Riequilibrio posturale, braccialetti e bugiardini

Come sempre, il consiglio più adatto è "Chiedi le prove"

maicolengel butac 27 Apr 2023
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Una lettrice ci ha chiesto lumi su un braccialetto che grazie a una specifica tecnologia dovrebbe aiutarci a:

  • ridurre i dolori articolari
  • riequilibrare la postura
  • ottimizzare le prestazioni atletiche

Senza fare nomi di marchi siamo andati a verificare alcune informazioni per cercare di fare un po’ di chiarezza sull’oggetto, che viene venduto a 39 euro. La prima cosa che crediamo sia importante da evidenziare è che quello che viene venduto non è un farmaco, ma che viene usata una terminologia che lo fa pensare. Il foglietto illustrativo difatti viene chiamato bugiardino, come se appunto fossimo di fronte a un prodotto che necessita di un foglietto illustrativo specifico per i medicinali, ma in realtà si tratta unicamente del foglio di carta in cui vengono illustrate le caratteristiche del prodotto. Prodotto che, grazie a una legge che andrebbe modificata da anni, viene venduto come “dispositivo medico”, dicitura che però non significa affatto che sia stata dimostrata la sua efficacia terapeutica, ma solo che non fa male. Di questa tematica ne parlavamo già anni fa, grazie alla nostra Thunderstruck, spiegando che:

…chi decide se un prodotto rientra o meno nella classificazione di dispositivo medico? Il fabbricante; e in caso di dubbio, quindi nel caso di prodotto borderline, le autorità competenti decideranno dove collocarlo, se tra i dispositivi medici o meno…

Ecco, in questo caso l’azienda vende da dieci anni prodotti come quello di cui stiamo parlando, e sono sempre loro ad aver chiesto di venderlo come dispositivo medico, cosa che gli permette di dare un’aura scientifica al prodotto. L’azienda avrebbe fatturato 418mila euro nel 2019 e circa 300mila nel 2020 e 2021, a fronte di una spesa per dipendenti inferiore ai 10mila euro. Noi prima di tutto abbiamo chiesto approfondimenti all’azienda stessa, inviando una richiesta di maggior dettagli sul funzionamento della tecnologia che viene utilizzata. Non avendo ricevuto materiale sufficiente abbiamo cercato più a fondo in rete, trovando che qualche tempo fa se ne erano occupati gli amici di Chiedi Le Prove, pertanto sfruttiamo parte di quanto da loro scritto in merito:

La tecnologia, come dichiarato dalla ditta, è stata brevettata ed è presente nel Registro Europeo dei Brevetti. Anche in questo caso però, un brevetto non è una prova scientificamente robusta: si possono brevettare delle invenzioni anche senza dimostrarne il funzionamento e i fondamenti tramite studi scientifici, i documenti visionabili insieme al brevetto sono infatti altri brevetti, tra cui non possiamo non menzionare quelli di J. Benveniste, basati sulle sue teorie omeopatiche sulla memoria dell’acqua, i cui risultati non sono mai stati riprodotti da gruppi indipendenti e le motivazioni pseudoscientifiche fornite dall’autore hanno portato a uno scandalo internazionale all’interno della comunità scientifica. La segretezza del materiale ottenuto in sette anni di studi, inoltre, è poco trasparente ed è frustrante per una persona che vorrebbe capire la tecnologia che viene usata, invece di fare un atto di fede considerandola “magia”.

Chiedi Le Prove – dopo aver appunto chiesto le prove, senza successo – per capire di più si è rivolta a degli scienziati, la dottoressa Eleonora Galmozzi e il fisico Marco Nava: potete trovare i loro pareri di esperti sul sito di Chiedi le Prove al link sopra, insieme agli aggiornamenti del caso, aggiornamenti che sono la parte più interessante, visto che in tre anni c’è stato uno scambio di botte e risposte da parte dell’azienda che insiste esistano studi scientifici che dimostrano la bontà del loro prodotto, studi che però riportano sempre conclusioni non definitive, come appunto spiegato da Chiedi le Prove. L’ultimo aggiornamento risale al 2020. A oggi non esiste una singola prova dell’efficacia di questo “dispositivo medico di classe I”, l’unica cosa certa è che male agli acquirenti non fa, mentre fa bene agli incassi dell’azienda.

Che in Italia sia possibile vendere prodotti simili senza che sia necessario presentare documentazione che ne dimostri senza ombra di dubbio l’efficacia ci lascia sempre un po’ interdetti.

redazione at butac punto it

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