Oggi facciamo un gioco. L’articolo che sto per scrivere deriva dalla segnalazione di un comunicato che sta circolando nelle redazioni dei giornali. Comunicato che riporta come titolo:

LUCCA : LA PIU’ ANZIANA “MISS ITALIA” DELLA STORIA DEL CONCORSO (100 ANNI) FA CAUSA A BANKITALIA

Al titolo fa seguito un lungo testo, praticamente perfetto da pubblicare, redatto come se fosse un articolo giornalistico. Il testo completo ve lo metto a fine articolo. Comincia con un:

Spett.le Redazione,
si rappresenta quanto segue Vs valutazioni.

e conclude con:

A disposizione per maggiori chiarimenti al 342*********, porgo Cordiali saluti. Dott. Marcello ********.

Nella versione che ho ricevuto io c’è anche il numero di telefono da chiamare per verifiche e chiarimenti, come anche il nome del mittente. Non m’interessa chiamarlo, la storia è una bufala (come tutte le altre del genere). In questa versione, che si cerca di far circolare almeno da febbraio 2019, ci sono tutti gli elementi che ben conosciamo: l’anziano con un passato da raccontare a cui quei soldi potrebbero servire, il cattivo per cui indignarsi, e un numero di telefono da chiamare. A febbraio era la stessa identica storia ma si era posta meno enfasi su Miss Italia, visto che le poche testate che l’hanno pubblicata avevano usato il più generico titolo:

Centenaria trova un vecchio Bot ma Bankitalia le nega il rimborso di 150mila euro. Cosa fare in questi casi?

Sono quasi sicuro che con l’uso di Miss Italia nel titolo ci sarà sicuramente qualche giornale che la pubblicherà. Il pretesto per usare il concorso di bellezza è che la fantomatica Marcella Ferrari sarebbe arrivata terza all’edizione pre-Miss Italia, “500 lire per un sorriso”. O meglio, il concorso si chiamava “5000 lire per un sorriso“(dal 1939 al 1944 poi si passò a Miss Italia come lo conosciamo oggi), ma nella versione della bufala di febbraio 2019 è stato da tutti ridotto a sole 500 lire. Da Arpinia News:

Era il 1939 quando Gilberto Mazzi cantava “Mille lire al mese” e quell’anno Marcella Ferrari, oggi centenaria, partecipava alla prima edizione di Miss Italia, concorso che all’epoca si chiamava “Cinquecento lire per un sorriso”. Marcella, allora ventenne, arrivò terza, prima la quattordicenne Isabella Verney.

Se troviamo chi l’ha pubblicata potremo anche fare raffronti su quanto del testo venga copiato pari pari e quanto invece è stato riscritto per dargli perlomeno il “tocco del giornalista”.

Nel testo del comunicato ci sono anche 5 sviste ortografiche o refusi che possono aiutare ancora di più a capire chi cannibalizzerà il pezzo senza nemmeno fare una seconda rilettura. Sia chiaro, io spero che nessuno lo pubblichi. Ma sappiamo bene quanta fame di lettori abbiano i media, e quanto attirino i titoloni clickbait.

Non credo serva aggiungere altro, conto sul vostro aiuto per monitorare la rete e le edicole. Dai, giochiamo a chi pesca la prima redazione che lo pubblica. Valgono solo le “testate registrate”. Per cercare su Google potete usare il titolo del comunicato, o elementi del testo del comunicato.

Spett.le Redazione, si rappresenta quanto segue Vs valutazioni.

Aveva spento pochi giorni fa 100 candeline Marcella Ferrari, vedova, pensionata, “terza classificata al “concorso 5000 lire per un sorriso” nel 1939 nella Prima edizione del concorso poi denominato (subito dopo la Seconda Guerra Mondiale), Miss Italia. Allora aveva 20 anni, era una splendida ragazza mora con gli occhi chiari, originaria del Veneto ed era la più anziana tra tutte le concorrenti : infatti la Miss che risultò poi vincitrice, Isabella Verney, aveva appena 14 anni. Nonna Marcella è nata il 12 febbraio del 1919 durante il periodo della ricostruzione seguita alla Prima Guerra Mondiale. Testimone oculare degli orrori e delle persecuzioni della Seconda Guerra Mondiale, riesce a salvarsi anche se durante quegli anni perde alcuni familiari ed amici deportati dai nazisti. Nel 1939, dopo aver vinto le selezioni regionali, partecipa al primo concorso di Miss Italia, all’epoca si chiamava appunto “5000 lire per un sorriso” e non si svolgeva con una sfilata (come nelle edizioni moderne) bensì con l’invio di una foto. Riesce ad aggiudicarsi la terza posizione. Della bellezza non fa però la sua ragione di vita, tanto è vero che abbandona la potenziale carriera da attrice e si dedica agli studi ottenendo una laurea in lettere (svolgerà il lavoro di insegnante per una vita). Qualche mese fa, e precisamente il 17 novembre 2018, mentre era in compagnia della nipote Veronica, in un vecchio album di foto,, unitamente ad alcune carte ufficiali, rinviene un BOT del 1905 del valore di lire 20 lire. Il Titolo, del quale la donna non aveva mai avuto contezza, è stato fatto stimare da un nostro consulente contabile che ha calcolato dalla data di emissione, a quella del ritrovamento, con il favore degli interessi legali, della rivalutazione e della capitalizzazione, una somma totale pari a circa 18 mila euro. La donna ha deciso, con il patrocinio delle Avvocatesse Valentina Biagioli ed Ilaria Napolitano del Foro di Roma, di trascinare la Banca d’Italia ed il M.E.F. davanti al Tribunale civile di Roma (dove sono già pendenti altri giudizi per casi simili). In Italia ci sono circa 10 milioni di Titoli di Credito “Antichi” (tra buoni postali, libretti bancari, Bot, ecc. non riscossi ed ancora riscuotibili) e, purtroppo, c’è molta disinformazione anche da parte degli Enti preposti al pagamento. Ecco un breve vademecum per il risparmiatore : E’ possibile ottenere il rimborso di titoli “antichi” quali libretti di risparmio, buoni e titoli di stato in genere? Sì, è possibile, per il titolare o per i suoi eredi, richiedere il rimborso, maggiorato degli interessi oltre alla rivalutazione monetaria, a condizione che non sia decorso il termine prescrizionale di 10 anni. Tale termine decorre non necessarimente dalla data di emissione del titolo ma da quando il soggetto titolare è in grado di far valere il proprio diritto. In particolare, anche se il titolo è stato emesso oltre 10 anni fa, ma il soggetto interessato lo ha “ritrovato” solo recentemente (ovvero negli ultimi 10 anni) può agire per il rimborso dello stesso e la prescrizione inizierà a decorrere dal momento del ritrovamento. Quanto può valere attualmente un titolo “antico”? E’ questa una domanda alla quale non è possibile dare una risposta univoca senza l’ausilio di un consulente contabile esperto che proceda alla valutazione del singolo titolo in relazione all’anno di emissione, al tasso previsto per quel tipo di titolo, al succedersi delle leggi nel tempo, ai periodi di valutazione e svalutazione monetaria, all’introduzione della moneta unica europea ed ad altrettanti ulteriori coefficienti. In linea di principio, si può avere un’indicazione di massima del valore attuale del proprio titolo considerando il potere di acquisto che aveva la lira all’epoca di emissione del predetto titolo. In altri termini, sempre in linea generale, il titolare o l’erede avrebbe diritto ad ottenere oggi l’equivalente di quella somma di denaro, tradotta in euro, che all’epoca di emissione del titolo gli avrebbe consentito l’acquisto di un determinato bene. Per esempio, se negli anni 40 con 1.000 lire si acquistava fondo agricolo, oggi con la somma rivalutata e ricapitalizzata si avrebbe diritto ad ottenere una somma di denaro in euro che consenta l’acquisto di un terreno dello stesso tipo. Se per uno o più titoli risultano più eredi o contitolari devono tutti partecipare alla richiesta di rimborso? No, è sufficiente la partecipazione anche di un solo coerede o contitolare che riscuoterà l’intera somma salvo poi eventualmente conguagliare gli altri eredi o titolari. Come si dimostra che il titolo è stato ritrovato negli ultimi 10 anni? Nei moduli informativi che invia l’Associazione viene specificato di indicare una persona (anche un familiare) che sia a conoscenza del luogo e del periodo del ritrovamento del titolo. Tale nominativo, unitamente alla circostanza di tempo e di luogo del ritrovamento, dovrà essere indicata per iscritto all’Associazione attraverso apposita dichiarazione da allegare alla documentazione richiesta. E’ vero che i vecchi buoni fruttiferi postali devono essere riscossi entro 30 anni? I vecchi buoni fruttiferi postali avevano scadenza trentennale. Questo vuol dire che allo scadere dei 30 anni il titolare aveva 10 anni di tempo (tempo ordinario di prescrizione) per chiederne il pagamento. Naturalmente, questo discorso, in relazione alla decorrenza dei 10 anni per chiedere il rimborso è diverso se il soggetto erede del titolare o il titolare stesso non era a conoscenza dell’esistenza del titolo. In tal caso, come già detto, la prescrizione inizia a decorrere dal ritrovamento del titolo stesso. Un esempio vale a chiarire la questione: negli anni tra il 1940 ed il 1980 era tradizione da parte dei parenti sottoscrivere in favore di minori (in occasione di nascite, battesimi o altre ricorrenze) buoni postali in favore dei minori stessi i quali, naturalemente, non potevano essere a conoscenza di tali fatti. In molti casi, tali titoli sono stati ritrovati dopo decenni, fortuitamente ma anche se decorso il periodo di scadenza trenetennale può esserne richiesto il rimborso entro 10 anni dalla “scoperta” del titolo stesso. Per quali titoli si può chiedere il rimborso? Innanzitutto si precisa che in linea generale tutti i titoli possono essere riscossi, anche quelli emessi sotto la vigenza del Regno d’Italia. Tra i più “frequenti” dei quali ci occupiamo ricordiamo, oltre i classici libretti di risparmio bancari e postali, i buoni fruttiferi postali, i certificati di debito pubblico del Regno d’Italia, i certificati di debito pubblico dello Stato Italiano, i prestiti redimibili ecc. E’ possibile chiedere il rimborso di libretti di risparmio bancari emessi da banche non più esistenti? Sì, è possibile chiedere il rimborso anche di libretti di risparmio bancari emessi da banche non più esistenti inoltrando la richiesta alla Banca d’Italia in quanto garante delle obbiligazioni degli Istittuti di Credito.

maicolengel at butac punto it

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