Obama, Trump e lo “zar del confine”
Continuano i paragoni tra l'amministrazione di Trump e quella di Obama per cercare di minimizzare i problemi creati da ICE

C’è l’ennesimo meme che circola sui social, meme fatto da chi sa bene che larga parte della popolazione social italiana (e non solo) non andrà mai ad approfondire i fatti, ma si fiderà del post fatto dall’amico sovranista.

Screenshot
Il meme riporta questo testo:
Il capo dell’ICE di Barack Obama ha ricevuto un premio per 920.000 espulsioni.
Il capo dell’ICE di Donald Trump è stato definito nazista.
È la stessa persona: Tom Homan.
Nel 2012, Obama ha deportato 409.000 persone.
Nel 2025, Trump ne ha deportate 290.000.
La differenza è il lavaggio del cervello dei media mainstream.
Nelle stesse ore ha cominciato a circolare un articolo, su Tempi, a firma Rodolfo Casadei, che riporta più o meno lo stesso concetto, dal titolo:
Obama ha deportato il doppio dei migranti di Trump (e nessuno si è lamentato)
Il problema, decisamente evidente se leggete l’articolo di Tempi, è che Casadei ben si guarda dal fare un’analisi di cosa sia cambiato tra l’amministrazione Obama e quella Trump, non racconta del cambiamento di categorie di priorità e del fatto che oggi siano stati aperti nuovi centri di detenzione (quindi con soggetti fermati ma non deportati) che “ospitano” ben un 80% di detenuti che non avevano alcun precedente penale, unico motivo per la detenzione non essere originari degli Stati Uniti. All’interno di quei centri si trovano anche soggetti in possesso di permessi di soggiorno (e in qualche caso pure della cittadinanza) ma detenuti per approfondimenti. Questo sotto l’amministrazione Obama (e Biden) non avveniva, almeno non con la stessa frequenza e con la stessa violenza.
Abbiamo già pubblicato un articolo su BUTAC che spiega i fatti, ma crediamo che l’unico sistema perché le cose entrino nella testa dei tanti che dovrebbero fermarsi ad ascoltare sia il ripetere, con pazienza, le stesse cose. Come a scuola con le poesie.
Riporto dall’articolo precedente:
Durante l’amministrazione Obama, a subire la deportazione erano soprattutto soggetti che presentavano una minaccia documentata alla sicurezza nazionale, avevano condanne gravi o erano entrati illegalmente nel Paese da poco tempo. Il sistema era duro e spesso ingiusto, ma provava a distinguere tra chi rappresentava un pericolo reale e chi no.
Sotto Trump questa distinzione viene cancellata.
Durante il primo mandato vengono eliminate le categorie di priorità. Tutti i residenti irregolari diventano, per definizione, “deportabili”. Aumentano le retate interne (con quelle scene tragiche che ormai ci siamo abituati a vedere con gli agenti mascherati che arrestano padri di famiglia davanti ai figli piccoli), e tornano ad avere peso anche infrazioni minime come quelle stradali.
Nel secondo mandato il salto qualitativo non è tanto nei numeri delle espulsioni, che restano inferiori ai picchi dell’era Obama, quanto nella natura delle azioni portate avanti da ICE. Vengono effettuati arresti di massa e vengono aperti nuovi centri di detenzione, dove si conta un 80% di soggetti fermati senza che avessero precedenti penali.
ICE (Immigration and Customs Enforcement) è un’agenzia federale statunitense nata nel 2003 dopo gli attentati dell’11 settembre, parte del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), con il compito di far rispettare le leggi sull’immigrazione e indagare su reati legati a immigrazione, dogane, traffici illeciti ecc ecc. prima del 2003 quelle competenze erano divise tra INS e Servizio Doganale, la nascita di ICE ha fatto sì che tutto il sistema venisse riorganizzato.
Quindi ICE esisteva sotto l’amministrazione Obama e anche prima, quello però che è cambiato è che sotto Trump l’agenzia ha incrementato in maniera energica le assunzioni, superando i livelli del 2024 e raddoppiando il numero di personale fino a oltre 22.000 agenti (dati del 2025), grazie a campagne di reclutamento molto aggressive e a un ampliamento del budget e degli ordini politici di contrasto all’immigrazione.
L’altra cosa importante che è cambiata è che l’amministrazione Trump sostiene che gli agenti ora godano dell’immunità assoluta, mentre fino alla precedente amministrazione l’immunità era di tipo qualificata.
Chi è Tom Homan?
Tom Homan ha diretto ICE tra il 2013 e il 2016 sotto Obama, ed è stata la mente dietro la scelta di separare i bambini dai loro genitori se beccati ad attraversare illegalmente il confine. L’idea è che nessun genitore vuole essere separato dai propri figli, quindi iniziare ad agire in quel modo avrebbe portato meno genitori con figli a cercare di entrare negli States illegalmente. Nel 2017 è stato nuovamente insignito del compito di direttore (facente funzioni) dell’ICE e curiosamente, come riporta Wikipedia:
Nel maggio 2017, Homan annunciò che l’ICE aveva arrestato 41.319 persone tra il giorno dell’insediamento e la fine di aprile, un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo del 2016.
Nel 2018 Homan si dimise da direttore di ICE e cominciò a fare il commentatore per Fox News. Nel frattempo si è unito alla Heritage Foundation, che annovera tra le proprie fila gli autori di Project 2025, un manifesto di impegno politico che, tra le altre cose, propone arresti di massa, detenzioni e deportazioni di immigrati illegali in tutta la nazione. Durante la National Conservatism Conference del luglio 2024 ha affermato che al ritorno di Trump si sarebbe messo a sua disposizione per dirigere la più grande forza di deportazione che gli Stati Uniti abbiano mai visto. I numeri citati da Tempi riguardavano tutta l’amministrazione Obama; Homan sosteine che lui ora, con Trump, ne farà di ben più grossi; peccato che questo dettaglio non abbia trovato spazio nell’articolo di Casadei.
L’indagine su Homan
Nel 2024 Homan è stato oggetto di un’indagine federale per corruzione. Aveva accettato una busta con 50mila dollari che gli era stata data da un agente FBI sotto copertura; l’agente che gliela consegnava si era spacciato per un appaltatore che cercava di assicurarsi fondi governativi ed era disposto a pagare una tangente a Homan se, col ritorno di Trump, gli avesse assicurato del lavoro. Ma c’è stato poi un minuscolo problema: poco dopo l’inizio delle indagini Trump è effettivamente tornato al potere, e i funzionari del dipartimento di Giustizia – tra cui alcuni nominati da Trump stesso – hanno chiuso il caso sostenendo che le prove fossero insufficienti, e che comunque Homan non aveva un incarico di governo quando ha accettato quella busta. Homan nel frattempo è stato riassunto da Trump e definito lo “zar del confine”.
Lascio a voi ogni considerazione aggiuntiva.
Concludendo
Far circolare memini che riportano numeri senza alcun approfondimento è purtroppo sintomo molto evidente di analfabetismo funzionale e digitale, un problema che andava affrontato anni fa dal Ministero dell’Istruzione ma di fronte al quale, da sempre, chi governa il nostro Paese fa spallucce.
Perché ricordiamolo sempre, un popolo ignorante e senza le capacità di analizzare i fatti è un popolo molto più facile da manipolare.
maicolengel at butac punto it
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