Sentenze e probabilità

In tanti aspettavate un articolo su BUTAC per parlare della sentenza della Corte di Appello del Tribunale di Torino che ha certificato un nesso causale tra uso del cellulare e neurinoma.

Non avevo scritto nulla in merito perché ritenevo che gli articoli sulle sentenze di tribunale che stabilivano un nesso tra vaccini e autismo, o tra glifosato e cancro, dovessero essere sufficienti. Ho scelto di scrivere questo breve articolo per ripetere qualcosa che vi ho già detto più e più volte: la scienza non la fanno i tribunali. I tribunali al massimo possono parlare di probabilità, ed emettere sentenze sulla base di quelle.

Ma è evidente che lo spirito critico si è perso per strada, da anni. La settimana scorsa mi è capitato di stare al telefono con un volto noto della tv italiana, volto del quale purtroppo non posso fare il nome perché la telefonata aveva già toni minatori, e non vorrei ricevere l’ennesima querela per diffamazione. La telefonata era su un argomento che non c’entra nulla con la telefonia cellulare, parlavamo di agricoltura biodinamica. Ma nel corso della telefonata, per dimostrarmi come la scienza spesso sbagli, il volto noto ha citato la sentenza del tribunale di Torino, come dimostrazione di quanto affermava.

E a me sono cadute le braccia (e forse anche un po’ le palle). Come puoi andare in TV da trent’anni a “combattere le ingiustizie” e non aver ancora capito un concetto semplice semplice: la scienza non è fatta dalle sentenze di tribunale! Il dubbio onestamente è che “il volto noto” sia un paraculo che sa perfettamente come stanno le cose, ma non è minimamente interessato a spiegarlo ai propri telespettatori (milioni ogni sera).

Lo so, divento antipatico, ma è così semplice da capire. Per provare a raccontare le cose in maniera diversa permettetemi di rubare qualche riga a un lungo e interessante post scritto dai membri del Patto Trasversale per la Scienza (almeno loro qualcosa di buono stanno provando a farlo):

Quello che qui ci interessa sottolineare è l’impatto che certe sentenze di Tribunale, basate sul principio del “più probabile che non”, hanno sulla società, determinandone paure e comportamenti. Lasciamo perdere che se in questo caso si fosse applicato quel principio alla lettera, l’evidenza ci dice che è “più probabile che non” accada nulla a chi usi un cellulare anche per molte ore al giorno: l’epidemiologia di neurinomi o gliomi è sostanzialmente stabile, da decenni a questa parte. Eppure i cellulari li usano miliardi di persone al mondo, da decenni: anche tumori a lenta crescita si sarebbero intravisti.
Il fatto è che a nessuno che non abbia studiato legge viene in mente che quella sentenza riguarda un caso specifico e solo quello, che la prova che si forma in dibattimento può non avere niente a che fare con la scienza, che il magistrato da “peritus peritorum” ha l’ultima parola e può non tenere conto di una perizia che lui stesso ha chiesto a chi più ha ritenuto opportuno coinvolgere, e quasi sempre non sono addetti al settore o professionisti di chiara fama.

Io anni fa parlando di una sentenza che correlava la morte in culla all’uso di un farmaco spiegavo:

Il Tribunale ricordiamolo, non è fatto da medici o specialisti, ma da un normale Giudice, che oggi delibera su un furto d’auto e domani su un omicidio, quindi si avvale di una consulenza esterna, consulenza in questo caso da parte di un pediatra (spesso sempre lo stesso, strano eh)…consulenza che non può far altro che rilevare che TUTTI i farmaci hanno controindicazioni e che quindi anche la SIDS (come in questo caso particolare) può esser stata causata dal vaccino.

La sentenza di Torino sull’uso del cellulare non dimostra scientificamente nulla, non ha portato prove incontrovertibili che il neurinoma sia causato dal telefono cellulare. Ma verrà sfruttata dai tanti che da anni campano spaventandovi su pericoli che conoscono solo loro perché i poteri forti non cielo dikono, dagli isitituti di ricerca che pubblicano studi pieni di fallacie, dagli imbonitori da social che vendono integratori che curano o minerali che proteggono. Che questo non lo capisca il magistrato che firma la sentenza ci sta, che non lo capiscano i mille giornalisti che la rilanciano acriticamente a mio avviso è grave, gravissimo.

Viviamo in un’epoca dove l’informazione ha assunto un’importanza cruciale, non fare buona informazione ma limitarsi alla ricerca di facili like e condivisioni significa essere complici del propagarsi del problema.

Andrà sempre peggio se non ci sbrighiamo a porci rimedio.

A farne le spese prima o poi saranno anche quelli che oggi per prima cavalcano la potenza della disinformazione, ma ancora non se ne rendono conto.

maicolengel at butac punto it
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