L’acqua tra Israele e Palestina

maicolengel butac 18 Giu 2016
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GUERRAAVQUA

Questa è una di quelle notizie che purtroppo bisognerebbe essere sul luogo per poter trattare nella maniera corretta. Ma come già fatto altre volte ritengo sia interessante per tutti (per comprendere la difficoltà nel darla in maniera veritiera) vedere le due facce della stessa medaglia, le due versioni date alla stampa alle due popolazioni in conflitto.

L’allarme sul web italiano compare su LIFEGATE, che titola così:

Israele lascia la Palestina senz’acqua durante il Ramadan

L’articolo lascia allibiti, il racconto è davvero tragico:

Israele ordina all’unica società idrica che fornisce acqua ai Territori palestinesi di interrompere la sua attività. Le ragioni rimangono sconosciute e il Ramadan inizia senz’acqua.

“L’acqua è vita”. Lo ha ribadito June Kunugi, rappresentante Unicef per la Palestina, durante l’inaugurazione del primo impianto di desalinizzazione dell’acqua marina a Gaza. Proprio mentre Israele decideva di tagliare le forniture di acqua verso i territori della Cisgiordania, lasciando decine di migliaia di palestinesi senz’acqua durante il mese del Ramadan, sacro per la religione musulmana

…Secondo le Nazioni Unite la quantità minima d’acqua per persona al giorno deve essere di 7,5 litri. Gli israeliani, compresi i coloni, consumano 350 litri per persona al giorno mentre i palestinesi, in media, ne consumano 60. Senza prendere in considerazione la qualità dell’acqua consumata: secondo Johannes Hahn, commissario europeo per l’Allargamento e la Politica di vicinato, presente anche lui all’inaugurazione dell’impianto di desalinizzazione, il95 per cento dell’acqua utilizzata dai palestinesi sarebbe “inadatta per l’uso umano”.

Come fonte usano Al Jazeera e una ONG palestinese, forse non proprio due realtà considerabili super partes, ma capisco che sia sempre difficile avere notizie corrette da quelle aree. Certo, andrebbe evidenziata la possibile parzialità dei servizi, ma chi riporta la notizia è apertamente schierato coi palestinesi, e quindi ovviamente non è interessato a spiegare che si tratta della versione palestinese. Quello che ritengo interessante è andare a vedere la versione che compare su Al Jazeera, che mi sembra un filo differente da quella raccontata da LifeGate:

“Israele vuole impedire ai palestinesi di condurre una vita dignitosa e usa il suo controllo sulle nostre risorse idriche a tal fine; mentre gli insediamenti illegali israeliani godono di servizio idrico senza interruzioni, i palestinesi sono costretti a spendere grandi somme di denaro per comprare l’acqua che è loro, in primo luogo “, ha detto Hamdallah nella dichiarazione.
Mekorot, il principale fornitore di acqua per le città e le città palestinesi, è accusato di manipolare l’approvvigionamento idrico al comune di Jenin, diversi villaggi Nablus e la città di Salfit e i villaggi circostanti, lasciando decine di migliaia di palestinesi senza accesso ad acqua potabile sicura durante il mese sacro islamico del Ramadan.

Fin qui tutto ok, la versione raccontata è decisamente simile a quella riportata da Lifegate, Al Jazeera però dopo aver riportato la versione palestinese ci offre anche quella che dovrebbe esser la versione israeliana dei fatti:

La società idrica nazionale di Israele ha negato il taglio delle forniture di acqua, in gran parte dei territori della Cisgiordania occupata, durante il mese sacro del Ramadan, spiegando  che si è trattato solo di un’ampia riduzione della fornitura di acqua al territorio palestinese.
“Come risultato della carenza di approvvigionamento di acqua in Cisgiordania … abbiamo ridotto la fornitura a tutti i residenti nella zona”, ha detto la società di servizi Mekorot Al Jazeera mercoledì sera.
“Tutte le strutture sono operative ma la capacità di offerta è inferiore al tasso di consumo. L’autorità in merito ha recentemente approvato un piano generale per il settore idrico e di conseguenza verranno costruiti sistemi che siano in grado di soddisfare i consumi necessari della West Bank”, la società aggiunto.
Un coordinatore militare israeliano nella Cisgiordania occupata ha detto ad Al Jazeera che un tubo che fornisce acqua a vari villaggi era scoppiato, provocando carenza di acqua.

“Le squadre dell’amministrazione civile israeliana hanno trascorso ore a ripararlo. È stato aggiustato, il flusso dell’acqua è stato da allora regolato ed è attualmente installato e funzionante”, ha detto il coordinatore ad Al Jazeera.
In conclusione all’articolo anche Al Jazeera riporta parola per parola l’ultimo paragrafo di LifeGate, il che mi convince che l’articolo italiano sia una mera traduzione di quello di Al Jazeera, curioso però che sia stata totalmente censurata la versione israeliana.
Finora abbiamo visto due versioni, quella di un sito italiano chiaramente di parte e quella di una testata di parte ma che cerca comunque di fare giornalismo, ci manca la versione totalmente israeliana, coinciderà con quella riportata su Al Jazeera?
Esiste una pagina Facebook del Coordinamento attività nei territori occupati, un buon punto di partenza dove scoprire qualche informazione di più, subito sulla loro bacheca trovo questo post:

Dove ci viene mostrato quello che dovrebbe essere il tubo che ha causato la carenza d’acqua, ritratto prima della riparazione.

A questo post ne fa seguito un altro, che ci racconta dell’accordo appena concluso coi rappresentanti dell’Unione Europea per la stabilizzazione e crescita economica in Gaza, Giudea e Samaria. La commissione dell’UE ora farà partire la seconda fase della costruzione di un impianto di desalinizzazione che costerà dieci milioni di euro, impianto che porterà più acqua nei territori indicati.

Sicuramente si tratta di una pagina di parte, forse non quanto LifeGate, ma trovo che possa rappresentare bene l’altra faccia della medaglia. La pagina oltretutto sembra effettuare poca moderazione, sotto ai post si trovano commenti di tutte le fazioni, critiche, elogi, discussioni. Nel leggere mi hanno un filo sorpreso i toni civili di quasi tutti i commentatori, discussioni argomentate, non offensive, e quasi sempre a tono.

Poi ho trovato un commentatore italiano…

merde2israele merde1israele

Quattro commenti sotto quattro post diversi, dei quattro due sono offensivi, senza che sia stato provocato da nessuno, così per puro piacere. Bello esser sempre capaci di farsi riconoscere. Tornando alla nostra acqua, io non posso dirvi se davvero quel tubo si sia rotto o meno, non so dirvi quale sia la vera situazione del consumo d’acqua nella West Bank o sulla Striscia di Gaza, così come nel resto del paese, non sono nella zona, e anche se lo fossi dovrei attenermi alle dichiarazioni dei rappresentanti dei due paesi senza nessuna certezza che non stiano entrambi mentendo.

Lo so, non c’è una vera conclusione, ma raccontare i fatti in maniera completa credo che sia anch’esso compito del bravo divulgatore.

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