In queste ore alcune immagini e alcuni post virali diffusi su vari social media fanno una serie di affermazioni molto pesanti che collegano Wayfair, un’azienda di e-shopping, a una presunta operazione di traffico di bambini. Queste affermazioni sono false, alimentate dalle teorie della cospirazione, e sono state già sbufalate sia da Snopes che da Reuters.

Questa nuova teoria parte dalla sezione r/conspiracy di Reddit il 9 luglio, in cui l’utente PrincessPeach1987 fa notare come diversi articoli di arredamento elencati sul sito di Wayfair abbiano dei prezzi molto alti (tra i dieci e i quindicimila dollari) e di come i nomi degli articoli fossero secondo lei la prova di un’operazione di traffico di minori (dopotutto, perché non farsi sgamare subito dando all’articolo il nome della persona scomparsa?): tempo 24 ore e la questione è diventata di tendenza su Twitter negli Stati Uniti con l’hashtag #ChildTrafficking, con molti utenti che rincaravano la dose affermando che Wayfair vendesse persone chiuse dentro gli armadi e che tutto fosse provato dal fatto che gli articoli avessero “tutti nomi femminili”, alcuni dei quali corrispondevano ai nomi di alcune persone scomparse.

Contattata dall’agenzia di stampa Reuters, Wayfair ha negato le accuse mosse alla società e chiarito i motivi alla base dei prezzi: “Naturalmente, non c’è nessuna verità in queste affermazioni. I prodotti in questione sono armadi di livello industriale e il loro prezzo è corretto. Riconoscendo che le foto e le descrizioni date dal fornitore non spiegavano adeguatamente il prezzo elevato, abbiamo temporaneamente rimosso i prodotti dal sito per rinominarli e fornire una descrizione più approfondita e foto che descrivono accuratamente il prodotto per chiarirne i costi”. Wayfair ha anche spiegato telefonicamente a Reuters che i prezzi più alti riflettono le grandi dimensioni di questi articoli nonché i costi di spedizione associati per articoli così grandi, progettati principalmente per realtà commerciali come ristoranti, impianti industriali e simili.

Parlando dei nomi femminili degli articoli, un post su Facebook ha cercato di collegare un armadio chiamato “Samiyah” alla scomparsa di una 17enne chiamata Samiyah Mumin.

La stessa Mumin ha bollato il tutto come cospirazione, apparendo in un video di risposta sempre su Facebook. Un portavoce di Wayfair ha spiegato che la società utilizza un algoritmo per nominare i suoi prodotti e che l’algoritmo utilizza “nomi, posizioni geografiche e parole comuni per scopi di denominazione”. Lo stesso algoritmo è usato da molti altri rivenditori di mobili, come nel caso di questo cassettone della Birch Lane chiamato “Marina” o di questo tavolino da caffè della Mark & Graham chiamato “Adelina”.

Alcuni post sostengono inoltre che una ricerca effettuata sul motore di ricerca russo Yandex sui numeri di stock di Wayfair, preceduta dalle lettere SRC USA, restituisse immagini di bambine in costume da bagno. Questa notizia è vera, ma i risultati sono sempre gli stessi con qualsiasi stringa casuale utilizzata nella ricerca. A quel punto Reuters ha provato a contattare senza successo Yandex, e alcuni giorni dopo l’algoritmo del motore di ricerca russo sembrava filtrare alcuni di questi risultati, che mostravano più foto casuali e non più foto di bambini.

Contattata da Newsweek PrincessPeach1987, l’utente che ha fatto nascere il tutto, ha raccontato che stava cercando degli articoli da garage con il marito e si è imbattuta per caso negli articoli di Wayfair. La vicenda l’ha insospettita e ha deciso che doveva esserci qualcosa di strano. L’utente, che non ha dichiarato al giornale la sua vera identità, ha raccontato anche di essere coinvolta in un’organizzazione locale che aiuta le vittime del traffico degli esseri umani (dettaglio che la porterebbe a essere sospettosa di natura) e che il suo post su Reddit non era una diretta accusa alla Wayfair, bensì una richiesta per capire se qualcun altro avesse più informazioni in merito. Vediamo se la Wayfair sarà dello stesso avviso e se deciderà di agire per vie legali.

Stefano


Una piccola aggiunta di maicolengel:

Giusto per i tanti che si domandano sempre come la gente creda a queste teorie, voglio mostrarvi uno dei tanti profili Twitter che ha abboccato al post di Reddit e sta continuando a ricamarci sopra. Il profilo è lo stesso che abbiamo linkato nel tweet riportato nell’articolo. Darrian, dopo che WayFair è stata intervistata da svariate testate sulla vicenda, ben si è guardata da rimuovere il tweet in cui li accusava di vendere armadi associati a persone scomparse. Anzi, è andata avanti con un elenco di sue personali considerazioni sulla storia, considerazioni che hanno ricevuto ulteriore viralità e condivisioni da parte dei tanti che erano arrivati sulla sua bacheca per il primo post.

  1. Non credo che stiano spedendo ragazze scomparse in questi armadietti. Credo che i pedofili stiano usando il sito web come facciata per investire migliaia di dollari senza attirare l’attenzione. Non è illegale spendere 12mila dollari per un armadio sovraprezzato – a meno che non sia un codice per la ragazza.
  2. Non credo che un comune cittadino che acquistasse uno di questi prodotti farebbe nulla. Penso che i venditori/acquirenti utilizzino diversi punti vendita per comunicare prima di fare questi acquisti – Wayfair è solo l’entità a cui vengono dati i denari e dove puoi effettivamente ricevere uno strano brutto armadietto dopo aver pagato 12K.
  3. La gente sta dicendo che si trattava di un errore di prezzo ma perché l’azienda dovrebbe comodamente eliminare solo gli armadi che prendono il nome di ragazze scomparse subito dopo Twitter è andato all’FBI e non hanno rimosso cuscini da migliaia di dollari che sarebbe ovviamente parte di quello stesso errore??*
  4. Sì, sembra pazzesco e non pretendo che sia 100% vero in quanto non ho abbastanza informazioni, ma penso che sia più da somari credere che sia tutta una coincidenza, anche date le piccole variabili fornite. Un prodotto? Bene. Più prodotti, più persone scomparse? Assolutamente no.
  5. Anche se non si tratta di traffici sessuali, penso che possiamo essere almeno d’accordo che un qualche tipo di riciclaggio di denaro o un’altra attività illecita viene eseguita da #wayfair. Spero assolutamente di essere al 500% in errore.

*Sul punto 3 (dove Darrian dice che “la gente” parla di errore di prezzo) bisogna fare un appunto: questo è un giochino che vediamo spesso. Non è affatto vero che “la gente” parli di errore di prezzo, l’azienda ha spiegato chiaramente che quelli sono i prezzi reali di quegli armadi, che sono di qualità e dimensioni industriali e costruiti per essere particolarmente resistenti. L’azienda ha temporaneamente tolto dal catalogo gli armadi, per provvedere a cambiare i nomi degli articoli e fornire descrizioni più complete che ne spieghino il costo decisamente alto. Ma Darrian con quel punto avvelena il pozzo, dando a intendere che azienda e suoi difensori abbiano usato un argomentazione fallace per difendersi, mentre non è così. La “logica” di un teorico del complotto è riassunta alla perfezione in quei cinque punti pubblicati da Darrian.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un  caffè!