La maledizione di Pompei

maicolengel butac 28 Giu 2016
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POMPEIGOSSIP

Una follower di Butac ieri sera mi ha segnalato un articolo su Dagospia, non tanto per il contenuto dell’articolo in sé quanto per l’incipit usato.

I tragicomici siti anti-bufale tanto al chilo (bravissimi a criticare il lavoro degli altri, ma del tutto incapaci di trovare, autonomamente, una sola notizia) già si sfregano il mouse. Pronti a denunciare l’«ennesimo falso scoop». Per i maestrini cacciatori di news «inventate» la «maledizione di Pompei» probabilmente è un bluff. E invece è tutto vero.

La notizia di cui parla l’articolo, dopo l’attacco gratuito agli sbufalatori, è questa:

Quei turisti pentiti che restituiscono i reperti rubati: “Portano sfortuna”

O meglio questo è il titolo di una delle tante versioni che si trovano online da svariato tempo, ultima in ordine di tempo quella pubblicata da Dagospia. Sarà vero? Per come la mette l’autore del pezzo noi dovremmo esser portati a dire di no, ma LUI HA LE PROVE! E le prove siamo capaci di trovarle anche noi. Sì, perché basta sfogliare gli archivi online dei giornali, visto che la stessa “news” è stata pubblicata negli anni da tanti, per trovarla riportata sia dai giornalisti che amano il sensazionalismo (come il nostro amico su Dagospia) che altri più pacati e corretti.

Simona Brandolini ad esempio, sul Corriere della sera, edizione del Mezzogiorno titolava (ad ottobre 2015):

A volte tornano. Restituiti a Pompei tanti reperti trafugati

La notizia è esattamente la stessa trattata da Dagospia, con la scusante di un’intervista a Massimo Osanna, soprintendente per i beni archeologici di Pompei. Nell’intervista Osanna raccontava dell’idea che gli era venuta, fare una mostra coi reperti rubati che sono via via stati restituiti alla stessa Soprintendenza.

L’articolo del Corriere racconta tanti casi, dalla signora inglese che dopo aver ricevuto in eredità un pezzo di mosaico, conscia che era stato trafugato da un famigliare durante una visita agli scavi negli anni Settanta, si è sentita in dovere di restituirlo per mettersi la coscienza a posto, a chi, appunto, ha restituito perché convinto portino il malocchio.

L’articolo del Corriere conclude così:

«Le persone scrivono di essere pentite, di essersi rese conto di aver sbagliato oppure che dopo il furto hanno avuto un sacco di guai e per questo restituiscono i pezzi rubati», spiega ancora il soprintendente. In questo modo si ripuliscono coscienza e anima. «Ma, ripeto, non è materiale di pregio, lo sono di più le lettere. Per questo ne voglio fare una mostra su come eravamo e come siamo». E conclude: «Il saccheggio sarebbe portar via pezzi di affreschi oppure danneggiare manufatti. Parliamo di furti premeditati».

La parte dedicata al malocchio è solo un paragrafo di colore.

Mentre invece per il giornalista ripubblicato su Dagospia sono il fulcro della notizia. Perché d’estate bisogna trovare qualcosa con cui riempire le pagine che necessitano di macinare pubblicità. Non notizie trasformate in semi-scoop, specie se lette nei caratteri tipo che usa il sito di gossip e scandali (veri e finti) creato da D’Agostino.

pompeidagospia

Nell’articolo su Dagospia si cita come testimonianza della verità dei fatti un articolo del Messaggero di due anni prima, che è a sua volta più corretto di quello attuale. Anche a dicembre 2014 si parlava di una possibile mostra con questi reperti e le lettere che li accompagnano, mostra che purtroppo mi par di capire non ha mai visto la luce. Quello che salta fuori però dall’articolo del Messaggero è che la mania di restituire la roba trafugata sia aumentata negli ultimi anni, dopo che è stata diffusa la notizia che i reperti trafugati causino la maledizione di Pompei. Non è che tutti questi articoli pubblicati a distanza di sei mesi in sei mesi servano a rinvigorire la leggenda sperando che altri si pentano? Tutto è possibile, anche gli articoli dedicati a imminenti eruzioni servono per tenere in all’erta le popolazioni che abitano in prossimità di vulcani attivi.

Detto ciò: non è una bufala che ci siano alcuni soggetti che restituiscono reperti credendo nel malocchio, è una non-notizia estiva, non possiamo considerarla una news visto che nelle tre versioni incontrate 2014, 2015 e 2016 la notizia è identica a se stessa, è solo un ottimo sistema per sbarcare il lunario.

Non chiamiamolo giornalismo.

Ho pensato che le considerazioni sull’autore di quell’apertura così carina non siano materiale per BUTAC, ma più da BUTACmag, anche perché è l’occasione giusta per dare anche qualche ulteriore spiegazione su come funzioni la verifica dei fatti, che forse non è così chiaro a tutti.

Vi aspetto di là.

maicolengel at butac punto it

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