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Io non capisco come si possa pigliare una notizia come questa, che (come sempre) ha come unica fonte il presidente dell’AIDAA, Lorenzo Croce, e diffonderla in rete senza alcuna verifica:

Cane abbaia forte per 2 minuti: multa salatissima ai proprietari

Venticinquemila euro da sborsare e l’obbligo a isolare il proprio amico a quattro zampe. Questa la sentenza di condanna ai proprietari di un cane colpevole di abbaiare troppo forte per due minuti nelle ore serali.

La sentenza, spiega l’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente), è stata emessa dal tribunale civile di Bergamo a condanna di una coppia di Seriate proprietaria di due cani.

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Ho scritto al Tribunale di Bergamo per avere conferma, ma anche senza la loro conferma so che c’è qualcosa che non va nei fatti raccontati (che oltretutto si riferiscono a denunce del 2007/08). Questo il racconto del Corriere edizione di Bergamo:

Quanto può costare un cane che disturba per meno di tre minuti?A una coppia di Seriate il conto presentato dal tribunale civile di Bergamo è di 25 mila euro. Oltre all’obbligo di spostare la cuccia nel punto dell’appartamento più lontano dai vicini che hanno intentato la causa. È l’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) a raccontare la vicenda iniziata nel 2007, quando arriva sul tavolo del giudice di pace che si esprime un anno dopo. I padroni del cane non ci stanno, fanno ricorso al tribunale e, non riuscendo a venirne a capo, dopo alcune udienze il giudice Elena Gelato chiede che venga eseguita una perizia tecnica. Bisogna chiarire quanto l’animale ha effettivamente disturbato e in che fascia della giornata. Il responso dice che il cucciolotto supera il limite di «abbaio» per poco più di due minuti nelle ore diurne e per pochi secondi nelle ore notturne. Precisamente: 149 secondi, tra le 10 e le 21.30, e 2 secondi nella notte.

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Per vie traverse siamo venuti in possesso di copia di quella che dovrebbe/potrebbe essere la sentenza… non ve la posso linkare perché non so se si tratti di documento falso o reale, come eviterò di riportarvi i nomi delle due coppie coinvolte in questa storia, per non parlare del povero cane. Ma la sentenza su cui sono basati gli articoli che stanno girando non parla in nessun punto di sanzioni, perché tutta la storia (se si rivelasse reale) non vede coinvolta nessuna vera sanzione, anzi.

Andiamo con ordine, i vicini denunciano che il cane sta disturbando molto, il Giudice di pace sentenzia che le cucce del cane vadano spostate in altra zona dell’abitazione così da essere più lontane dal lato in cui risultano disturbare (sì, ho usato il plurale, perché sebbene nessuno lo dica negli articoli i cani che disturbavano erano due, uno morto – e la cosa è riportata anche nella sentenza- ma l’altro ancora vivo nel momento in cui è stata emessa). La coppia invece che accettare la sentenza (a costo limitato, solo le spese legali iniziali) sostiene di non capire come possa il giudice proporre quella soluzione invece che fare intervenire gli esperti con strumenti di controllo acustico per verificare l’effettivo disturbo (fare ciò comporta costi, perché è un’analisi che si deve protrarre nel tempo, con interventi a sorpresa, ad ogni ora del giorno e della notte; trovo normale che il Giudice di Pace abbia preferito calmierare le cose suggerendo questo tipo d’intervento).

Per cui la coppia denunciata chiede di ricorrere in appello rifiutandosi di pagare le prime spese legali e rivolgendosi ad un secondo legale; a quel punto viene richiesto l’intervento (a pagamento) di tecnici che verificano (anche con un solo cane rimasto nell’appartamento) che il rumore c’è, ed anzi spiegano che si ripete più volte al giorno, anche nel cuore della notte (3:30 di mattina) superando i limiti imposti dalla legge, figuriamoci cosa sarebbe stato anche con l’altro cane in vita se uno da solo riesce a risultare così rumoroso. Viene inoltre specificato che il picco sonoro è talmente più alto del rumore di fondo normale che anche quando non viene superato il limite imposto la cosa è comunque particolarmente fastidiosa, più che se si fosse in altro tipo di situazione. Nell’arco della giornata si evidenziano quindici momenti di disturbo, non uno o due, ma quindici.

Anche l’esperto conferma le parole del giudice di pace, suggerendo di spostare il luogo in cui il cane sta nella porzione di casa più lontana dai denuncianti, e la cosa viene accolta dal giudice che in secondo grado condanna la coppia appunto a spostare il cane e a pagare le spese processuali che (nella sentenza che abbiamo ricevuto) vengono definite in:

Giudizio di primo grado € 6109,59  (di cui 2375,00 per il compenso professionale)

Giudizio di secondo grado € 7724,60 (di cui 7500,00 per il compenso professionale)

Quindi si tratta di quasi € 10.000 di avvocati (nessuna sanzione),

Circa € 3.959 di spese processuali

A cui andranno aggiunte le spese per l’intervento degli esperti che hanno analizzato le emissioni sonore (non credo possa trattarsi di diecimila euro, ma tutto può essere) ma il problema resta… i signori potevano risparmiarsi tutte queste spese se alla prima lamentela avessero spostato la cuccia del cane, avrebbero potuto spendere solo seimila e rotti euro se si fossero limitati al primo grado… sono voluti andare al secondo? Erano consci di cosa potevano rischiare fin da subito, difenderli è sciocco!

Che invece tutte le testate che abbiamo visto circolare abbiano preso le difese della coppia riportando solo le parole di Lorenzo Croce è triste! Che nessuno si sia minimamente preoccupato di verificare la vicenda con il tribunale, nessuno che abbia contattato il giudice che viene nominato da Croce, dimostra la poca professionalità di chi ha solo copiato ed incollato uno pseudo comunicato stampa!

L’AIDAA conta su questo, di comunicati fuffari o simili ne manda a iosa, e qualche redazione di pigri che glieli pubblica la trova sempre: che male vuoi che facciano? Da amante del vero giornalismo credo che il male sia incommensurabile,  ma c’è anche un lato buono della faccenda, quando mi accorgo che la redazione della tal testata ha pubblicato una perla di Croce so che all’interno della stessa ci sono sicuramente alcuni elementi che non dovrebbero starci (primo fra tutti il caporedattore che permette o richiede questo tipo di notizie) e che la suddetta testata è da prendere con le pinze perlomeno per quanto riguarda le sue versioni online (sul cartaceo spesso questa fuffa – per fortuna – non compare, sarà che i veri capo redattori stanno un poco più attenti, mentre online quando ci si accorge dell’errore si cancella il post e chi s’è visto s’è visto…).

Attendo comunque che si pronunci il Tribunale di Bergamo per confermare la sentenza come vera.

maicolengel at butac punto it

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