Dato che tutto è un complotto o una montatura, l’eroico Rosario Marcianò non ha potuto esimersi dal condividere le sue brillanti deduzioni sul virus Ebola!

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Si ripetono le incongruenze occorse nei casi precedenti (Spagna e Stati Uniti), cioé persone senza protezione alcuna circondano rilassate la “zona protetta”. E’ chiaro quindi che siamo di fronte ad una farsa preparata a tavolino. L’obiettivo? Atterrire l’opinione pubblica e, nel contempo, sponsorizzare nuovi vaccini e farmaci. Le farmaceutiche ringraziano.

Ancora non ho capito come un beota del genere possa essere seguito da un qualsiasi numero di persone maggiore di zero: è un mistero che non verrà mai risolto, me lo sento. Bisogna comunque dire che il suo profilo Facebook è seguito da meno di 3 mila persone, mentre pagine che ripropongono la stessa foto di Toto Cutugno ogni giorno ne hanno più di 42 mila – quattro gatti, a confronto!

Detto questo, cerchiamo di capire quello che si vede nella foto e come avviene la trasmissione di Ebola.

Siamo di fronte ad un bivio: o ci fidiamo di cazzari come Tanker Enemy e simili, o cerchiamo informazioni da chi è coinvolto direttamente con la gestione della epidemia. L’accusa mossa da questo tipo di foto è quella di non essere coerenti con quanto si è detto finora su Ebola. Il che non è vero. Le informazioni che vi propongo sono oramai “vecchie”: le avrete sentite ripetute su Internet o in TV migliaia di volte, ma repetitia juvant.

Partiamo dalla risorsa più facile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

The risk of Ebola transmission is low. Becoming infected requires direct, physical contact with the bodily fluids (vomit, faeces, urine, blood, semen, etc.) of people who have been infected with or died from Ebola virus disease

Il rischio di contagio di Ebola è basso. Per venire contagiati è necessario un contatto fisico diretto dei fluidi corporei (vomito, urina, sangue, seme, ecc) di persone già infette o decedute per colpa della malattia.

Questo frase riassume praticamente tutto quello che abbiamo bisogno di sapere. Il virus Ebola non sopravvive fuori dal corpo dell’ospite. Restare nella stessa stanza di un malato non è sufficiente per infettarsi: è necessario il contatto diretto con i liquidi corporei di una persona malata e che manifesti i sintomi della malattia.

  • Se viaggio in aereo con una persona infetta ma che non mostra i sintomi (febbre, forte mal di testa, dolore muscolare, diarrea, vomito, dolori addominali ed emorragie) è estremamente improbabile che possa essere infettato
  • Se viaggio in aereo con una persona malata che manifesta i sintomi di questa febbre emorragica rischio il contagio solo se vengo a contatto con i suoi liquidi corporei

Il personale che dovrà avere un contatto o che rischia il contatto col paziente deve essere protetta adeguatamente. Il malato in questione viaggiava all’interno di una barella speciale detenuta solamente dall’Italia e dal Regno Unito

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Tutto il personale che si occupa del trasporto della barella inquadrato nel video linkato dal Signor Nò è munito di quanto previsto – occhiali, mascherina, guanti, cappuccio, tuta e copriscarpe. Potete notare la cura con la quale spostano il malato sulla barella che verrà poi caricata nell’ambulanza.

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Il momento del passaggio di barelle

Chi era a bordo dell’aereo e non aveva necessità di contatti col malato o con la barella speciale non aveva bisogno di queste protezioni. Soprattutto in questo caso, grazie alla barelle chiamata ISOARC, ad alto biocontenimento e munita di appositi filtri ad altissimo livello di protezione, il rischio di contagio è azzerato per chi non viene in contatto col malato. Come potete vedere dalle foto, tutti gli operatori coinvolti nel trasporto in barella sono protetti. Come si può trovare sempre sul sito dell’OMS

A fundamental principle guiding the selection of different types of PPE was the effort to strike a balance between the best possible protection against filovirus infection while allowing health workers to provide the best possible care to patients with maximum ease, dexterity, comfort and minimal heat-associated stress. Heat-associated stress while wearing impermeable PPE is of particular concern as it can place health workers at increased risk of accidental exposure to filovirus. It also limits the amount of time workers can remain in PPE while providing patient care. Health workers, nonetheless, should use PPE as recommended to protect them from virus exposure.

Le protezioni del viso – dunque delle mucose di naso, occhi e bocca – sono molto importanti in quanto fungono da porta principale per i virus come Ebola. Presentano comunque problemi legati al calore: non si riesce ad indossarle per troppo tempo, come chiunque abbia mai indossato una mascherina o degli occhiali sa benissimo. Considerato che le persone nei cerchietti di Banfer Enemy non sono in contatto con il paziente, il quadro è abbastanza chiaro: è ovvio che in assenza di un trasporto adeguato cambia tutto.

Strakkino fa riferimento anche ad un caso precedente (questo) dove si vede un uomo completamente senza tuta.

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Anche in questo caso valgono le stesse considerazioni fatte finora: la malata è isolata in una tuta apposita e l’uomo, supervisore medico della compagnia aerea, non la assiste direttamente e non entra mai in contatto con lei.

Ovviamente chi vuole credere al complotto a tutti i costi non si farà convincere sicuramente dal senso critico. Le parole dei santoni come Puppanò valgono molto di più di quelle di chiunque altro per i suoi adepti. Chi è causa del suo mal…

P.S.: uè Rosy, sto ancora aspettando di essere inserito nella lista dei normalizzatori. Penso di aver guadagnato il diritto per tutte le volte che ti ho smerdato!

P.P.S.: Non dimenticatevi di votare per la finalissima della Coppa dei Cialtroni dove Marcianò è il grande favorito contro il mitico Di Luciano di LoSai.eu.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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