L’olio tunisino e la malinformazione

Il fatto che la Tunisia produca molto olio non è una novità, e non implica che lo stesso verrà venduto in Italia sostituendo l'extravergine d'oliva di casa nostra

maicolengel butac 7 Gen 2026
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Sulle bacheche social di Silvia Sardone qualche giorno fa è apparso questo meme che riprende un titolo del quotidiano La Verità, ossimoro per eccellenza nel panorama giornalistico italiano:

Per chi non riuscisse a leggere l’immagine riporto il testo:

La Ue ha spalancato le porte e adesso la Tunisia produrrà più olio d’oliva dell’Italia. QUESTA EUROPA DANNEGGIA LA NOSTRA AGRICOLTURA

A me verrebbe da dire che l’eurodeputata Sardone e La Verità danneggiano la corretta informazione, ma conoscendole poi si offendono e magari provano pure a denunciarci. Quindi ci limiteremo ai fatti. Partiamo appunto dai fatti: quello che Sardone e La Verità omettono di raccontare, infatti, è che la produzione italiana di olio d’oliva attualmente è frammentata, colpita da Xylella, siccità e annate pessime. La Tunisia – che ha grandi superfici e costi più bassi – in alcune annate ci supera, in altre no, dipende. Ma non è una novità.

Siamo di fronte a un tipico caso di malinformazione: l’articolo su cui si basa il post di Sardone ripete ossessivamente che la Tunisia produrrà più olio dell’Italia, come se questo significasse che troveremo più olio tunisino che italiano sugli scaffali dei nostri supermercati, e che quindi questo porterà al crollo della produzione d’olio nostrano, magari con un danno diretto per il consumatore italiano. Ma è appunto malinformazione. Il fatto che la Tunisia produca olio non significa che lo stesso verrà venduto in Italia sostituendo l’extravergine d’oliva di casa nostra. E sono sicuro che sia Carlo Cambi – autore dell’articolo de La Verità – che Sardone lo sappiano benissimo, ma decidono consciamente di malinformare.

La maggioranza dell’olio tunisino entra in UE sfuso, viene raffinato, miscelato, finisce in blend europei o extra europei e viene riesportato. Non fa concorrenza ai nostri DOP, IGP e alle filiere di qualità, ma Cambi e Sardone questa distinzione si guardano bene dallo spiegarla. Sia chiaro, la stessa pessima informazione la fanno anche Repubblica e Corriere che riportano acriticamente i comunicati stampa di Coldiretti e Unaprol (sullo stesso tono di Sardone e Verità).

Comunicati che, pur riportando una notizia vera – ovvero che il Ministro Mohamed Ali Nafti ha dichiarato che la Tunisia si sta preparando ad avviare negoziati con l’UE per aumentare la quota di esportazione di olio d’oliva tunisino a 100mila tonnellate dalle attuali circa 57mila – danno questi dati senza spiegare che Italia e Spagna nel 2024 hanno visto la produzione di olio crollare (come dicevamo sia a causa della siccità che, in Italia, dei risvolti dovuti alla Xylella), senza più riuscire a coprire il fabbisogno interno e quello dell’industria della trasformazione. La Tunisia non ha avuto questo problema, anzi, e quindi ha potuto raggiungere quella che si definisce una produzione record nel 2025 di circa 400mila tonnellate. Per capirci, l’Italia nel 2022 produceva oltre 330mila tonnellate, contro la Tunisia che si fermava a 235mila, mentre la Spagna in compenso arrivava a ben 665mila.

L’altra cosa che Coldiretti, Sardone, La Verità e compagnia cantante omettono è che nel 2025 l’Italia era già il Paese dell’Unione Europea che acquistava più olio d’oliva dalla Tunisia. Lo stesso è valso anche per il periodo dal 2010 al 2018. Ovvero a noi quell’olio serve, e non per riempire le nostre tavole di olio di bassa qualità, ma per far funzionare aziende che sulla raffinazione e miscelatura di olii d’importazione ci campano. Ma ovviamente questo a chi difende unicamente i coltivatori interessa poco. A dimostrazione che sarebbe corretto non fidarsi a occhi chiusi delle lobby.

I colleghi spagnoli di Maldita.es si erano occupati praticamente della stessa notizia – vista sotto l’occhio del mercato spagnolo – a maggio 2025, con un aggiornamento ad agosto; suggerisco di leggerli. Sia chiaro, sono passati mesi e la situazione è un po’ cambiata, ma i numeri restano quelli, e le considerazioni fatte dagli esperti pure.

Non credo di poter aggiungere altro.

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