Louis uc**so dai “nuovi francesi” e il razzismo

L'ennesimo triste caso di cronaca strumentalizzato per fare politica

maicolengel butac 9 Lug 2026
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Ci segnalate una notizia che in Italia spopola grazie ai partiti vicini alla destra e all’estrema destra, una notizia che arriva dalla Francia. Scrive Isabella Tovaglieri su Instagram:

Louis è l’ennesima vittima dell’immigrazione di massa voluta e incentivata dalla sinistra.
Ci sono milioni di “nuovi europei” di seconda e terza generazione che non vogliono integrarsi e che disprezzano la nostra cultura e i valori dei Paesi che hanno accolto le loro famiglie.
Per Louis la sinistra non si mobiliterà, non si inginocchierà, non scenderà in piazza per chiedere giustizia.
Ed è per questo che non possiamo dimenticarlo. Lui, come Henry Nowak e tutte le vittime dell’integrazione fallita.
Ora è più importante che mai ribadirlo: le vite dei bianchi contano.

In maniera simile pubblicano tanti “veri patrioti” italiani sui vari social, e ovviamente raccolgono like e condivisioni senza fatica con un contenuto nato per parlare alle pance. Abbiamo la faccia di Louis non oscurata, quella di un bel ragazzo candido come il latte, e invece un ragazzo di colore, senza maglietta, che fa il gesto della pistola con le dita – lui sì, oscurato. Tutto è pesato al meglio per raggiungere il risultato. Bravo chi cura l’immagine grafica di questi politici, si vede che sa come colpire nel segno. Gli asterischi a nascondere la scritta UCCISO, sia mai che l’algoritmo limiti la diffusione del post. Scuola La Bestia: la migliore.

I fatti

Chi era la vittima?

L’omicidio è avvenuto realmente: Louis era un ragazzo di 17 anni, forse non il “bravo ragazzo” che vorrebbe la propaganda né tantomeno una vittima di “integrazione fallita” (concetto che presuppone lui stesso fosse figlio di immigrati, cosa che non è mai emersa in nessuna delle fonti consultate). Era un minore fragile: da quanto riportano i quotidiani francesi era affetto da un ADHD marcato, non scolarizzato, in rottura con la famiglia, collocato in una struttura specializzata “in accordo con i genitori e su loro richiesta”; pare l’avessero messo in affido a queste strutture per aiutarlo a entrare nel mondo del lavoro.

Chi sono gli aggressori?

Si tratta di cinque persone tra i 17 e i 19 anni, tutti già presi e in custodia cautelare, tutti con la fedina penale pulita finora. Il video dell’aggressione, che circola pubblicamente sui social ma che non linkerò perché di una brutalità assurda, mostra ragazzi di carnagione scura – dato che nessuna fonte ufficiale ha mai confermato né commentato. In Francia questo non dice nulla sull’origine migratoria: è pieno di francesi con origini africane, retaggio del passato coloniale, con intere aree dove il francese resta lingua ufficiale da generazioni. Quindi, anche ammesso che l’etnia fosse rilevante, cosa che il procuratore ha escluso parlando di movente, non permetterebbe comunque di dedurre nulla sulle origini dei cinque.

Il movente ipotizzato

Gli investigatori per ora battono la pista di una possibile vendetta di qualche genere: nel video si sente uno degli aggressori dire “questo ti insegnerà a lamentarti alla polizia” e Louis nei giorni precedenti il pestaggio effettivamente era stato alla gendarmeria locale per denunciare violenze di gruppo subite, ma senza sporgere denuncia formale. In compenso ne aveva presentata una l’11 maggio scorso per fatti che riguardavano altri giovani ancora.

Il procuratore di Narbonne, dove è avvenuto il brutale pestaggio che ha portato alla morte del ragazzo, ha dichiarato ufficialmente che non c’è stato movente razziale. È stato costretto a spiegarlo proprio in seguito a informazioni errate diffuse da alcuni media e sui social. Esattamente come quelle che sta diffondendo Isabella Tovaglieri dal suo profilo.

Concludendo

Il fact check qui sopra purtroppo non smentisce il fatto che un ragazzo con dei problemi sia stato brutalmente ucciso da altri giovani come lui. E dovrebbe essere questo il punto di partenza politico su cui basare qualsivoglia discussione. Perché se i giovani sono in una situazione di tale disagio da diventare sempre più violenti la colpa non è solo della loro condizione, ma anche del poco che la politica, tutta, fa per aiutarli. Solo imparando a comprendere meglio le problematiche legate alla società che viviamo oggi possiamo sperare di migliorare la situazione. Punire senza possibilità di redenzione invece non fa altro che radicalizzare un fenomeno che non può altro che peggiorare.

I politici che basano le loro compagne elettorali su questo genere di (mal)informazione purtroppo hanno dalla loro parte un sistema fatto apposta per premiare questi contenuti, un sistema che forse andrebbe rivisto di sana pianta visti i danni che può fare.

Il parallelo che fa Tovaglieri col caso Nowak non ha alcun senso logico: a Narbonne il procuratore ha escluso ufficialmente il movente razziale, e nel caso Nowak il movente dell’omicidio non è mai stato definito razziale nemmeno dagli inquirenti o dal giudice. In quel caso il tema vero è stata la gestione (fallimentare) della scena da parte della polizia, manipolata da chi mentiva sostenendo di essere lui la vittima. Ma inquinare le acque con le proprie versioni dei fatti torna utile a chi fa un certo tipo di politica.

maicolengel at butac punto it

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