Lettera aperta a un “risvegliato”

Rispondiamo con la massima trasparenza alle accuse di un lettore (di qualcun altro)

maicolengel butac 26 Set 2025
article-post

Abbiamo ricevuto due mail all’indirizzo per le segnalazioni a BUTAC, due mail dallo stesso soggetto; la prima delle due riteniamo sia interessante condividerla con voi, e riteniamo importante rispondere in maniera trasparente.

La mail

Buongiorno , vorrei dirvi che i vostri sforzi per screditare Byoblu , Giorgio Bianchi , Massimo Mazzucco o altri seri professionisti dell’informazione saranno sempre inutili . Byoblu ha migliaia di cittadini soci azionisti , abbonati , donatori , clienti , tutti in progressivo aumento . Il Media Freedom Act in vigore dallo scorso 8 agosto non è rispettato dall’Italia , che è stata sanzionata di 7 milioni di € e continua ad esserla per ogni giorno di ritardo per 8.500 € . Quindi purtroppo paghiamo anche noi cittadini con le nostre tasse . Reporters sans Frontières riporta che la qualità dell’informazione italiana è scesa al posto n.49 nella classifica mondiale . Non vi sentite parzialmente responsabili ? Sono d’accordo con Juanne Pili , i confronti tra fact checkers e complottisti non dovrebbero esserci poiché i primi sono , nel migliore dei casi , onesti e ingenui creduloni delle bugie dei potenti . Perfino Zuckerberg , di certo non un complottista , accusò i suoi fact checkers di diffondere false informazioni . Ho creduto per quarant’anni alle bufale , ho smesso grazie alla mega truffa pandemica , oggi sono felicemente complottista , che significa osservare la realtà e pensare con la propria testa. Posso sbagliare come tutti , ma non perché seguo pensieri altrui imposti con violenza verbale o psicologica . Anche i grandi filosofi greci erano perseguitati come eretici , i complottisti antichi . Voi mi date la sensazione di pensare come la maggioranza per sentirvi protetti , nell’eventualità futura che i complottisti diventassero la maggioranza vi adeguereste ? Cordiali saluti 

A seguire il mittente ha inserito una tonnellata di link a siti che, secondo lui, dovrebbero servire a risvegliare le nostre coscienze e a cui non abbiamo alcuna intenzione di dare visibilità, ma dalle premesse credo sia evidente di cosa stiamo parlando.

La nostra risposta

Buongiorno, grazie per il tuo messaggio e per aver condiviso con noi le tue preoccupazioni. La prima cosa che vogliamo sottolineare è che concordiamo con te sull’importanza del pluralismo e del diritto all’opinione, da anni ogni volta che ci viene chiesto quale pensiamo possa essere una soluzione al problema della disinformazione una delle prime cose che sottolineiamo è che non servono censure o nuove leggi, e che la libertà d’espressione va salvaguardata il più possibile; è probabile che i siti che normalmente leggi questo non te l’abbiano riferito, ma puoi trovarlo ripetuto decine di volte negli articoli pubblicati sul nostro sito.

Concordiamo assolutamente con l’European Media Freedom Act (EMFA) in vigore dall’8 agosto, ma forse non ti è chiarissimo cosa prevede e perché il nostro Paese non lo sta rispettando. L’EMFA prevede che direttori e consigli di amministrazione delle società editoriali dovranno essere scelti attraverso procedure trasparenti e non discriminatorie, con incarichi di durata sufficientemente lunga. Inoltre non sarà possibile licenziarli prima della scadenza del contratto, a meno che non vengano meno i requisiti professionali. Nel nostro Paese la televisione pubblica ha direttori e CDA che vengono nominati con incarichi politici e vengono licenziati anche prima della scadenza del contratto, e questo non è in linea con quanto stabilito dall’EMFA. Quindi, per capirci, se gli incarichi non derivassero dalla politica un Marcello Foa – molto vicino ad alcuni dei siti che citi nella tua mail – non sarebbe stato assunto nella posizione direttore RAI. Posizione da cui fu poi silurato, sempre per questioni legate alla politica. Ecco, con l’EMFA in vigore tutto questo non dovrebbe più avvenire. E a oggi, questa risulta la principale richiesta a cui il nostro Paese non è allineato.

Per quanto invece riguarda la classifica di Reporters Sans Frontières, ci spiace, ma è evidente che sei malinformato – strano per uno che segue i media che citi, no? Come spiegavamo nel 2024 la classifica di RSF valuta la libertà di stampa in 180 Paesi considerando pluralismo, indipendenza, sicurezza dei giornalisti, contesto legislativo e livello di autocensura. Non è una pagella sulla “veridicità” delle notizie, ma una fotografia del contesto in cui lavorano i giornalisti. Il problema italiano non è che “i media mentono di più”, ma che le redazioni sono più dipendenti dagli editori e dai loro interessi privati rispetto ad altri Paesi – nonché le minacce legali che i giornalisti subiscono se fanno indagini o scrivono di qualcuno che non vuole vedere il suo nome sui giornali (se vuoi approfondire puoi leggere di questo fenomeno intimidatorio, di cui l’Italia è campione d’Europa e allo stesso tempo priva di una normativa adeguata per contrastarlo, qui).

Come spiegava lo stesso World Press Freedom Index:

…in Italia, il nuovo governo di coalizione guidato dalla premier Giorgia Meloni e dal suo partito di estrema destra Fratelli d’Italia ha iniziato ad aumentare la pressione sui media con una serie di attacchi populisti. A differenza di altri paesi, questi attacchi si sono concretizzati sotto forma di minacce legali e cause giudiziarie, spesso da parte di esponenti politici di primo piano. A dicembre, Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e membro del partito di destra Lega, ha minacciato azioni legali contro un quotidiano per la terza volta in un anno, accusando Domani di diffamazione. Sempre a dicembre, il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha inviato una lettera di diffida tramite i suoi avvocati al programma di Radio1 Un giorno da pecora, minacciando un’azione legale e chiedendo un risarcimento danni a causa delle prese in giro ricevute durante il programma a luglio 2023. A ottobre, il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi ha screditato pubblicamente e minacciato azioni legali contro il giornalista de Il Fatto Quotidiano Thomas Mackinson, accusandolo di “minacce, estorsione” e di orchestrare una “campagna con motivazioni secondarie” in seguito a un articolo.

Ecco perché l’Italia è scesa al 49° posto: perché qui fare il giornalista significa dover lavorare con queste pressioni costanti.

Tu poi sembri citare Juanne Pili, che per noi è un collega e amico, ma distorci quanto da lui detto. Juanne (come David Puente o noi di BUTAC) non rifiuta i confronti per paura, ma perché significherebbe regalare autorevolezza a chi non l’ha guadagnata. Tutto molto semplice. A noi interessa che chi  ci legge possa avere gli strumenti per distinguere i fatti dalle chiacchiere, non prevalere su qualcuno durante un confronto diretto che, oltretutto, non può adeguarsi ai tempi che servono per fare le ricerche e sarebbe quindi basato esclusivamente sulle chiacchiere. Una fonte non è un link a chi la pensa come noi, ma lo stato dell’arte di una materia, documentato da studi seri e pubblicati; che va letto, analizzato, compreso, non buttato in faccia all’avversario per il giubilo del pubblico a casa che tifa per il suo beniamino.

Quanto alla tua citazione riguardante il creatore di Facebook ci duole doverti correggere anche su questo: Zuckerberg non ha mai accusato i suoi fact-checker di diffondere false informazioni, nella sua intervista del 2023 da cui tutti i complottisti hanno attinto Zuckerberg aveva ammesso di aver subito pressioni da istituzioni che chiedevano di silenziare voci anche quando non era dimostrato che esse fossero false. Che non significa quanto tu riporti. Non dice di aver censurato informazioni corrette bensì di averle declassate, ovvero aver tolto visibilità in attesa che i fact-checker selezionati dalla piattaforma dessero il loro parere.

Quanto al paragone coi filosofi greci trattati come eretici, perdonaci, capiamo il tentativo, ma non regge. I filosofi non erano “complottisti dell’antichità”, erano studiosi che mettevano sì in discussione il sapere del loro tempo proponendo nuove teorie, ma argomentandole con studi e dati che spiegavano il perché delle loro idee. Venivano perseguitati in quanto scomodi al potere, non confutati nel merito (che è un po’ diverso) perché spargevano dubbi senza alcuna prova.

Per rispondere alla tua provocazione finale, se l’accusa di essere “allineati al potere” poteva avere un senso con alcuni governi del passato – durante i quali il nostro sito è finito in toto sotto sequestro, alla faccia della protezione – sono anni che attacchiamo i governi che si sono succeduti alla guida del nostro Paese, ma è probabile che tu BUTAC non l’abbia mai nemmeno aperto per sbaglio. Forse non l’hai ancora realizzato, ma al governo da qualche anno in Italia ci sono partiti con un’anima decisamente complottista, che si può dire a questo punto sia diventata mainstream. Noi però non ci siamo mai adeguati al loro pensiero perché, per l’appunto, seguiamo i fatti. La verità non è una questione di voti o di convenienza: i fatti non cambiano a seconda di chi ha la maggioranza. Forse potremmo cominciare a paragonarci ai filosofi greci perseguitati.

Concludendo

Quello che facciamo con BUTAC ormai da tanti anni non è cercare di convincere chi si definisce “felicemente complottista”: se volessimo questo, faremmo marketing come i siti che citi, parlando al loro stesso pubblico, con il loro stesso linguaggio, gridando alla censura ogni volta che qualcuno cerca di metterci a tacere e strizzando l’occhio ai pregiudizi più comuni. A noi invece interessa fornire a chi ci legge gli strumenti per distinguere i fatti dalle opinioni, per quanto possibile, consci che tutti, anche noi, abbiamo bias da superare. Le opinioni devono restare libere, sempre. Ma non devono essere spacciate per fatti. I fatti, dall’altra parte, vanno verificati, anche quando mettono in discussione i nostri stessi pregiudizi. E questo continueremo a fare. Vuoi provarci anche tu?

Sappiamo bene che questa lettera aperta non ti farà cambiare idea, ma non era questo l’obiettivo. Ci interessa che chi ancora non è polarizzato possa farsi un’idea chiara, basata su fonti e realtà verificabili. Tuttavia, se volessi verificare con i tuoi occhi come la pensiamo, invece che fartelo riferire da qualcun altro, qui per iniziare trovi tutti i nostri editoriali.

redazione at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.

BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti e il gruppo di discussione, segnalazione e quattro chiacchiere con la nostra community.

No, qui nessun fact checking, ma credo che – visto il momento storico che stiamo vivendo – ci siano notizie che, proprio perché sulla stampa italiana trovano pochissimo spazio, meritino di essere rilanciate come possibile. Parliamo sempre della morte del 37enne Alex Pretti, morte in seguito alla quale l’Homeland Security ha pubblicato questo comunicato: At […]

maicolengel butac | 27 gen 2026

Gomiti e polsi articolati per simulare lo stimming, cuffie antirumore, occhi leggermente inclinati che evitano il contatto visivo diretto. Sono solo alcune delle caratteristiche della bambola più divisiva del web. Ormai lo saprete tutti: pochi giorni fa la nota azienda di giocattoli Mattel ha lanciato sul mercato la sua prima bambola autistica, inserendola all’interno della […]

Beatrice | 21 gen 2026

Abbiamo pubblicato ieri un articolo dove vi raccontiamo come un giornalista irlandese abbia smentito pubblicamente un disinformatore americano. Nell’articolo abbiamo linkato nostri vecchi pezzi del periodo pandemico per mostrarvi come la propaganda funzioni tutta alla stessa identica maniera, e come da anni vengano fatti test per capire come ottimizzarla al meglio. Ma prima ancora che […]

maicolengel butac | 14 gen 2026

Quanti di voi hanno vissuto gli anni Ottanta? Le statistiche dei lettori di BUTAC ci dicono che siete in tanti a essere cresciuti tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Perfetto: oggi prendiamo tre casi – ma potremmo farne una lista interminabile – in cui il nostro cervello ci gioca brutti scherzi, inventando ricordi […]

maicolengel butac | 09 gen 2026