Le inutili terapie e la post-verità

Una dottoressa sarda è stata sì condannata all'ergastolo, ma non perché è andata contro a Big Pharma, bensì per aver accorciato la vita (e peggioratone le condizioni) di tre suoi pazienti

maicolengel butac 29 Mag 2023
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Ci avete segnalato un articolo dove l’unica cosa da trattare è il messaggio che viene passato dal titolo, messaggio a nostro avviso di una gravità inaudita.

L’articolo è di qualche mese fa, è apparso su Secondo Piano News e titola:

Medico condannato all’ergastolo perché non seguiva le inutili terapie di Big Pharma

È vero che un medico sardo, la dottoressa Alba Veronica Puddu, è stata condannata all’ergastolo per aver trattato pazienti affetti da tumore con terapie alternative, ultrasuoni e radiofrequenze che, secondo i periti, avrebbero ridotto l’aspettativa di vita dei malati e accelerato la loro morte. La sentenza di primo grado riconosce la dottoressa colpevole di omicidio volontario aggravato, circonvenzione di incapace e truffa.

Passare il messaggio che la dottoressa sia stata condannata perché andava contro gli interessi delle case farmaceutiche è qualcosa di molto grave. Sia chiaro, Secondo Piano News non è sito nuovo a questo genere di comunicazione, anche se fino a oggi non era stato inserito nella nostra Black list.

Per riassumere i fatti, sotto indagine sono finiti tre specifici casi seguiti dalla dottoressa. L’accusa di omicidio volontario era rimasta in piedi solo per la morte di Fiorenzo Fiorini, una delle tre vittime. Gli altri capi di imputazione, invece, erano relativi a tutti e tre i pazienti deceduti: oltre a Fiorini, Davide Spanu e Franco Garau. L’indagine era partita dopo un’inchiesta de Le Iene trasmessa il 19 novembre 2017, in cui venivano segnalati casi di malati oncologici che avevano abbandonato le terapie tradizionali per quelle proposte dalla dottoressa Puddu, come ultrasuoni, radiofrequenze e rivitalizzazione del sangue.

Purtroppo di casi simili ne abbiamo visti svariati nell’ultimo decennio, con qualche condanna, ma anche con soggetti che, pur condannati, sono riusciti a fuggire alle maglie della giustizia portando la propria attività all’estero.

Sicuramente le case farmaceutiche hanno degli interessi economici, come è normale che sia, per cui non vogliamo difenderle a prescindere. Quello però che deve essere chiaro è che le terapie non sono decise dalle case farmaceutiche, ma dai medici, dopo diagnosi e valutazioni. E che i medici, specie quando parliamo di quelli del Servizio Sanitario Nazionale, hanno un solo interesse: la nostra (e la loro) salute; tutelare il SSN da richieste di terapie inutili (e costose) rientra tra i loro compiti. Come abbiamo visto possono esserci mele marce, che invece che seguire quanto hanno studiato all’università – spesso per interesse personale – decidono di fare di testa loro. Per fortuna, ma purtroppo non sempre, qualche volta vengono beccati e condannati.

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