Oggi me la cavo davvero con poco, più di un lettore mi ha segnalato un articolo apparso sul sito dell’ENPA (Ente nazionale Protezione Animali). Titolo:

Cani e bovini possibili scudi protettivi dal coronavirus. Lo rivela uno studio scientifico

Il breve articolo ci racconta che:

Le persone che vivono a stretto contatto con cani e bovini potrebbero avere sviluppato una maggiore tolleranza all’infezione da coronavirus. Lo rivela uno studio italiano condotto dal Gruppo di Ricerca Covid dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblicato sulla rivista dell’Istituto Pasteur di Parigi ‘Microbes and Infection’ (QUI) secondo il quale la vicinanza agli animali domestici e ai bovini può aumentare le difese immunitarie “naturali” dell’uomo in modo da attenuare i sintomi di una eventuale infezione.

Lo studio è correttamente linkato, e riporta in parte le stesse cose dette da ENPA. Il problema è proprio la parte che sul sito dell’Ente non viene riportata. Ve la metto qui, sia in originale che tradotta:

To summarize, animals have (had) a critical role in this outbreak onset and evolution. Acknowledged their pivotal role as virus reservoir, they might act in the first instance as “beneficial” source of immune-stimulating virus particles; thus, providing a shield against the circulating SARS CoV-2. However, the recurrent exposure within a narrow time-lapse might results in the detrimental triggering of violent immune responses and the evolution towards a more severe, or even fatal, clinical picture.

Che tradotto:

Riassumendo, gli animali hanno (avuto) un ruolo critico nell’insorgenza e nell’evoluzione di questo focolaio. Riconosciuto il loro ruolo chiave come riserva di virus, potrebbero agire in primo luogo come fonte “benefica” di particelle virali immunostimolanti; quindi, fornendo uno scudo contro il SARS circolante CoV-2. Tuttavia, l’esposizione ricorrente in un breve lasso di tempo potrebbe comportare l’innesco dannoso di risposte immunitarie violente e l’evoluzione verso un quadro clinico più grave o addirittura fatale.

Quindi è vero che viene ipotizzata la possibilità benefica del rapporto con un animale domestico, ma viene anche spiegato che la stessa vicinanza potrebbe invece essere pericolosa, al punto di essere fatale. Servono nuovi studi per approfondire, come spiegano a fine studio:

Sono necessarie nuove ricerche per valutare la velocità di trasmissione del coronavirus respiratorio canino all’uomo per soddisfare meglio le ipotesi di cui sopra.

Lo studio è disponibile su ScienceDirect dal 17 marzo, quindi credo riguardi dati raccolti tra gennaio e febbraio. I ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore direi ora abbiano tutto il materiale necessario per fare un secondo lavoro, basandosi sulle province italiane più o meno colpite, con meno difficoltà che raccogliendo dati dalla Cina. In attesa di avere delle novità suggerirei all’ENPA di aggiungere qualcosa al loro articolo, per evitare di generare potenziale disinformazione. Il tutto anche nell’ottica di quanto riportato su Nature qualche giorno fa e del fatto che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, già da metà marzo, abbia rimosso questo posterino dalle pagine in cui venivano sfatati i miti sulla COVID-19:

Il poster rispondeva alla domanda Possono gli animali domestici spargere il nuovo CoronaVirus? La risposta diceva che al momento non esistevano evidenze scientifiche che gli animali domestici potessero farlo. Le evidenze tutt’ora mancano, ma articoli come quello di nature linkato poco sopra suggeriscono prudenza nel fare affermazioni assolutistiche.

maicolengel at butac punto it

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