità popolare, (un precursore di Butac?)  Rendalen decise di approfittare della burla a spese della TBN:  scrisse alla rete, sostenendo che in origine egli non credesse al racconto ma in un secondo tempo, tornato in Norvegia, lesse che non solo che il pozzo maledetto era reale, ma che dal pozzo usciva pure un pipistrello che si liberava in volo. Per completare la sua burla, Rendalen volutamente mal tradusse un articolo norvegese presentandolo assieme alla traduzione in inglese a TBN. Incluse infine anche il proprio nome e quello di un amico pastore, completi di numero di telefono e indirizzo, in modo che l’amico, a conoscenza del falso, potesse esporre la propria testimonianza a tutti coloro che avessero chiamato in cerca di verifica. TBN non fece nulla per verificare le affermazioni di Rendalen, e mandò in onda la storia come prova della validità dell’originale.

Esistono ovviamente altre varianti alternative del Pozzo dell’Inferno meno diffuse. Nel 1992 il tabloid Usa Weekly World News pubblicò una versione alternativa della storia, secondo la quale tale pozzo era situato in Alaska, dove 13 minatori furono uccisi dopo che Satana ruggì fuori dall’Inferno.

Simpatico vero?

Lola Fox

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Seguace di San Tommaso, sento di dover mettere il naso dappertutto ma quasi sempre sento solo puzza di fuffa100%. E sul rapporto causa-effetto nutro qualche preoccupazione: sono i bufalari e/o gombloddisdi a creare creduloneria, o è questa a indurre bufale ? Di certo è che la grande massa internauta non è preparata ad una informazione libera si da controlli di potere, ma anche da verifica della fonte.