disinformazione

L’altro giorno Sylvie Coyaud ha ripreso un mio piccolo articolo apparso qui su BUTAC, in chiusura del suo di articolo cita un editoriale, apparso proprio in questi giorni su Science:

Nip misinformation in the bud

Che potremmo liberamente tradurre con:

Pizzicare la disinformazione fin dalla sua nascita

L’articolo di Science è importante, perché spiega con attenzione quanto sarebbe importante evitare fin dall’inizio di spargere disinformazione. Perlomeno per quanto riguarda giornalisti e comunicatori in generale, basterebbe fossero tutti un filo più attenti, tutti un pelo più informati.

The internet has vastly expanded the sourcing of news and information, capturing stories that might otherwise go untold and delivering a diversity of perspectives that no single media outlet could hope to offer. At the same time, this new and open model has given anyone with web access a global platform to propagate information that is mistakenly or intentionally false. This is especially problematic when it comes to scientific information, which is critical to rational policy-making in areas like health, environmental protection, and national security, and at its best is often misinterpreted by the lay public.

Internet ha ampliato notevolmente le fonti di notizie e informazioni, raccogliendo storie che potrebbero altrimenti restare non raccontate e fornendo una diversità di prospettive che nessun singolo diffusore di notizie può sperare di offrire. Allo stesso tempo, questo modello nuovo e aperto ha dato a chiunque, con accesso web, una piattaforma globale per propagare informazioni erroneamente o intenzionalmente false. Ciò è particolarmente problematico quando si tratta di informazioni scientifiche, cruciale per la creazione di politiche razionali in settori come la salute, la tutela dell’ambiente e la sicurezza nazionale e, al meglio, viene spesso frainteso dal pubblico laico.

Tutto molto giusto, tutto molto preoccupante. Science approfondisce, spiegando che sarebbe molto più semplice usare gli strumenti oggi disponibili per evitare fin da principio di diffondere disinformazione.

Postpublication fact checking is helping… But memes take root quickly and die hard. So, in the fight against misinformation, fact checking is often too little, too late.

La verifica dei fatti post pubblicazione sta aiutando… Ma i meme diventano virali in fretta e sono duri a morire. Per cui, nella lotta alla disinformazione, la verifica dei fatti è spesso troppo poco e troppo tardi.

E anche in questo purtroppo io concordo al 100%. Ci sono articoli pubblicati su BUTAC completi di fonti che purtroppo, per colpa di comunicatori media che se ne infischiano della verifica dei fatti, vengono riletti da migliaia di persone ogni anno. Un esempio? La truffa del POS contacless, storiella diffusa sia da giornalisti che da uomini delle forze dell’ordine, storiella che anche tra voi che ci seguite ha fatto presa perché avete visto che a parlarne non era IlBlogAnonimoCheNessunoLegge ma magari il TG. Peccato che basterebbe un po’ di spirito critico per comprendere che la truffa per come ci viene raccontata avrebbe pochissimo senso e verrebbe scoperta in pochissimo tempo. Lo stesso potremmo dire ogni volta che vediamo la truffa dei numeri che chiamano e ti svuotano il conto, e anche qui vediamo signori in divisa andare in TV a dire di non rispondere a questo o quest’altro numero, e anche qui per il pubblico finale è davvero difficile rendersi conto di essere di fronte all’ennesimo caso di disinformazione.

Perché vedete, la disinformazione non è solo quella scientifica, come spiegava proprio Science sono tanti gli ambiti in cui il pericolo di manipolazione delle masse è presente. Qui su BUTAC proprio qualche giorno fa vi avevo fatto l’esempio della battaglia contro il glifosato, campagna che è sicuramente sensata se spinge a studiare meglio l’erbicida, ma diventa assurda se basata su posizioni non scientifiche bensì solo d’opinione. Lo stesso potremmo dire di tutte le campagne fatte da associazioni di categoria, che sfruttano la scienza e la disinformazione per difendere prodotti e attaccarne altri, e i giornalisti diffondendo solo la loro versione dei fatti contribuiscono alla disinformazione.

Purtroppo, per ora, non vedo la luce in fondo al tunnel, anzi, vedo tanti che pur stando dalla stessa parte della barricata riescono comunque a litigare. La polarizzazione coglie davvero tutti, polarizzati sono i lettori di BUTAC esattamente come lo sono quelli della Flat Earth Society. E così vediamo discussioni tra razionali dove per colpa di questa o quest’altra campana ognuno è convinto d’aver più ragione dell’altro, e ammetto che leggerle è deprimente. Vedere gente che si professa razionale mettersi a discutere con gli stessi toni del peggior complottaro è triste e purtroppo dimostra quanto gli studi di persone come Walter Quattrociocchi e Fabiana Zollo (studiosi della materia, che da anni cercano di capire se il debunking abbia un senso e quale sia la via più corretta da intraprendere) abbiano ragione d’esistere.

Informare non è una gara a chi ce l’ha più lungo o a chi piscia più lontano, dovrebbe essere solo e unicamente una missione. E invece tra soggetti che rosicano perché non hanno case editrici che li corteggiano, altri risentiti perché non sono stati citati da pinco o da pallo sembra di essere tornati al liceo, dove tra i banchi serpeggia il malcontento e tutti sono gelosi della più bella e del più bello della classe.

Quando smetterete di discutere tra di voi e rendervi ridicoli a chi fino a ieri vi stimava, sarà finalmente giunto il momento di mettersi a lavorare sul serio e capire come diffondere al meglio corretta informazione. Fino a quel giorno BUTAC non starà con nessuno di voi, perché qui noi cerchiamo solo di informare, non stiamo facendo la gara a chi ce l’ha più profumato (il blog).

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!