A settembre è stata pubblicata una serie di articoli che annunciano erroneamente che un nuovo studio europeo dimostrerebbe che la caccia aumenti il numero di cinghiali.

Asipress:

EMERGENZA CINGHIALI: WWF, CACCIA NON LA CONTIENE

Report-age:

Cinghiali: la caccia ne provoca l’aumento. É confermato da uno Studio Europeo

Youanimal:

Cinghiali, la ricerca: “La caccia ne provoca l’aumento”

Lo studio in questione si intitola “Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe” ed è stato pubblicato sulla rivista Pest Management Science, vol. 71. Aprile 2015, pp. 492-500.

Chi ha scritto questi articoli giornalistici probabilmente non ha letto né l’abstract (il riassunto dell’articolo scientifico) né l’articolo stesso. Per ironia della sorte, molte volte è stato sbagliato addirittura il nome della rivista in Pet Magagement Science, Da pest a pet.

Un svista beffarda perché con “pest” si intende l’animale invasivo, con “pet” si intende invece l’animale da compagnia. Personalmente trovo questo errore un’allegoria di molti dei propositi relativi a chi pubblica questo genere di notizie, usando però le fonti sbagliate.

L’articolo scientifico in questione, infatti, non sostiene assolutamente che la caccia aumenti il numero di cinghiali, ma indica tra le cause dell’aumento il numero gli inverni miti (a causa del riscaldamento globale), le maggiori disponibilità trofiche (per esempio l’incremento delle produzioni agricole) e la riforestazione. Nello studio si evidenzia un costante aumento del numero di cinghiali e, parallelamente, in molte aree europee un declino del numero di cacciatori, in altre un numero costante di cacciatori e in generale una riduzione del numero di nuove reclute.

Esiste certamente una risposta adattiva del cinghiale alla pressione venatoria, ma non esiste nessuno studio che dimostri che la caccia contribuisce positivamente al tasso di crescita costante del numero di cinghiali.

Attualmente, anche se la caccia rimane il sistema che rimuove il maggior numero di cinghiali, non è un metodo sufficiente e devono essere contemplati nuovi approcci per contenerne il numero e ridurre l’inevitabile conflitto animali-uomo, in particolare per quanto riguarda i danni all’agricoltura.

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Giulia Corsini, veterinaria

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