Richiesta di preghiere urgente

Giungono richieste di preghiere urgenti da parte dalle monache di clausura benedettine di Ghiffa

maicolengel butac 25 Nov 2024
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Un lettore ci ha inviato una segnalazione, ma il grosso del lavoro per verificarla l’ha fatto lui (grazie F.):

Salve sta girando su whatsapp in vari gruppi di preghiera cristiani il seguente messaggio. Ho contattato il monastero e la loro risposta, negativa , è ancora più sotto nella mail inoltrata. Grazie per il vostro lavoro.

F.

Dalle monache di clausura benedettine di Ghiffa mi è giunta questa richiesta:

Richiesta di preghiere urgente: per una coppia, si chiamano Daniele e Cristina.
Daniele facendo retromarcia ha investito la figlia di 2 anni, che è morta.
La madre vuole suicidarsi e lui è impazzito.
Grazie per le vostre preghiere. Dio vi benedica
Per favore rivolgetevi ai gruppi dei Consacrati, degli Adoratori e di tutti gli Intercessori.
Che Dio vi ricompensi
Annamaria De Santis

A seguire la risposta delle monache:

Buongiorno. Grazie del messaggio
Purtroppo il comunicato è stato attribuito a noi, ma non c’entriamo.
Le auguriamo buona giornata e assicuriamo preghiera (autentica…).

In questi casi la domanda che ci viene fatta è sempre la stessa: perché viene condivisa una bufala del genere? La diffusione di messaggi falsi come questo alcune volte serve per testare la velocità con cui uno specifico testo può viaggiare sui social network basandosi sul “passaparola digitale”; studi di questo genere vengono portati avanti sia da ricercatori interessati al fenomeno della disinformazione sia da truffatori che cercano nuovi spazi dove andare a caccia di potenziali vittime. Condividendo questo genere di messaggio in pratica stiamo segnalando che siamo propensi a condividere senza verificare, magari sulla base di un’onda emotiva. Questo dato serve a chi campa di truffe e manipolazione dei fatti, che così saprà di poter contare sulla vostra bacheca social per diffondere i propri messaggi. Questo genere di catene, tra l’altro, saturano i gruppi in cui vengono condivise, rischiando di ridurre lo spazio per le richieste di aiuto autentiche.

Nel caso specifico vorremmo sottolineare anche che sfruttare la fede per diffondere bufale è una mancanza di rispetto verso i credenti e verso chi vede nella preghiera un sostegno mentale reale.

Bufale come questa, oltre a generare confusione, sfruttano la bontà d’animo di chi vuole aiutare. Combattere queste catene non significa solo fermare una notizia falsa, ma proteggere il buon nome di istituzioni e persone coinvolte ingiustamente.

redazione at butac punto it

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