Senaldi e i conti sugli immigrati
Siamo andati a cercare dati che confermino o smentiscano quanto affermato da Pietro Senaldi a Zona Bianca riguardo agli immigrati che lavorano nel nostro Paese...

Pietro Senaldi, condirettore di Libero, a Zona Bianca (Rete 4), rispondendo a Lorenzo Pacini ha detto che a mandare avanti l’Italia “sono gli italiani e semmai gli immigrati con cittadinanza italiana.”
In seguito a quell’affermazione, sbagliata, alcuni ci hanno chiesto di scrivere un articolo per cercare di fare chiarezza sui numeri relativi agli immigrati privi di cittadinanza italiana che lavorano regolarmente nel nostro Paese, e in che forma e misura contribuiscano a “mandare avanti l’Italia”.
La cosa è meno complessa di quanto chi parla di remigrazione vuol fare sembrare. Perché esistono già rapporti che raccontano quest’Italia: il più completo è quello della Fondazione Leone Moressa.
Si chiama Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, ed è appunto la fonte più citata in Italia sul tema; esce ogni autunno e si basa su dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi.
Di seguito, per quanto mi è possibile, cerco di riassumere quanto ci dicono gli ultimi tre Rapporti pubblicati. Ma prima bisogna fare…
…una premessa
Purtroppo la Fondazione Leone Moressa misura i contribuenti per Paese di nascita, non per cittadinanza. Nei numeri che seguono, quindi, sono compresi anche gli immigrati che nel frattempo sono diventati cittadini italiani, quei “nuovi italiani” che secondo Senaldi andrebbero contati a parte. Ma proviamo successivamente a fare un conto della serva su quanto incidano sul totale.
I numeri
Anche qui è d’obbligo una premessa: per raccogliere i numeri e metterli in ordine mi sono servito di tool di intelligenza artificiale, che ho poi verificato a mia volta.
Contribuenti nati all’estero e Irpef versata — Fondazione Leone Moressa
- Anno d’imposta 2021 (XIII Rapporto): 4,3 milioni di contribuenti, 64 miliardi di euro di redditi dichiarati, 9,6 miliardi di euro di Irpef versata. Saldo costi-benefici per lo Stato: +1,8 miliardi di euro.
- Anno d’imposta 2022 (XIV Rapporto): 4,6 milioni di contribuenti (allora massimo storico). Saldo costi-benefici: +1,2 miliardi di euro.
- Anno d’imposta 2023 (XV Rapporto): 11,6 miliardi di euro di Irpef versata. Saldo costi-benefici: +1,2 miliardi di euro.
- Anno d’imposta 2024 (comunicato Fondazione Leone Moressa, giugno 2026 — dato più recente): 5 milioni di contribuenti, 87,9 miliardi di euro di redditi dichiarati, 12,6 miliardi di euro di Irpef versata. Record storico, +55% di gettito Irpef in dieci anni, anche a valori corretti per l’inflazione.
Occupazione e contributo al PIL (per cittadinanza)
Qui, con i dati a cui ho accesso, riusciamo a farlo solo per il 2023 e 2024:
- 2023: 2,4 milioni di occupati con cittadinanza non italiana (10% dell’occupazione totale). Valore Aggiunto prodotto: 164 miliardi di euro (8,8% del PIL nazionale).
- 2024: 2,5 milioni di occupati stranieri (10,5% dell’occupazione totale). Valore Aggiunto prodotto: 177 miliardi di euro (9% del PIL nazionale).
Poi, basandoci sui dati esistenti, cerchiamo di fare una stima di quanti siano gli immigrati residenti in Italia. Lo facciamo partendo dall’unico dato verificabile che abbiamo trovato: nel Rapporto 2025, sui dati 2024, la Fondazione Leone Moressa ci dice che il numero di stranieri nati all’estero che sono stati presi in esame sono 6,7 milioni, di cui 1,4 milioni sono poi stati naturalizzati, quindi 5,3 sono stranieri regolarmente residenti in Italia. Sui 12,6 miliardi versati di Irpef il calcolo ci dice che sono 10 miliardi versati da persone senza cittadinanza, contro i 2,6 miliardi da stranieri che hanno acquisito la cittadinanza in seguito al loro arrivo.
Ovviamente il dato ricavato così è molto empirico: sto assumendo che naturalizzati e non-naturalizzati abbiano lo stesso reddito medio, cosa che sappiamo non essere corretta. Chi prende la cittadinanza ha in media più anni di residenza, lavori più stabili, e quindi redditi più alti (che è anche un requisito per prendere la cittadinanza).
C’è un secondo limite non trascurabile. Sto usando una proporzione calcolata sui residenti (6,7 milioni di nati all’estero su 5,3 milioni di stranieri) e la sto applicando pari pari ai contribuenti. Ma residenti e contribuenti non sono lo stesso gruppo di persone: chi dichiara redditi è chi lavora, non tutti i residenti. Sto dando per scontato che la quota di naturalizzati sia identica nei due insiemi, e non c’è nessuna garanzia che sia così. Ma coi numeri disponibili purtroppo ci dobbiamo accontentare, sperando di aver comunque aiutato nella comprensione dei dati, per quanto possibile.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Shubham Verma su Unsplash