Ci sono notizie che vengono rilanciate dalla stampa nazionale che onestamente non ritengo andrebbero pubblicate. La settimana scorsa parlavamo dei genitori che avevano disertato il compleanno del bimbo autistico, stavolta della ragazza discriminata perché nera.

Come l’altra volta non posso dirvi molto di più, quest’articolo non è una sbufalata, non può esserlo. Esattamente come gli articoli visti su molte testate nazionali non erano informazione, così riportava ANSA:

Respinta a colloquio lavoro,”sei nera, fai schifo a clienti”

Dopo aver risposto ad un annuncio, per un impiego da cameriera in un ristorante, la giovane si è recata al colloquio e – come lei stesa stessa racconta in un video su Facebook – è rimasta scioccata dalla risposta dell’esercente: “ah, ma sei nera ? Scusa, non è per cattiveria – ha detto l’uomo -, ma io non voglio persone di colore nel ristorante, potrebbe far schifo ai miei clienti, potrebbe far schifo che tocchi i loro piatti”.

La denuncia della ragazza è un video su Facebook, video che non porta alcuna prova dei fatti. I giornalisti che hanno cercato di contattarla si sono sentiti rispondere che la ragazza non si ricorda che ristorante fosse, che non ha il cellulare della persona contattata e che il colloquio è avvenuto non sul luogo di lavoro. Quindi abbiamo una denuncia video (come nel caso della mamma che accusava i genitori dei compagni di classe di disertare il compleanno del figlio in quanto autistico), nessuna prova a sostegno della stessa, ma tanta esposizione mediatica.

Tutti ottimi ingredienti per indignare, esattamente come nel caso della settimana scorsa. Ma nessun elemento che possa farci puntare il dito contro qualcuno. Io non metto in dubbio che ci sia discriminazione nel nostro Paese. La vedo costantemente, sono accusato di dare “soldi ai ne*ri” spesso e volentieri quando allungo un euro al ragazzo che aspetta di fronte al supermercato. Ma il fatto che ci siano sacche di razzisti (o comunque indignati convinti che gli immigrati siano la causa principale dei problemi in Italia) non significa che basti un video di denuncia per accusare la categoria dei ristoratori di fare discriminazione razziale.

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La stessa ragazza l’anno scorso aveva denunciato di essere stata vittima di una violenza sessuale, della quale però non esistono altre prove oltre alle sue denunce online. L’unica traccia della vicenda, un post dove spiega di aver eliminato la denuncia online perché i genitori erano preoccupati per eventuali ritorsioni contro di lei.

Come spiegato fin dall’inizio non posso sapere come siano andati i fatti, quello che so è che titolare come se si fossero assodati e verificati (come ha fatto Ansa) è sbagliato. Come è sbagliato andare a cercare foto della ragazza online e pubblicare tutti gli scatti che la vedono meno vestita del normale. Anche questo è discriminare. La ragazza ha tutto il diritto di vestirsi come le pare, e di pubblicare le foto che ritiene più opportune, giudicarla da quelle è l’altra faccia della medaglia.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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