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Ieri sera una mamma dal gruppo Facebook “Consigli da mamma a mamma”, dove quando posso aiuto con la verifica delle fonti, mi ha chiesto l’amicizia; come faccio sempre prima di accettare una richiesta da qualcuno che non conosco nella vita reale sono andato a dare un’occhiata al suo profilo, e l’ultimissimo post che aveva postato era questo:

Adesso gira questa foto. No, non è una nostra spiaggia. No, non devono tornare nel loro paese per potersi esprimere così. Ci sono già. La foto risale allo scorso anno e riguarda la spiaggia di Agadir in Marocco.
VI PREGO, NON CREDETE A TUTTO CIO’ CHE VIENE PUBBLICATO ONLINE!!!
Ci ho messo meno di un minuto per smentire la notizia. Siate furbi e non degli UTONTI!!!

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A cui faceva seguito il link all’articolo originale del 2015. Ho ovviamente subito accettato la sua amicizia, avere attorno persone così migliora la qualità della mia bacheca social. Oltretutto a scorrere la sua bacheca troviamo altri post del genere, a dimostrazione che non si è trattato di un singolo caso. Io vorrei stringere la mano a questa mamma, a suo marito, ai suoi genitori. Perché questo si chiama dire le cose in maniera chiara.

La foto, purtroppo, sta davvero circolando da qualche giorno, prima sul web oltreoceano e successivamente è arrivata anche sulle bacheche dei social italiani.

Come spiegava la mamma in questione la foto è del 2015, non è una campagna mondiale, ma solo la richiesta di un gruppo di surfer marocchini che in questa maniera chiedevano ai turisti di evitare una specifica spiaggia di Agadir se volevano indossaere bikini durante il Ramadan.

Nell’articolo del 2015 su MoroccoWorldNews che raccontava la situazione si evidenziava anche come la vicenda potesse non essere positiva per il turismo della zona.

“It seems that a number of Moroccans do not appreciate that that there is a separation between their personal life and the lives or choices or others,” a local resident who works in the tourism sector told MWN on the condition of anonymity.

“It should remain so, especially when it comes to tourists who visit Morocco and contribute to the economy of the country,” he added.

This kind of initiative might discourage those tourists willing to visit Morocco from booking their flights, further deepening the crisis in the Moroccan tourism industry,” he concluded.

In an interview with the Moroccan weekly magazine Finance News on June 11, the Moroccan Minister of Tourism, Lahcen Haddad said that the tourism sector is facing one of its most serious crises in two decades due to the political instability affecting North Africa and the Middle East.

Far girare una foto del genere, ad un anno dai fatti, senza geolocalizzarla e spiegarla è sciocco, davvero sciocco, ma chi lancia questo genere di “notizie virali” sa bene che sta per fare disinformazione, lo fa di proposito, con l’intento di parlare alla pancia dei suoi “amici” (troppo stupidi o pigri per fare la benché minima verifica) e così la foto gira, e da una campagna localizzata a una singola spiaggia marocchina nel 2015 si trasforma in una campagna mondiale per vietare i bikini in spiaggia durante il Ramadan, indignando, istigando all’odio.

Facilissimo che a noi in occidente risulti strano un divieto del genere, sulle nostre spiagge vediamo abitualmente bikini e topless, ma sapete benissimo che ci sono sindaci che hanno vietato il circolare in bikini, anche in città di mare note come Riccione:

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Voi direte, beh ma è per una questione di decoro della città, certo, come ad Agadir è una questione di rispetto per la religione della zona.

Non credo sia necessario altro.

maicolengel at butac punto it

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