Una settimana lontano da BUTAC ed è successo il finimondo. La tragedia di Genova ha portato, purtroppo, i soliti strascichi di bufale, notizie non confermate, sciacallaggi in cerca di un like o un’interazione in più. Ammetto che ho tirato un sospiro di sollievo a vedere con che tenacia gli amici e colleghi fact checker hanno continuato con la loro preziosa opera. La notizia del crollo l’ho avuta da mia moglie mentre stavo guidando verso Vienna. Mi sono fermato in un autogrill austriaco, ho scritto a Thunderstruck, che è della zona, per assicurarmi che stesse bene. Ci ho messo un bel po’ per rimettermi alla guida. Avevo promesso alla mia famiglia che sarei stato lontano dal pc almeno queste settimana. E così è stato. BUTAC rimane comunque a regime ridotto fino a fine mese, le vacanze sono sacre.

Amici come David Puente, con cui ci siamo visti proprio pochi giorni fa con le famiglie al completo, hanno lavorato indefessamente. Restano solo gli strascichi, quelli del weekend appena trascorso, che pur trattati su altre pagine può essere utile riportare anche per i lettori di BUTAC. Mettetevi comodi, ne avremo per un po’.

Nel rispetto delle povere vittime incolpevoli e inconsapevoli…

Prima di tutto come introduzione al tema mi fa piacere riportare un lungo post, scritto dal Prof. Edoardo Cosenza*:

Ho subito deciso di non partecipare al dibattito mediatico e mi avevano cercato persino BBC e TV tedesca. E soprattutto ho deciso di non avere ruoli nelle varie Commissioni. Sono un Componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il massimo organismo tecnico del MIT – e quindi dello Stato – e ritengo giusto non avere ruoli di parte.

Affido solo alla mia modesta pagina Facebook qualche considerazione, senza filtri.

Ed allora vorrei dire anche io qualcosa sul crollo.

Non c’è dubbio che la crisi di uno strallo porta rapidamente al collasso dell’intero cavalletto e delle campate adiacenti. Il sistema nasce per essere fortemente compresso dagli stralli, una elevatissima compressione quasi centrata che fa lavorare in condizioni ottimali il calcestruzzo. Le piccole eccentricità che nascono per non simmetrie di carico o di altro, non credo che portino in trazione il calcestruzzo, nelle condizioni di progetto. Ovviamente la soletta da ponte invece è inflessa e perciò è stata precompressa.

Con questo comportamento, praticamente pendolare, il collasso di uno o più stralli porta ad una rottura complessiva rapidissima. Nessun elemento è in grado di portare le enormi flessioni ed a catena, in frazioni temporali rapidissime, cede tutto. Con termini più mderni si direbbe che è una delle tante strutture “fragili” esistenti al Mondo, o con terminologia ancora più recente, “Poco Robusta”.
Ma questi ultimi sono requisiti che anche alle strutture moderne vengono chiesti da pochi anni con le nuove Norme Tecniche. E che non si possono chiedere a certi tipi di strutture anche usatissime oggi; su questo punto non mi posso soffermare.

Dunque il cedimento di uno strallo equivale ad un arresto cardiaco.

Ma il ponte è deceduto per arresto cardiaco? Con questa dizione medica che noi riteniamo un poco banale che alla fine non chiarisce? È chiaro che se c’è arresto cardiaco il paziente muore, ma perché c’è stato l’arresto?

Cioè tornando ai termini ingegneristici, perché ha ceduto uno o più stralli? E il cedimento è una causa o un effetto?

E quí viene la parte che merita silenzio. Perché può esserci stata corrosione degli stralli non prevista e non vista; oppure tensioni negli stralli da fatica ciclica troppo elevata; oppure cedimento improvviso del vincolo fra strallo e soletta; oppure vibrazioni da vento e pioggia (addirittura qualcuno ha parlato di fulmine) che hanno portato a sollecitazioni negli stralli assolutamente anomale; oppure ci sono stati cedimenti improvvise delle campate appoggiate sulle selle che hanno portato ad azioni flessionali dinamiche inaccettabili sul sistema strallato; oppure una combinazione delle cose che ho enunciato; oppure tanto altro ancora che adesso non mi viene in mente …

E perciò il silenzio. Solo analisi approfondite e complessive su: progetto eseguito, filmati disponibili, parti strutturali rimaste, materiali nello stato di vecchiaia attuale, condizioni di pioggia e di vento prima del crollo, magari prove su modelli, ecc ecc potranno far arrivare alle necessarie conclusioni. Che dovranno essere affidabili e che non dovranno lasciare dubbi. Nessuno, dico nessuno, ha il diritto di avanzare ipotesi senza questi studi.

Nel rispetto delle povere vittime incolpevoli ed inconsapevoli e dei loro familiari di questa grande tragedia nazionale.

A chi ha avuto la pazienza di arrivare fino in fondo di questo post di lunghezza eccessiva rispetto agli standard di Facebook ed al tempo di attenzione dei lettori, chiedo un ulteriore sforzo: Non mi chiedete altro. IO NON SO COSA SIA SUCCESSO e se me lo chiedete vuol dire che non avete compreso, certamente per mia poca chiarezza, quello che è scritto in questo post.

Grazie

*Componente effettivo del’Assemblea Generale e delle Sezioni I e II del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Membro della Commissione Normative Tecniche del CNR e Coordinatore del Gruppo di Lavoro “Sicurezza dei componenti non strutturali”. Presidente del Gruppo Italiano FIB. Relatore in Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici delle Linee Guida sulla classificazione della vulnerabilità degli edifici ai fini della valutazione del rischio sismico, febbraio 2017.
Autore di circa 500 pubblicazioni scientifiche.

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Il ferro, i foratini…

Siete tanti ad aver segnalato una foto del ponte, che circola con questo meme:

Non devi essere un “genio dell’ingegneria” per capire che in questo pilastro qualcosa non torna. Il ferro, i foratini – fonte sputtaniamotutti.com

Non sono un’ingegnere strutturale, ma i tanti amici tecnici di vari livelli che ho mi hanno segnalato che la pagina Facebook Ingegneria e Dintorni aveva trattato la questione nell’unica maniera possibile. Vi riporto il post:

Premetto subito che non bisogna assolutamente arrivare a conclusioni affrettate, lo studio del progetto permetterà di accertare se, come credo fermamente, Morandi abbia calcolato e voluto gli elementi cavi in modo da alleggerire la struttura.

Le antenne (la parte alta dei piloni) è sottoposta quasi esclusivamente a compressione. Le sezioni cave permettono di “centrifugare” i materiali di una sezione (più il materiale è lontano dal baricentro più aumentano le resistenze a flessione e ad instabilità) senza appesantire troppo, in ingegneria è una pratica ampiamente diffusa quella di alleggerire le sezioni, basti pensare alle travi a doppio T o I solai in laterocemento. Invece che realizzare un cassero a perdere hanno inserito dei forati che svolgono la stessa funzione. Oggi si realizzano con il polistirolo.

Come già detto gli studi del progetto e i sopralluoghi permetteranno di chiarire tutto, è necessario aspettare, la verità arriverà.

P.s. avviso tutti che in questo post non tollererò nessun commento idiota o complottista. Qui si cerca solo di imparare e di capire. Dimostratemi che non mi sbaglio a voler condividere la passione dell’ingegneria con tutti quelli che vogliono capire come funzionano le cose.

Ovvero, non siamo di fronte a un’oscenità ingegneristica degna del linciaggio, come spiegato è molto probabile che sia un sistema per alleggerire la struttura e darle la resistenza alla torsione necessaria. Come spiegano nel post, oggi allo stesso scopo si usa il polistirolo… vi ricorda qualcosa?

Scuola crollata, nei muri c’era il polistirolo

Nel 2016, riguardo al polistirolo nei muri, gli stessi che oggi condividono le foto e le ipotesi di complotto sul ponte creavano il caso polistirolo post-terremoto, sostenendo – in certi casi con articoli tutt’ora presenti sul web – che fosse uno scandalo. Peccato che anche a suo tempo le cose fossero state spiegate dettagliatamente, senza che nessuno comunque facesse retromarcia o smentisse alcunché. Stessi soggetti, stesse accuse e condivisioni. Comprendo i tanti ingegneri che da anni sognano un futuro in cui la gente sta zitta.

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Il selfie al funerale

Tanti si stanno scannando online su una foto (ma c’è anche il video) che arriva dal funerale di Stato. Foto che mostra Matteo Salvini mentre una ragazza si fa un selfie con lui (selfie, per quegli ottuagenari che ancora non lo sapessero, è la pratica di scattarsi una foto con la telecamera anteriore del telefono, sfruttando lo schermo per vedere come è la posa).

 

Da chi sostiene che sia una foto vecchia, a chi dice che è un fotomontaggio, le teorie sono tante, come sempre. Salvini non si è tirato indietro, è vero, ma a funerale terminato, poteva evitare? Non possiamo saperlo, ma non è su questi piani che ci si deve indignare. Da condannare semmai sono i tanti che non hanno alcun ritegno nello sfoderare il telefonino per ritrarre l’attimo, anche in situazioni dove forse un po’ di rispetto sarebbe adatto. Mentre invece sono stati tanti tra il pubblico accorso ai funerali a fotografare il ministro dell’Interno. Tanti che riconoscono in lui quella figura carismatica che hanno voglia di conservare a imperitura memoria. Accusare Salvini per quello scatto con la ragazza è a mio avviso un grande errore, ma io sono solo un blogger. Tra le argomentazioni che sostengono il fake vengono portati confronti con l’abito, in altre foto della stessa occasione, sostenendo che sia nero, mentre nella foto del selfie è blu; ma è solo per via dell’illuminazione.

Probabilmente è un vestito blu notte, talmente scuro da sembrare nero, che per merito di un faro diventa blu.

Direi sia tutto ciò che mi sentivo di dire su questa tragedia che ha colpito Genova e l’Italia intera.

Ci sarebbe da parlare ore sui legami Benetton, su tutto quanto viene riversato in rete da più parti, ma spero vivamente che sia lo stesso governo della trasparenza a raccontarci come stanno procedendo le indagini (non i proclami elettorali, quelli onestamente m’interessano poco) per individuare le responsabilità. Ci vorranno mesi, ma questa deve essere oggi una priorità anche per capire le possibili ulteriori falle del nostro sistema autostradale.  Ne va della sicurezza di tutti.

maicolengel at butac punto it

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