Attacco alla Chiesa Ortodossa in Ucraina?

Davvero in Ucraina i membri di una specifica Chiesa vengono "eliminati fisicamente"?

maicolengel butac 18 Ago 2026
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Ci è stato segnalato un articolo dell’11 agosto 2026 su Il Giornale d’Italia, articolo dal titolo:

Ucraina, la rappresaglia contro la Chiesa Ortodossa Canonica, violenze sui fedeli e occupazione dei luoghi religiosi

L’articolo, firmato Simone Lanza, comincia con questa frase:

Per estromettere la Chiesa canonica dalla vita religiosa del paese, i sacerdoti più autorevoli devono essere persuasi a collaborare con la nuova Chiesa oppure eliminati fisicamente.

Si tratta di un’accusa molto grave che abbiamo subito voluto verificare: davvero in Ucraina i membri di una specifica Chiesa vengono eliminati fisicamente?

Le quattro vicende

L’articolo racconta di quattro casi che siamo andati a verificare singolarmente, riscontrando che almeno in tre casi le vicende esistono davvero, non sono inventate di sana pianta: c’è un impianto di base verificabile con fonti terze (non sempre super partes, visto lo zampino della TASS).

I quattro casi citati non sono recentissimi, ed è curioso che un giornale scelga di dedicare un articolo alle vicende solo ora; ma vediamoli nel dettaglio.

Arseniy, abate del monastero di Svyatohirsk Lavra, è stato arrestato il 24 aprile 2024 con un’accusa legata a un sermone sui checkpoint militari nella zona di Kramatorsk.

Pavel Lebed, vicario della Pechersk Lavra di Kiev, è agli arresti (prima domiciliari, poi con limitazioni) dal 1° aprile 2023, accusato di incitamento all’odio interreligioso e di aver giustificato l’aggressione russa.

Luka Kovalenko, metropolita di Zaporizhzhia, è sotto sanzioni patrimoniali dal dicembre 2022 e ha ricevuto un’accusa formale di incitamento all’odio religioso nel maggio 2024, risolta con un arresto domiciliare notturno.

L’unica narrazione delle quattro che non siamo riusciti a verificare tramite fonti che non siano quelle direttamente riconducibili alla propaganda russa è l’occupazione (notturna) del monastero di Cherkasy.

Fin qui, quindi, i nomi, le date e i capi d’imputazione, eccetto un caso, tornano. Il problema è un altro.

Qualcuno viene “eliminato fisicamente”?

Abbiamo cercato in tutte le fonti disponibili, comprese quelle apertamente di parte, che avrebbero tutto l’interesse a documentarlo se fosse successo: organi di stampa della UOC, canali vicini al Patriarcato di Mosca, e la Union of Orthodox Journalists che segue questi casi nel dettaglio da anni. Nessuna di queste fonti, nemmeno le più ostili al governo ucraino, riporta casi di sacerdoti uccisi dallo Stato ucraino per essersi rifiutati di passare alla nuova Chiesa. Le fonti raccontano di arresti, sequestri domiciliari, sequestri di beni e di processi lunghi, ma nessun prete eliminato fisicamente. Eppure quella è la parte più forte dell’occhiello di Lanza: perché usarla senza documentazione a supporto? La domanda resta aperta, è Lanza che dovrebbe rispondere.

Non semplice disinformazione

Pur non essendo di fronte a una vera e propria bufala nel senso stretto del termine, visto che le vicende sono in parte verificabili, siamo però di fronte a un caso di disinformazione per omissione ed enfasi: si prendono fatti veri (arresti, processi, sequestri), li si racconta da un solo punto di vista, e li si condisce con un’affermazione: quell’“eliminati fisicamente” che non trova un solo riscontro.

Cosa manca, inoltre, all’articolo di Lanza? Beh, mancano completamente i motivi alla base di quei tre casi documentati (e non sono i soli, pure su BUTAC in passato ci siamo occupati di vicende simili).

Il motivo degli attacchi

La Chiesa Ortodossa Ucraina (quella “canonica” di cui parla l’articolo) è rimasta per anni formalmente legata al Patriarcato di Mosca, guidato da Kirill, patriarcato che ha benedetto pubblicamente l’invasione russa esortando i fedeli – chiaramente filo-russi – ad arruolarsi (ce ne eravamo occupati anche noi, era il 2022). Non è un dettaglio da poco in un Paese sotto attacco. Lanza questo contesto lo ignora del tutto.

Il precedente

Come dicevamo non è la prima volta che episodi di questo tipo – veri nella sostanza, ma raccontati in maniera faziosa – vengono rilanciati in Italia (e non solo) senza contraddittorio: nel 2023 ci eravamo occupati di un caso simile, quello di un prete che, secondo la propaganda russa, era stato cacciato da una chiesa in un villaggio della regione di Chernivtsi. Peccato che un’analisi più approfondita aveva mostrato che era stata la comunità locale a votare per il cambio di giurisdizione e a chiedere l’intervento della polizia contro il sacerdote che si rifiutava di lasciare il posto.

maicolengel at butac punto it

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